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Palermo

Mazzette eolico, chi è Arata il faccendiere consulente della Lega che vantava contatti alla Regione

Di Redazione

PALERMO - Dei suoi legami col re dell’eolico Vito Nicastri, ai domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa, parlava senza troppe cautele. «Sono il socio di Vito...», si presentava così Paolo Arata, ex docente universitario, ex deputato di Forza Italia ed identificato come l'estensore del programma della Lega sull'Energia, ruolo però smentito dal leader del Carroccio Salvini ("ha partecipato solo ad un convegno"). Indagato da aprile dai pm di Palermo per corruzione e intestazione fittizia di beni, proprio per i suoi rapporti societari con Vito Nicastri, imprenditore trapanese ritenuto tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro, Arata è finito in carcere oggi insieme al figlio Francesco. A entrambi è stato contestato anche l'autoriciclaggio. Stesse accuse per Nicastri e il figlio Manlio: anche per loro il gip ha disposto il carcere. 

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«Domani mi fissano l’appuntamento con Cordaro (assessore regionale al Territorio ndr) e mercoledì mattina vado invece da Turano quello dell’industria... che è quello che Micciché gli ha dato le disposizioni per... Turano si, che ci diamo del tu... è importante?». Arata parlava a ruota libera Paolo Arata. 

Lui e Nicastri, in affari nel settore delle energie rinnovabili in almeno otto società, tutte sequestrate, cercavano contatti alla Regione per i loro progetti. Nella conversazione intercettata dalla Dia Arata si riferisce a Mimmo Turano, assessore regionale alle Attività Produttive. «Tu, là, devi forzare sul fatto che... Nicastri non c'è!», gli dice l’interlocutore consapevole che quella del padre fosse una presenza ingombrante se si cercavano interlocutori nella pubblica amministrazione. «Si però Micciché era preoccupato», aggiunge Arata. «Siccome Gianfranco, però, non è uno stinco di santo... nel senso che... no, ma Gianfranco non sa fare niente... è un incompetente», replica il figlio di Nicastri. «Si però io sono sponsorizzato, stai attento, però, io sono stato portato, per quello che vi voglio parlare là. Io sono stato portato da Gianfranco, da Dell’Utri (il riferimento è al fratello del senatore Dell’Utri in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa ndr)». «Turano quando ha chiamato Gianfranco, Gianfranco è stato molto determinato», conclude Arata.


Quello dei rapporti con la politica per il faccendiere era un vero pallino. In un’altra conversazione, stavolta col figlio Francesco, anche lui arrestato, e con l’ingegnere Maurizio Moscoloni, incaricato di seguire il progetto, si tornava a parlare di referenti regionali. Il professionista «mostrando di essere un navigato conoscitore delle dinamiche interne alla politica e alla macchina burocratica regionale siciliana, - scrive il gip - ribatteva che il personaggio politico fondamentale da compulsare era proprio l’Assessore al Territorio e Ambiente, il cui autorevole intervento avrebbe potuto incidere sui tempi di decisione della Commissione tecnica Regionale chiamata ad esprimersi per la verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale dei progetti della Solgesta srl». 

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