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Musumeci, l'assist postumo e il “morso della tarantola”: il futuro di Patrizia la Zarina

Di Mario Barresi

PALERMO - Un beffardo paradosso. Proprio quando riceve un prezioso assist (postumo) dalla Corte dei conti, che rafforza l’idea di cacciarla da Palazzo d’Orléans, stava cominciando ad apprezzarla. Nello Musumeci e Patrizia Monterosso. Il governatore, appena insediatosi; e il segretario generale, da poco in ferie. Il presidente, come scalpo da campagna elettorale, aveva annunciato la rimozione del potentissima sacerdotessa di Palazzo d’Orléans. Stimata da Totò Cuffaro, nominata da Raffaele Lombardo e incoronata da Rosario Crocetta.

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E ora Musumeci. Che non fa mistero di averne apprezzato «l’assoluta professionalità nel gestire la transizione». Chiarito anche il giallo dell’assenza di Monterosso nel giorno del passaggio di consegne con Crocetta e dell’insediamento del nuovo presidente. Nessuno sgarbo istituzionale - raccontano dentro il palazzo - ma una giustificazione più che seria: lei aveva una triste incombenza familiare, legata a un grave lutto. Chiarito questo, Musumeci ha subito trasformato la promessa in fatto. Anche se non in atto: Monterosso è in carica, seppur “invitata” a «smaltire giorni di ferie arretrati». E il governatore, pur mai confermandolo ufficialmente, ha già scelto il nuovo segretario generale: Maria Mattarella, nipote del presidente della Repubblica, stimata dirigente dell’Ufficio legislativo e legale.

Che fine farà la donna più potente della Sicilia negli ultimi cinque anni? La messa in mora della Corte dei conti per il presunto danno erariale nei confronti di Lombardo, Crocetta e 18 ex assessori (oltre 893mila euro) rafforza l’exit strategy gradita a Musumeci: Monterosso fuori dai ranghi della Regione, con un posto di prestigio da esperta alla Fondazione Federico II. Che è il regno di Gianfranco Micciché, presidente prossimo venturo dell’Ars. Il leader regionale di Forza Italia, dopo un tentativo di ammorbidire il governatore, aveva pure ipotizzato di portare Patrizia con sé a Palazzo dei Normanni. Divieto di transito: il regolamento dell’Assemblea non prevede un segretario esterno. L’alternativa, ben più modesta, sarebbe il posto di semplice capo di gabinetto.

«Se fosse un’interna andrebbe a dirigere una struttura. Essendo esterna...». Così, nell’intervista pubblicata ieri su La Sicilia, Musumeci aveva risposto - con molti puntini di sospensione - sul futuro dell’ormai quasi ex segretario generale. Che adesso incontra una strada molto più in salita per un incarico di dirigente generale in altro Dipartimento. Circostanza che «non è comunque da escludere», dicono a Palermo.

Certo, ad aggravare la situazione di Monterosso c’è anche il processo in cui è concorrente morale del peculato milionario sugli extra-budget della Formazione di Anna Rosa Corsello. Il pm di Palermo, Luca Battinieri, ha chiesto quattro anni di carcere per Monterosso, il 1º febbraio 2018 è attesa la sentenza del gip Fabrizio Molinari. A giugno scorso, però, il Cga ha confermato che la compensazione per la quale è accusata era legittima. «Ha evitato che altri 7 milioni di euro finissero nel calderone della formazione professionale che da lì a poco sarebbe esploso», è la tesi del difensore Nino Caleca.

Ma ora per Patrizia la Zarina il siluro (seppur indiretto) della Corte dei Conti. I suoi amici, a Palermo, dicono che «si difenderà da questa ennesima accusa infondata come sempre, cioè come una leonessa». Eppure gli ultimi eventi sembrano confermare un’impressione, fors’anche un presagio, diffuso nell’entourage di Musumeci. «La Monterosso ci ha provato, ma non è riuscita a far cambiare idea al presidente». Che la considera «molto preparata e intelligente». Ma anche «pericolosa come una tarantola». Che «ti morde quando non te l’aspetti».

Twitter: @MarioBarresi

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