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Corruzione, Miccichè teste al processo: «Mai favorito gli affari di Arata»

Palermo

Corruzione, Miccichè teste al processo: «Mai favorito gli affari di Arata»

Di Redazione

PALERMO - Smentisce di aver mai favorito gli affari siciliani del consulente della Lega Paolo Arata, nega di aver mai saputo dei suoi legami con l’imprenditore Vito Nicastri, ritenuto dagli inquirenti tra i favoreggiatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè è salito sul banco dei testi per deporre al processo che vede imputati di corruzione e intestazione fittizia di beni il faccendiere Paolo Arata, il figlio Francesco Paolo, il dirigente regionale Alberto Tinnirello e l’imprenditore milanese Antonello Barbieri. Il processo, celebrato in ordinario davanti alla quarta sezione del tribunale di Palermo, nasce da un’inchiesta della Dda del capoluogo che portò in carcere l'imprenditore Vito Nicastri, che ha patteggiato una condanna a due anni e 10mesi sempre per corruzione e intestazione fittizia di beni, il figlio Manlio, che rispondeva degli stessi reati, e che ha patteggiato a due anni, gli Arata e alcuni funzionari regionali. Al centro del processo un giro di tangenti pagate per avere le autorizzazioni per la realizzazione di due impianti di biometano a Francoforte e Calatafimi. Miccichè ha confermato di aver incontrato Arata che gli avrebbe chiesto di informarsi sullo stato di una pratica relativa a un impianto da realizzare nel trapanese ferma all’assessorato regionale all’Energia. L’imprenditore avrebbe chiesto al presidente dell’Ars di velocizzare i tempi.

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«Nel mio ruolo cerco sempre di snellire le lungaggini burocratiche», ha sostenuto, precisando che a presentargli Arata sarebbe stato Alberto Dell’Utri, fratello dell’ex senatore di Fi Marcello Dell’Utri. «Chiamai l’assessore all’Energia Pierobon e il direttore generale Cocina per sapere lo stato di una pratica, ma non ho approfondito», ha spiegato. Miccichè ha anche raccontato che l’assessore alle Attività produttive Mimmo Turano lo avrebbe messo in guardia sul consulente leghista dicendogli che aveva brutte frequentazioni ma non avrebbe mai fatto cenno al suo rapporto con Nicastri. Sul banco dei testi è salito anche l’assessore all’Energia Pierobon che ha sostenuto di essere stato lasciato all’oscuro sui dubbi di Turano e Miccichè su Arata. «Nessuno si è preso la briga di avvisarmi», ha detto.

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