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Palermo, polemica sui 1.019 impiegati comunali tenuti a casa a stipendio pieno

Palermo

Palermo, polemica sui 1.019 impiegati comunali tenuti a casa a stipendio pieno

Di Redazione

PALERMO La Fp chiede al Comune di Palermo un chiarimento sulle dichiarazioni del ragioniere generale sui 1.019 dipendenti in stand by a casa. «Danno erariale? Gli esentati - afferma il sindacato - non sono privilegiati o fannulloni. Piuttosto una follia pensare di far svolgere a una maestra la funzione di polizia locale o a un giardiniere quella di assistente sociale». «A noi il grido di allarme del ragioniere generale e il richiamo alla Corte dei Conti per danno erariale appare immotivato e quasi strumentale», dice la Funzione pubblica che, in una nota, chiede all’amministrazione comunale, al sindaco, al vice sindaco, al segretario generale e al capo risorse umane, un chiarimento «doveroso nei confronti dei suoi dipendenti».

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La verifica chiesta riguarda le dichiarazioni del ragioniere Paolo Bohuslav Basile, a proposito dei 1019 dipendenti in esenzione dal lavoro e mandati a casa a stipendio pieno. Dichiarazioni in cui si contesterebbe la disposizione firmata dal segretario generale del Comune Antonio Le Donne, perché «avrebbe dovuto valutare l’assegnazione del personale ad altre aree deficitarie».

Per la Fp Cgil, tutto questo fa tornare alla mente i periodi di «caccia alle streghe» cui sono stati oggetto i lavoratori pubblici, scrivono il segretario generale della Fp Giovanni Cammuca, il segretario aziendale Michele Manca e il segretario provinciale Lillo Sanfratello, assieme al gruppo Rsu Fp Cgil del Comune di Palermo. «Non conosciamo i contenuti della nota del ragioniere - aggiunge la Fp - Bene avrebbe fatto, nel rispetto della contrattazione collettiva, a inviarcene copia». 

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