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Sinistra, anche Bartolo all'incoronazione di Grasso: applausi per il medico di Lampedusa

Di Redazione

ROMA - Sul palco le contraddizioni del Paese reale e chi le vive sulla propria pelle, giorno dopo giorno, il dramma della precarietà sul lavoro e di chi cura i migranti che scappano dalla guerra e dalla fame. Seduti in platea, invece, i leader della sinistra sulla scena da decenni, nemmeno in prima fila ma defilati tra i delegati e gli invitati.

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E in un ruolo quasi di mediazione, le domande poste dal mondo dell’associazionismo, Arci e Legambiente, di un Sindaco, Alessio Pascucci, di Cerveteri, nonchè le parole dei volti nuovi, cioè "i 3 ragazzi costituenti", Roberto Speranza, Nicola Fratoianni e Pippo Civati, segretari dei partiti fondatori: prima delle conclusioni del nuovo leader Pietro Grasso, che sino al febbraio 2013 era il capo della Procura Nazionale Antimafia.

Le dimissioni dal Pd sono nate da un’esigenza interiore. Poi mi hanno offerto seggi sicuri, mi hanno chiesto di fermarmi un giro, di fare la riserva della Repubblica. Mi dispiace, questi calcoli non fanno per me». Si è presentato così Pietro Grasso davanti a una platea gremita che lo acclama leader tra standing ovation e applausi scroscianti. «Io ci sono!», esclama. E tiene a battesimo la nuova «cosa» della sinistra. «Liberi e uguali», il nome lo ripete tre volte sul finale, commosso. La lista che sfiderà la coalizione a trazione Pd, la destra e il M5s, nasce dalla fusione di Mdp, Si e Possibile, ma non sarà solo «rossa», promette il presidente del Senato. «Il nostro è un progetto più grande» che ambisce a raccogliere «l'unico voto veramente utile», quello della «metà d’Italia che non vota».

Nessuna contrapposizione tra una società civile virtuosa e una vecchia politica corrotta, ma il desiderio di disossare il terreno della sinistra facendo i conti con la realtà, soprattutto quella più difficile.

Insomma, a partire dal programma della mattinata, la nuova forza politica della sinistra unita lancia un messaggio di novità e freschezza, bocciando sul nascere l’idea di un raggruppamento nato dalla spinta di un ceto politico nostalgico, unito solo dal presunto rancore anti-renziano, formato dai "rottamati" come Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. Un passo indietro politico ma anche fisico. L’ex premier è seduto in seconda fila, dietro Susanna Camusso, accanto alla moglie e all’europarlamentare campano Massimo Paolucci. L’ex segretario Pd si scorge addirittura in sesta fila, come un delegato qualsiasi. Coerentemente a questa idea di mettere il Paese al centro dei lavori, non è un caso che quasi nessuno cita esplicitamente il leader dem. «Noi non siamo qui per parlare di lui, bisogna essere maniaci per domandarci di Renzi», chiarisce stizzito sempre D’Alema, arrivando all’assemblea.

Nel giorno della nascita di «Liberi e Uguali» fanno emozionare, e molto, le parole di Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa protagonista del film Orso d’Oro «Fuocoammare». Dopo i boati tributati a Pietro Grasso, è sua la standing ovation più intensa della mattinata. «Vogliamo che finisca questa brutta pagina per l’umanità intera - ha detto. Lo dobbiamo fare assieme. Io spero molto in voi, Speranza, Fratoianni, Civati, voi ragazzi giovani e bravi. Abbiamo tutti il diritto di vivere una vita dignitosa».

Quindi Laura Tarantini, una lavoratrice della Melegatti in Cassa integrazione, che racconta lo sforzo dei maestri pasticceri nel fare i turni, giorno e notte, pur di conservare «il lievito madre», simbolo di una fabbrica che dopo 123 anni non vuole scomparire. Applausi commossi anche a Marzia Codella, una ricercatrice precaria del Cnr che chiede di avere garanzie per poter fare ricerca. 

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