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La vedova dell'agente Schifani al fratello arrestato: «Pentiti e inginocchiati»

Palermo

La vedova dell'agente Schifani al fratello arrestato: «Pentiti e inginocchiati»

Di Redazione

"Sono devastata per tutto questo. E’ come se fosse morto ieri purtroppo". Rosaria Costa, la vedova dell’agente di scorta Vito Schifani morto nella strage di Capaci, commenta così, in un’intervista a Repubblica, l’arresto di ieri del fratello Giuseppe Costa indicato dai boss della cosca dell’Arenella come un "uomo fidato". La vedova dell’agente di scorta del giudice Giovanni Falcone non nomina neanche il fratello, adesso rinchiuso nel carcere palermitano di Pagliarelli.

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"La mafia non mi fermerà" dice Rosaria che da anni vive lontana da Palermo ma che nonostante questo ha continuato a portare avanti il suo impegno per la legalità. Le sue parole pronunciate il giorno del funerale del marito - "Io vi perdono, ma voi dovete inginocchiarvi" - adesso le rivolge al fratello arrestato per associazione mafiosa. "Devi pentirti e inginocchiarti - ripete -. Devi aiutare i magistrati nelle loro indagini per sconfiggere Cosa Nostra". E aggiunge: "Mi hanno voluto colpire al cuore per quelle parole che ho detto. La mafia non mi fermerà, continuerò il mio impegno".

Rosaria Costa Schifani nel giorno del funerale del marito

Giuseppe Costa, per conto della cosca avrebbe tenuto la cassa, gestito le estorsioni, "convinto" con minacce le vittime - imprenditori e commercianti - a pagare la "tassa" mafiosa, assicurato alle famiglie dei mafiosi detenuti il sostentamento. Ristoranti, negozi, concessionarie di auto, imprese: nel quartiere pagavano tutti e Costa sarebbe stato tra i collettori del pizzo. Gli inquirenti lo descrivono come pienamente inserito nelle dinamiche mafiose della "famiglia", tanto che, alla scarcerazione del boss della zona, Gaetano Scotto, per rispetto al padrino invita le sue vittime a dare il denaro direttamente a lui.

E sono state le intercettazioni ad aver inchiodato Costa. Il 7 agosto del 2016, nel corso di una conversazione captata grazie alla microspia piazzata nella Mercedes di Francesco Paolo Scotto, quest’ultimo ha un «chiarimento» con Costa sulla consegna dei soldi frutto delle estorsioni ai commercianti del quartiere, oggetto di una querelle con il fratello Gaetano che in quel momento è detenuto. In un’altra intercettazione ambientale, all’interno del pub White club, il primo settembre del 2016, Gaetano Scotto, appena scarcerato, nel corso di una discussione con un suo nipote, parla delle persone alle quali è stata affidata, in sua assenza, la gestione della famiglia dell’Arenella. E oltre ai due fratelli fa riferimento proprio a Giuseppe Costa. Quest’ultimo, come emerge dalle intercettazioni, sarebbe tra i responsabili della tentata estorsione ai gestori della discoteca il Moro, uno dei locali più noti di Palermo. Scrive il Gip nell’ordinanza di custodia cautelare «alla luce di tutti gli elementi sopra esaminati deve concludersi per la piena intraneità di Giuseppe Costa all’interno della famiglia mafiosa».

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