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Palermo

Palermo, marcia di Libera per ricordare vittime della mafia

Di Redazione

PALERMO - «Oggi voglio ricordare Augusta Schiera e Rita Borsellino, due personalità che ci hanno lasciato e non sono nell’elenco delle vittime di mafia ma che sono l'anima di questa manifestazione». Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, saluta così idealmente la platea di oltre 10mila (secondo la polizia) tra di studenti, familiari di vittime di mafia e attivisti che si sono ritrovati al teatro Massimo di Palermo per leggere, in contemporanea con la manifestazione nazionale di Libera a Padova, i circa 1000 nomi di chi è stato ucciso dalle mafie. Della giunta con lui in corteo ci sono anche gli assessori comunali Giuseppe Mattina e Giusto Catania.

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«Ricordare le vittime di mafia è un segno di grande civiltà - ha detto il prefetto di Palermo, Antonella De Miro - vuol dire rinnovare l’impegno per chi non ha avuto verità e giustizia. Questa manifestazione voglio dedicarla ad Augusta Schiera e questa giornata è il perfetto rinnovamento di una promessa, quella che da prefetto ho fatto giurando sulla Costituzione per combattere le mafie e l’illegalità che limitano lo sviluppo del Paese».

 Tra i partecipanti anche Vincenzo Agostino, padre di Antonino, l'agente di polizia ucciso nell'89 insieme alla moglie Ida Castelluccio. "Augusta è morta senza avere verità e giustizia, ma non si può vivere sperando che la giustizia arrivi nell'aldilà. Oggi sono qui anche per lei". Agostino ha indossato una maglietta con il ritratto della moglie e del figlio. Per quell'uccisione, avvolta da misteri e depistaggi, porta una barba bianca che non ha più tagliato. La sua è la prima Giornata della memoria senza la moglie.

«Loro li hanno uccisi ma noi non li facciamo morire, siamo qui per risvegliare le coscienze e ricordare che non ci sono vittime di serie A e Serie B», ha detto Placido Rizzotto, nipote omonimo del sindacalista ucciso il 10 marzo 1948. «Per noi essere qui è una vittoria, c'è un esercito colorato di ragazzi e studenti, con migranti di seconda generazione che sono qui per dire di voler essere le istituzioni di domani, quelle senza mafia», dice Gregorio Porcaro, presidente di Libera Sicilia. 

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