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Palermo, 35 anni fa strage Chinnici
La figlia: «Indagare su punti oscuri»

Oggi cerimonie nel capoluogo isolano e non solo. Mattarella: «Il suo esempio esorta a rinnovare quotidianamente l’impegno nel contrasto ad ogni forma di mafia»

Palermo, 35 anni fa strage ChinniciLa figlia: «Indagare su punti oscuri

PALERMO - Ricorre oggi il 35° anniversario della strage Chinnici. Il giudice, i carabinieri della scorta e il portiere dello stabile in cui abitava il magistrato, Stefano Li Sacchi, rimasti uccisi nella strage di via Pipitone Federico, avvenuta il 29 luglio del 1983 a Palermo, vengono ricordati con una serie di iniziative. Nel capoluogo siciliano stamani è stata deposta una corona d’alloro e alle 10 è stata celebrata una messa nella chiesa di San Giacomo dei Militari, all'interno della Caserma "Dalla Chiesa", sede del Comando Legione Carabinieri Sicilia. Alle 17.30, a Misilmeri, in piazza Rocco Chinnici, sarà deposta una corona d’alloro, mentre a Partanna, nel Trapanese, alle 19, un’altra corona d’alloro sarà deposta in piazza Umberto I sul cippo commemorativo dedicato al giudice; alle 21, infine, presso la Corte del Castello Grifeo, verrà proiettato il film "Rocco Chinnici - E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte".

A margine della cerimonia che stamattina ha ricordato l’eccidio di via Pipitone Federico, l’eurodeputato Pd Caterina Chinnici - figlia del magistrato Rocco ucciso 35 anni fa - ha sottolineato che «ci sono tanti processi che si sono sviluppati nell'arco di 30 anni arrivando ad una sentenza di condanna definitiva dei responsabili anche se rimane ancora qualche aspetto non del tutto chiarito. Adesso c'è stata la desecretazione e la pubblicazione degli atti del Csm, vedremo se ci saranno elementi che ci consentiranno di chiarire anche i punti oscuri. Quello che è rimasto di maggiore incertezza, le telefonate del confidente della polizia che fecero parte di una parte di processi, ma poi non ci furono ulteriori approfondimenti». Il confidente libanese Bou Chebel Ghassan preannunciò la strage di via Pipitone Federico e non fu preso sul serio: disse che la mafia per eliminare un poliziotto o un magistrato avrebbe utilizzato il metodo libanese dell’auto bomba.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in una nota, rivolge un «pensiero commosso e partecipe» ai familiari delle vittime della strage, e poi sottolinea come «le elevate qualità professionali, l’abnegazione e l’alto senso dello Stato consentirono a Rocco Chinnici di dirigere l'ufficio istruzione del Tribunale di Palermo con fermezza, equilibrio e rigorosa coerenza. A lui - prosegue il capo dello Stato - si deve l’avere intuito in tutta la loro pericolosità le connessioni della mafia con l’alta finanza, la politica e l’imprenditoria, e l’aver promosso inedite strategie investigative, fondate sulla collaborazione fra i magistrati che svolgevano le indagini sul fenomeno. Il ricordo dell’appassionato impegno, umano e professionale, di Rocco Chinnici nel difendere le istituzioni e i cittadini dalla violenza e dalle vessazioni della criminalità organizzata resta indelebile nella memoria di tutti e rappresenta un prezioso e costante stimolo per la crescita della coscienza civile e della fiducia nello stato di diritto. Il suo esempio - conclude Mattarella - esorta a rinnovare quotidianamente l’impegno nel contrasto ad ogni forma di mafia, con il medesimo rigore e la stessa determinazione che hanno contraddistinto il suo agire. E’ con tale spirito che sono vicino a tutti i familiari delle vittime dell’attentato, rinnovando i sentimenti di gratitudine dell’intero Paese»

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