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Alla fine spunta anche Casa Pound: sono otto i candidati alla presidenza della Regione c

Di Lillo Miceli
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Secondo i rilevamenti effettuati dai sondaggisti, la sfida sarebbe tra il candidato del centrodestra Nello Mussumeci, quello del centrosinistra, Fabrizio Micari, e il grillimo Giancarlo Cancelleri. Claudio Fava invece ha indossato i panni dell’outsider, cercando di conquistare consensi elevando il tono dello scontro nei confronti dei suoi avversari.

Gli altri candidati alla presidenza della Regione, pur avendo programmi concreti, non sono accreditati del più del 3% dalle rilevazioni fatte dai sondaggisti.

L’Ufficio elettorale centrale, presso la Corte d’appello di Palermo, tra l’altro, dovrà verificare quante delle liste in corsa per l’Ars potranno partecipare alla competizione elettorale. Anche perché in Corte d’appello, ieri, è stata generata una certa confusione da parte di un cancelliere che avrebbe sostenuto che essere ammessi alla corsa elettorale sarebbe stato sufficiente presentare liste solo in tre province. La legge, invece, dice che bisogna presentare liste in almeno cinque province, mentre una persona può essere candidata in tre circoscrizioni diverse, ovviamente sempre con lo stesso simbolo. Unica lista che sarebbe a rischio, secondo le prime indicazioni sarebbe quella di Casapound Italia.

Gli uffici elettorali centrali presso i Tribunali dei capoluoghi di provincia, a loro volta, avranno un bel da fare per “sanare” l’errore commesso dall’Ufficio elettorale della Regione che non ha previsto nel modulo di accettazione della candidatura, alcun riferimento alla “legge Severino”, cioè quella norma che impedisce la possibilità di candidarsi per coloro che abbiano commesso reati contro la pubblica amministrazione. Nel modulo sono state previste le cause di incandidabilità previsti dalla legge del 1951, senza tenere conto dell’evoluzione - secondo alcuni involuzione - della legislazione che regola la materia elettorale. La “legge Severino”, come è noto, comporta la decadenza dalla carica elettiva se condannati in primo grado, per la durata di 18 mesi. Se nel frattempo si è assolti in appello, si rientra nel ruolo di deputato regionale o di parlamentare nazionale o di sindaco; nel caso di condanna anche in appello, si decade definitivamente dalla carica.

Sembra che parecchi candidati abbiano dichiarato la loro posizione su eventuali condanne o carichi pendenti. Per chi non lo ha fatto, sarà la commissione elettorale di verifica a chiedere ai singoli candidati di mettersi in regola. Se lo sono, altrimenti saranno esclusi dalla lista. Insomma, nessun rischio che le elezioni del 5 novembre saltino per l’errore nella scheda di accettazione della candidatura.

Anche la commissione parlamentare Antimafia passerà le liste ai “raggi x”, ma il verdetto rischia di arrivare ad elezioni già avvenute.

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