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Ars, il patto del "Nazarenino" che divide i dem siciliani

Per le elezioni delle commissioni si è rivisto l'asse Fi-Pd-Sf che elesse Micciché ma che crea nuovi malumori nel partito di Renzi

Ars, il patto del "Nazarenino" che divide i dem siciliani

Micciché e Sammartino a colloquio nei corridio dell'Ars

Detto, fatto. Ars rinviata alle 15. Ufficialmente per un inghippo tecnico: lo “schema” dei gruppi, modificato dal passaggio di Cateno De Luca al misto. Ma in realtà erano altri i conti che non tornavano.

Nel pomeriggio, dopo la festa-lampo in famiglia, il leader siciliano di Forza Italia ha avuto tanti altri motivi per brindare. Dopo la propizia pausa pranzo si è materializzato il decreto del presidente con «parziali modifiche nell’assetto delle commissioni legislative permanenti».

Era il segnale che in molti aspettavano.

La massiccia somministrazione di fermenti lattici era riuscita a lenire i mal di pancia di alcuni della maggioranza. Si è placata la fame di poltrone dei lombardiani, che mettevano in discussione l’equilibrio delle presidenze: tre a Forza Italia, una all’Udc e una a #DiventeràBellissima. L’asse autonomisti-popolari ne rivendicava una, ma gli alleati - dapprima garbatamente, poi un po’ meno - hanno fatto notare che la lista ha avuto tre assessori (Roberto Lagalla, Toto Cordaro e Mariella Ippolito) e una vicepresidenza Ars (Roberto Di Mauro). «Noi abbiamo già dato. E voi avete preso anche più del dovuto», è stato il messaggio di centristi e musumeciani.

L’altra fumata bianca in codice riguardava il derby di centrodestra sulla commissione più importante: la Bilancio. Già cucita su misura per il ritorno del forzista Riccardo Savona, ma chiesta a gran voce dalla portavoce di #DiventeràBellissima, Giusi Savarino. Che, per rinunciare, voleva la Sanità. Già promessa a Margherita La Rocca Ruvolo (Udc). Infine, Savarino ha fatto il doppio passo indietro e si è “accontentata” di Territorio e ambiente.

Ma è proprio da quest’ultima commissione che è arrivato il messaggio più importante. Le opposizioni godevano dei numeri (7 membri contro 6) per eleggere Giampiero Trizzino del M5S. E invece ha vinto al tie-break Savarino: 7-5. Con l’astensione di Edy Tamajo (Sicilia Futura, già elettore di Miccichè presidente) e il voto della dem Luisa Lantieri evocato dall’ira di Anthony Barbagallo contro i «traditori» e dalla rabbia di Cracolici contro la mediocrità del partito.

Poco prima, in commissione Cultura, il renziano Luca Sammartino era stato incoronato presidente con i voti del centrodestra e l’aiutino (ininfluente, ma significativo) del collega di partito, Nello Dipasquale.

Les jeux sont faits, rien va plus.

È la vittoria del “Nazarenino”, l’accordo fra Forza Italia (benedetto dal centrodestra) e una parte del Pd, aperto dal collaborazionismo dei diversamente renziani di Totò Cardinale con la mossa del sostegno sfrontato a Miccichè.

Una giornata da incorniciare per i firmatari più o meno occulti del patto, mai smentito dal Pd nazionale. Un successo politico da festeggiare, se non fosse subentrata la bufera delle dimissioni di Vincenzo Figuccia. E chi l’ha detto poi che Gianfranco non abbia brindato pure a questo?

Twitter: @MarioBarresi

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commenti 1
  • elpìs

    29 Dicembre 2017 - 12:12

    è questo un partito di sinistra? mai più!!!!! provo solo disgusto e.... mi pento per averlo pesato che lo fosse.

    Rispondi

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