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"Cupola 2.0", altro arresto e 47 fermi convalidati: boss Mineo resta in carcere

I carabinieri hanno individuato Giusto Francesco Mangiapane Ciminna, che era sfuggito al blitz che ha svelato il tentativo di riorganizzazione di Cosa Nostra nel Palermitano

"Cupola 2.0", altro arresto e 47 fermi convalidati: boss Mineo resta in carcere

PALERMO - Sono stati convalidati dai Gip di Palermo e Termini Imerese 47 dei 48 fermi eseguiti nell’ambito dell’inchiesta "Cupola 2.0" della Dda, che ha svelato il tentativo di ricostituzione della commissione provinciale di Cosa nostra (la scorsa notte militari dell’Arma hanno catturato Giusto Francesco Mangiapane Ciminna, 42 anni, ritenuto appartenente alla "famiglia" mafiosa di Misilmeri). Tra i provvedimenti convalidati anche quello del boss Settimo Mineo, capomafia del clan di Pagliarelli, ritenuto il nuovo capo della Cupola palermitana. L’unica scarcerata, per mancanza di gravi indizi di colpevolezza, è Rosalba Crinò, sola donna fermata nell’operazione. Difesa dall’avvocato Giuseppe Minà, era ritenuta la «cassiera» della «famiglia» mafiosa di Misilmeri. Dopo l’interrogatorio il giudice ne ha disposto la liberazione non convalidando il fermo. «Nel corso di un drammatico interrogatorio - dice l’avvocato Minà - la donna ha chiarito la sua posizione. Ha detto di non conoscere gli amici del padre e che i soldi portati nel negozio di alimentari erano debiti contratti dai clienti. Ha negato anche di conoscere alcuni uomini come Sucato che ha visto solo una volta quando ha portato in negozio un’assicurazione fatta dal padre» Crinò è comparsa davanti al gip di Termini Imerese, come gli altri fermati appartenenti al clan di Belmonte e Misilmeri.


Durante il blitz, eseguito dai carabinieri, sono stati fermati boss, gregari ed estorsori dei mandamenti di Pagliarelli, Porta Nuova, Villabate, Bagheria e Belmonte Mezzagno-Misilmeri. Accertate 28 estorsioni, traffici di droga e l'interesse dei clan per le scommesse online. 

E nell'ambito della stessa inchiesta il prefetto di Palermo Antonella De Miro, ha adottato provvedimenti interdittivi ai sensi del codice unico antimafia a carico di tre ditte alla luce dei provvedimenti di fermo della Dda della Procura di Palermo. Uno dei provvedimenti riguarda la "Mineo Gioielli" di corso Tukory intestata al nipote di Mineo che, secondo l’accusa, sarebbe stata la base operativa del presunto capomafia e luogo di frequenti incontri tra gli indagati per mafia. Il provvedimento è stato notificato al Comune di Palermo e alla Camera di Commercio. Il secondo è stato emesso per la "Sicilia Conglomerati srl" già destinataria di provvedimento interdittivo, nel 2017, poi annullato dal Tar. Secondo la Dda un imprenditore di Villabate sarebbe stato costretto a comprare da loro il cemento da indagati per mafia e dal presunto capo della nuova cupola di Cosa nostra,. Il provvedimento è comunicato ad Anas Spa, al Comune di Palermo ed alla Camera di Commercio.
L’ultimo riguarda la "Costruzioni Stradali Infrastrutture" srl di cui è socio unico ed amministratore il titolare della 'Sicilia Conglomeratì. Il provvedimento è comunicato all’Anas, all’Avcp, all’Agenzia delle Entrate di Cagliari, all’università di Catania ed alla Camera di Commercio. 

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