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Mazzette eolico, Arata e il figlio ai domiciliari: inchiesta in fase cruciale

Palermo

Tangenti per biometano in Sicilia, Miccichè e Pierobon deporranno come teste

Di Redazione

PALERMO - Il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè e l’assessore all’Energia Alberto Pierobon saliranno sul banco dei testimoni, il 9 febbraio, per deporre al processo che vede imputati di corruzione e intestazione fittizia di beni il faccendiere ex consulente della Lega Paolo Arata, il figlio Francesco Paolo, il dirigente regionale Alberto Tinnirello e l'imprenditore milanese Antonello Barbieri. Il processo, celebrato in ordinario davanti alla quarta sezione del tribunale di Palermo, nasce da un’inchiesta della Dda del capoluogo che portò in carcere l’imprenditore Vito Nicastri, ritenuto tra i finanziatori della latitanza del boss Messina Denaro, che ha patteggiato una condanna a due anni e 10 mesi sempre per corruzione e intestazione fittizia di beni, il figlio Manlio, che rispondeva degli stessi reati, e che ha patteggiato a due anni, gli Arata e alcuni funzionari regionali. Al centro del processo un giro di tangenti pagate per avere le autorizzazioni per la realizzazione di due impianti di biometano a Francoforte e Calatafimi. Nelle scorse udienze ha deposto Salvatore Cocina, per anni capo capo del Dipartimento Acqua e Rifiuti alla Regione, che ha raccontato che gli era stato sottoposto, per l’autorizzazione, il progetto di costruzione di un impianto di biometano che avrebbero voluto realizzare Arata e Nicastri in Sicilia.

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«Era un’opera che non mi convinceva - ha spiegato - perchè dietro all’impianto di bio-metano a mio avviso si nascondeva il tentativo di realizzare un termovalorizzatore: una parte dei rifiuti infatti sarebbero stati bruciati. Perciò mi opposi». Ma Arata non si sarebbe arreso davanti al no di Cocina e avrebbe fatto pressioni facendo riferimenti ai suoi rapporti politici e al ruolo di capo dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambienti (Arera) che stava per ricoprire (la nomina poi non ci fu). A interessarsi dell’affare sarebbero stati anche il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè e l’assessore regionale al ramo Alberto Pierobon che, secondo la testimonianza di Cocina, avrebbero sollecitato il funzionario a definire il procedimento.
L’indagine che ha dato via al processo è coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido e dal pm Gianluca De Leo. Una tranche dell’inchiesta, che ipotizza il pagamento di una tangente di 30mila euro all’ex sottosegretario leghista alle Infrastrutture Armando Siri per l’approvazione di un emendamento che avrebbe dovuto far ottenere finanziamenti ai due soci fu trasmessa a Roma per competenza. Per Siri la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio. 

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