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Nuove elezioni per le ex Province? Crocetta: «Io non c'entro, l'Ars è responsabile»

La decisione del Tar che ha riabilito si sindaci metropolitani di Catania e Palermo ha dato una serie picconata alla controriforma dell'Ars. Gli scenari possibili, aspettando la decisione della Consulta

Nuove elezioni per le ex Province? Crocetta: «Io non c'entro, l'Ars è responsabile»

PALERMO - «Sono sempre stato contrario all’elezione diretta dei sindaci metropolitani e dei presidenti dei Liberi consorzi. La riforma che aveva presentato il mio governo in via originaria prevedeva l’elezione di secondo livello. È assolutamente scorretto scaricare su di me una legge che non ho voluto in questi termini e sulla quale ho votato contro. Nessuno scarichi su di me quelle scelte. L’elezione diretta dei sindaci metropolitani e dei presidenti delle città metropolitane l’ha voluta il Centrodestra e Nello Musumeci e pezzi del Centrosinistra. Non io, né gli assessori del mio governo e gran parte del Pd in via ufficiale».

Sono le parole dell’ex governatore siciliano Rosario Crocetta all'indomani della decisione del Tar Sicilia che ha riabilitato i sindaci metropolitani di Catania e Palermo dopo che erano stati commissariati. «Basta andare a leggere i resoconti parlamentari dell’Ars per scoprirlo - ha aggiunto - Quella legge è stata approvata dall’Ars. E compito di ogni governo è applicare le leggi dopo che vengono approvate dal parlamento».

Cosa succede ora è ancora presto per dirlo. Di certo le ordinanze della prima sezione del Tar sono una prima violenta picconata all’intera “controriforma” della Regione in materia di autonomie locali, in attesa dell’esito dell’impugnativa del governo nazionale pendente in Corte costituzionale. Per Antonio Decaro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari, l’ordinanza è «una buona notizia per la democrazia». E dettaglia: «La legge siciliana, stravolgendo la riforma Delrio, riproponeva addirittura il ritorno alle vecchie Province, il commissariamento fino alla prossima primavera, e l’incandidabilità dei sindaci dei Comuni capoluogo a sindaci metropolitani». Una direzione «opposta rispetto a quella assegnata ai nuovi enti».

Nell’ordinanza del Tar, «in termini di possibile lettura costituzionalmente orientata» della riforma impugnata, si cita il celebre accordo del 20 giugno 2016 col governo nazionale, in cui la Regione (ricevendo fondi per scongiurare il default), si impegnava, fra le tante altre cose, alla «piena applicazione» della riforma Delrio, compresa la parte sulle Città metropolitane. Impegno polverizzato poi a Sala d’Ercole, che con la legge 17/2017 (per gli amanti della cabala) reintroduce l’elezione diretta di presidenti e consiglieri provinciali.

E ora che succede? I sindaci metropolitani si reinsedieranno nei prossimi giorni. E Messina? Resta commissariata, perché il sindaco Renato Accorinti non ha presentato ricorso al Tar. «Ritengo che la riabilitazione di Orlando e Bianco riguardi anche me. Aspetto comunque il parere dei miei esperti», dice. Se così non fosse, la Sicilia - aspettando il verdetto della Consulta - sarebbe come divisa in “repubbliche marinare”. A Palermo e Catania due sindaci metropolitani con pieni poteri, compreso quello di indire elezioni “modello Delrio”, cioè senza il voto dei cittadini. A Messina, invece, un commissario regionale e la prospettiva di urne in primavera 2018 “modello Ars”, con il suffragio diretto come negli altri sei Liberi consorzi o ex Province che dir si voglia.

Più che un gioco dell’oca, una giungla surreale. Troppo scontato citare Pirandello, forse fuorviante evocare Kafka. E allora? Citofonare Giletti.

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