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Palermo

"La scarcerazione di Riina sarebbe segnale di cedimento dello Stato"

Di Redazione

«Salvatore Riina è un detenuto e va rispettato come essere umano. Deve essere curato, ma nelle strutture dello Stato. Non si può consentire che esca in libertà - e nessuno vuole rimetterlo in libertà - e che nemmeno vada nella sua terra. Perché questo sarebbe un cedimento che lo Stato non si può consentire». Lo ha detto il generale dei Carabinieri Mario Mori, che collaborò alla cattura di Riina, a margine di un incontro a Montecitorio, parlando delle condizioni di salute di Riina e del dibattito successivo alla determinazione della Cassazione.

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VIDEO: L'INTERVISTA A MARIO MORI

«Mi sembra che il dibattito» su un’eventuale scarcerazione del boss - ha precisato - «sia stato fatto sul nulla perché la determinazione della Cassazione non dice quello che poi ho letto sui giornali".

Intanto il gip di Milano Anna Magelli ha archiviato, come chiesto dalla Procura, la posizione del boss di Cosa Nostra Totò Riina per le minacce pronunciate nei confronti di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Secondo il giudice le minacce pronunciate da Riina, intercettate nel carcere di Opera mentre dialogava con un altro detenuto, hanno sì idoneità intimidatoria ma comunque Riina, detenuto in regime di massima sorveglianza, non aveva in quel momento il potere di far arrivare le sue minacce all’esterno. Totò Rina era stato intercettato nel settembre del 2013 nell’ambito dell’inchiesta condotta a Palermo sulla trattativa tra Stato e mafia. Le minacce di morte rivolte da Rina ("lo putissimu pure ammazzare", ndr) rivolte nei confronti di don Ciotti erano state poi stralciate e inviate a Milano per competenza. Al termine dell’indagine però, la Procura ha chiesto l’archiviazione del fascicolo anche perché Riina, intercettato mentre dialogava con Lorusso (presunto appartenente alla Sacra Corona Unita), secondo il pm Bruna Albertini, non avrebbe potuto far arrivare fuori dal carcere le sue intenzioni.

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