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Il medico del Covid Hospital e l'incancellabile angoscia dei parenti che gli affidano i cari

Palermo

Il medico del Covid Hospital e l'incancellabile angoscia di chi gli affida i propri cari

Di Redazione

PALERMO - «Quello che mi colpisce nel lavoro per l’emergenza Covid-19 è vedere i parenti dei pazienti costretti a lasciare i loro cari al cancello d’ingresso. Angosciati sperano di rivederli in buona salute, e ce li affidano. Sento la loro angoscia. E poi i familiari delle vittime che non possono avvicinarsi alla salma, toccare il proprio caro un ultima volta: rivedono solo la bara chiusa». Emanuele La Spada, 43 anni, è il dirigente medico responsabile organizzativo e gestionale del pronto soccorso di Partinico (Pa) operativo dal 13 marzo con 220 persone tra medici, infermieri e altro personale, divisi nell’area medica, cardiologica e nella terapia intensiva, uno dei centri dedicati alla pandemia nella provincia palermitana.

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Come gli altri medici impegnati nell’emergenza Coronavirus non ha orari, la sua casa da un mese è dentro le mura dei reparti in cui lavora, pranzo e cena se c'è tempo e voglia, e la forza di andare avanti trovata anche nelle statistiche che vedono la curva del contagio da coronavirus andare verso il basso. La Spada è anche il «bed manager» dell’Asp 6 il coordinatore dei referenti dei 5 presidi palermitani che controllano le entrate e le uscite dei ricoverati negli ospedali e quindi i posti letto disponibili. «Ieri davanti la nostra struttura sono venuti equipaggi dei carabinieri, polizia di Stato, guardia di finanza e protezione civile - dice - e hanno acceso le sirene delle loro auto: ci hanno voluto rendere omaggio. E’ stato un momento bello e toccante».

«Al mattino appena sveglio telefono al collega del Pronto soccorso mi informo com'è andata la notte se ci sono stati nuovi ricoveri. Poi mi metto in auto e vado a Partinico - racconta il medico - Le forze dell’ordine mi hanno fermato almeno quattro volte in un mese, nel tragitto da Palermo, per controllarmi. Appena gli agenti vedono che sono un medico del Covid hospital mi salutano e mi fanno andar via subito».

La Spada è sposato con Francesca, medico nel pronto soccorso dell’ospedale Cervello a Palermo che fa parte anche del personale di un’ambulanza Covid a Misilmeri. «Nel P.S. lavorano 6 medici divisi in tre turni - spiega - Dopo un giro informativo vado nella mia stanza e redigo gli aggiornamenti e le comunicazioni per l’assessorato regionale alla sanità, ricoverati, dimessi, deceduti. Il portale Gecos consente di aver il quadro chiaro. Le riunioni si succedono tuto il giorno con il direttore del presidio Antonio Di Benedetto, quello dell’area medica Vincenzo Provenzano, Giovanni polizzi, direttore della Cardiologia, Mario Milia responsabile della Rianimazione e Antonino Amato, il coordinatore degli infermieri. Di mattina eseguiamo anche i tamponi al personale ospedaliero». La Spada dopo un dottorato di ricerca in Fisiopatologia del fegato si è fatto le ossa lavorando 8 anni nel pronto soccorso dell’ospedale Ingrassia di Palermo.

A Partinico sono andati pazienti provenienti dall’oasi di Troina (Enna), (4 morti e oltre 162 positivi) e dell’Rsa Villa delle Palme di Villafrati (Pa) (10 morti e oltre 50 positivi).

«Il lavoro prosegue per tutta la giornata - continua il medico - con le visite, i contatti con gli altri ospedali e il 118, la gestione dei pazienti che devono aspettare il risultato dei tamponi: da 24 a 36 ore». «A noi non sono mai mancati i dispositivi di protezione individuale come le mascherine - spiega - per svolgere il nostro lavoro. Le nostre necessità sono state sempre accolte dalla direzione generale e anche le associazioni di volontariato, le parrocchie, l’Arma dei carabinieri ci hanno dato una mano con le donazioni. Grande solidarietà».

«Il futuro? Non credo che torneremo in breve tempo alla vita che facevamo prima - conclude La Spada - Conviveremo col virus. Il cammino è lungo ma per fortuna i dati siciliani sono confortanti: la nostra è stata una regione virtuosa nella gestione del Covid. L’arrivo del vaccino ci aiuterà e anche gli screening ad ampio raggio per capire chi sia positivo. Noi ce la mettiamo tutta».

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