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«Discontinuità», Monterosso alla porta: dalla stangata al piano sulla "PatrExit"

Arriva l'alt di Musumeci a ruoli dirigenziali da esterna per l'ex segretario generale della Regione. Ma la super burocrate non molla

«Discontinuità», Monterosso alla porta: dalla stangata al piano sulla "PatrExit"

Patrizia Monterosso

Il futuro è segnato. E, in parte, sta sul tavolo di Musumeci. Accanto alle carpette preparate da Monterosso. Che, salutando il presidente, s’è correttamente messa a disposizione. «Se dovesse avere bisogno, mi chiami pure». Ma, da giovedì scorso a oggi, nessuna chiamata. E gli occhi che vanno su una cartella, sottile ma in evidenza, sempre sulla stessa scrivania presidenziale. Un po’ meno distrattamente, da ieri. Quando La Sicilia ha rivelato la stangata della Corte dei conti: 893mila euro di danno erariale imputato a Lombardo, Crocetta e 18 ex assessori per tre delibere di giunta in cui si “incoronava” Monterosso all’apice della burocrazia regionale. Nessun commento ufficiale. Né del presidente, né dei suoi fedelissimi. Ma una nuova spinta a «fare presto e bene, nel rispetto delle regole». Risolvendo il caso anche grazie al contenuto di quella cartella. Il punto è chiaro. E lo scandisce uno dei consiglieri più ascoltati dal presidente: «Esiste una consolidata giurisprudenza che afferma che l’aver svolto l'incarico di dirigente generale svolto a causa dell’illegittimità del provvedimento di conferimento dello stesso, non costituisce titolo valutabile ai fini della ricorrenza dei requisiti per il conferimento di un nuovo incarico dirigenziale». In allegato le copie di sentenze dei Tar e del Consiglio di Stato.

Eccola, la “PatrExit”.

Un’idea già discussa. E adesso anche una strategia, rafforzata dalle 29 pagine di “invito a dedurre” firmate dal procuratore regionale Gianluca Albo, fustigatore dei facili costumi di giunte che hanno sfornato nomine «illecite». Partendo da ciò, la scelta politica di Musumeci diventa anche necessità amministrativa. «Per evitare di ricadere negli stessi guai», dicono i suoi. Dunque la strada è segnata. Anzi: sbarrata. Nessuna nomina da dirigente generale per l’“esterna” Monterosso. Né ora, né mai. E dunque il suo futuro alla Regione, al netto di contenziosi, resta legato anche alle scelte di un altro dei suoi estimatori (ma sono ancora in molti, compresi quelli altolocati che ieri hanno fatto arrivare messaggi anche a Palazzo d’Orléans), come Gianfranco Micciché. «Super-consulente del presidente dell’Ars o direttrice della fondazione Federico II», questi i due destini quotati ieri dai bookmaker palermitani.

Ma non hanno fatto i conti una donna tenace e di raffinatissima intelligenza. Sta studiando le carte, Patrizia, assieme al marito avvocato, Claudio Alongi. Ed è certa che le daranno ragione. Prima sui requisiti, ben consolidati, da dirigente regionale. In attesa che la storia, magari riscritta alla luce di alcune sue battaglie di cui va fiera, le dia la stessa ragione. Anche se in ritardo. Riscrivendo le pagine sulle nomine allegre con la narrazione, diversa e opposta, di una trama ordita da qualcuno - e non sono pochi - a cui la zarina ha pestato i piedi.

Intanto Monterosso incassa la solidarietà privata anche di alcuni assessori chiamati a rispondere del danno erariale. E quella pubblica di Rosario Crocetta. Che dal suo buen retiro mittleuropeo manda a dire: «Noi abbiamo rispettato rigorosamente la legge. C'è stata un’istruttoria tecnica che ha confrontato i curricula dei dirigenti della Regione. Da questa valutazione, tecnica e non politica, la Monterosso è risultata avere maggiori titoli rispetto agli altri». Patrizia? «Ha lavorato e ha fatto un buon lavoro», assicura l’ex governatore. Che, quando riceverà la notifica dell’atto della magistratura contabile, fornirà «tutta la documentazione necessaria a fare chiarezza». Con un retrogusto amaro: «È una storia infinita. Mi sembra che contro gli amministratori ci sia una sorta di accanimento».

Si prende invece una rivincita il Movimento 5stelle. Sul piano politico - ricorda la deputata Chiara Di Benedetto - abbiamo contestato più volte la nomina di Monterosso, arrivando a chiederne le dimissioni a Crocetta o l'allontanamento». E ora, mentre qualcuno piange sul latte versato, «speriamo che la Corte dei conti vada fino in fondo sulla vicenda di Monterosso e che il presidente Musumeci ne tragga un monito per il futuro».

Twitter: @MarioBarresi

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