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La "purga" renziana e i nuovi padroni del Pd in Sicilia: «In campo la squadra più forte»

Il segretario consegna il partito a un quadrumvirato: Cardinale, Faraone, Orlando e Sammartino. fuori Crocetta e Lumia, niente seggi sicuri alle minoranze

La "purga" renziana e i nuovi padroni del Pd in Sicilia: in campo la squadra più forte

Davide Faraone, sottosegretario uscente, tornerà a Roma, traslocando da Montecitorio a Palazzo Madama. Lui, renziano della prima, è capolista blindato al Senato e mette Carmelo Miceli (segretario dem di Palermo) in un posto con vista sulla Camera.

Luca Sammartino, ormai, balla da solo. Pur essendo un fedele alleato non è più faraoniano, ma magari in cuor suo pensa che Faraone un giorno sarà costretto a diventare sammartiniano. Il deputato regionale catanese, “Mister 32mila preferenza”, è l’asso pigliatutto. Mentre il suo caro amico Lorenzo Guerini, poco prima dell’alba, declamava le liste siciliane, l’ex golden boy di Articolo 4 avrà pensato che magari da lassù il suo maestro Lino Leanza sarebbe fiero di lui. Bottino pieno: «Peggio del peggiore incubo», singhiozza un suo nemico. Sammartino piazza la sodale Valeria Sudano capolista blindata al Senato. E ottiene un posto utile anche per Francesca Raciti: al plurinominale dietro Paolo Gentiloni (il sindaco Enzo Bianco non fa mistero di essere lieto di avere il suo amico-premier come “ospite” sotto il Vulcano), che - in caso di elezione altrove - lascerà il seggio alla presidente del consiglio comunale etneo, , piazzata anche seconda in un collegio padano, a Brescia-Desenzano. Luca&Valeria, 32 anni lui e 41 lei, la coppia di giovani principi (quasi) regnanti nel Pd. Saranno messi alla prova anche all’uninominale: lui alla Camera, lei al Senato, a Catania. «Sono gli unici collegi in cui in Sicilia c’è possibilità di vincere», sussurrano gli ultras.

E poi Leoluca Orlando. Diversamente dem, neo-renziano chic. Il sindaco di Palermo, a due giorni dall’annuncio dell’ingresso nel partito, lancia il suo braccio destro - Fabio Giambrone, ad di Gesap - in un seggio alla Camera. Asfaltando le speranze degli altri big palermitani: zero strapuntini per i loro fedelissimi. «L’ha deciso Renzi. Punto», filtra dalla war room del Pd. Orlando diventa azionista influente del partito, in attesa di nuovi traguardi. Anche europei.

Il sito Youtrend, che monitora in tempo reale le liste del Pd, indicava lui come candidato blindato e non la figlia. Semplificazione politica, magari tratta dagli appunti del big sponsor Luca Lotti. Totò Cardinale regala a Daniela per la terza volta un seggio. A nulla sono valse le proteste dei dem nisseni: ha vinto, ancora una volta, , immarcescibile ex ministro dc,. Che fa (un po’) contenti anche i suoi nipotini di Sicilia Futura: Peppe Picciolo ben piazzato, dopo Sudano, al proporzionale del Senato; Nicola D’Agostino, last minute, nell’uninominale acese al posto della Raciti. «E se la giocherà alla grande», sostengono i suoi.

Faraone, Sammartino, Orlando e Cardinale. Cosa hanno in comune i vincitori della lotteria dem? Sono i principali king maker di Fabrizio Micari, candidato governatore sconfitto. E adesso i loro quattro destini, grazie a Renzi, s’incrociano con un altro rettore: Pietro Navarra, Magnifico di Messina. «Per Matteo è un fiore all’occhiello», dicono al Nazareno.

Tutti zitti i vincitori. E non parla il più vincente degli sconfitti: il segretario regionale del Pd, Fausto Raciti. «Decide Roma», il suo mantra quando tutti gli chiedevano notizie sulle liste. Lui ci ha provato, almeno formalmente, a mettere su uno «schema regionale per le candidature». Ma nessuno l’ha ascoltato: erano tutti impegnati nei viaggi della speranza nella Capitale. Dove Raciti, con l’ostinazione di Matteo Orfini,aveva il seggio sicuro.

 

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Tacciono quasi tutti gli sconfitti. I franceschinani, a livello nazionale, esprimono «massima soddisfazione» sulle liste, ma evidentemente non parlano di Sicilia. Dove Area Dem perde virtualmente tutti gli uscenti (soprattutto Teresa Piccione, a cui teneva molto Peppino Lupo) e non riesce nemmeno a candidare le new entry volute da Anthony Barbagallo. Con le ossa rotte anche gli orlandiani: Giuseppe Berretta è soltanto terzo al proporzionale e tenterà all’uninominale. Si ritira, sbattendo la porta, il vicedirettore di Svimez Peppe Provenzano: «Stanotte, in Direzione del Pd, dopo una giornata gestita in modo vergognoso dai suoi vertici, ho appreso di essere stato inserito nella lista plurinominale di Agrigento-Caltanissetta, al secondo posto (una posizione eleggibile, secondo la segreteria) dopo l’on. Daniela Cardinale, figlia di. Ho ringraziato, ma ho declinato». Si ritira anche l’ex deputata regionale Concetta Raia, in lizza “soltanto” all’uninominale di Paternò alla Camera, dove i renziani annunciano «un nuovo nome di gran livello».

L’unico a cantargliele e a suonargliele è il buon vecchio “Crac”. È di Antonello Cracolici l’unico voto contrario in Direzione nazionale. «Sono consapevole che questo gesto apre una ferita» E scandisce: «Stiamo assistendo alla decapitazione della sinistra e del suo patrimonio di valori. In Sicilia il Pd è diventato un “partito autobus”, rappresentato da persone che non hanno una storia nel partito e che vengono da altre esperienze. Un trionfo del trasformismo». Sostiene Cracolici: «Il dopo 4 marzo rischia di presentarsi come tempo di ulteriori divisioni e addii. Ma chissà, forse è quello che volevano», dice l’ex assessore all’Agricoltura. E forse non sbaglia.

Ma in un lungo post su Facebook oggi il segretario invita tutti a mettere da parte le polemiche, a concentrarsi sul risulato elettorale e dice tanti grazie, «a chi ha accettato di candidarsi, grazie a chi ci ha detto di no con motivazioni varie (tanti, più di quelli che sono stati resi pubblici), grazie - prosegue Renzi - a chi continuerà il proprio lavoro in Parlamento e grazie a chi con la prossima legislatura lascerà il proprio incarico. Grazie a chi ha letto la legge elettorale e quindi sa che la partita è apertissima e che possiamo essere davvero il primo partito e il primo gruppo parlamentare».

E assicura: «Abbiamo messo in campo la squadra più forte. Abbiamo idee vincenti e convincenti. Abbiamo restituito al Paese la possibilità di provarci, uscendo da una crisi devastante». «Adesso, per 35 giorni, tutti al lavoro per vincere le elezioni. Sapendo dire grazie. Ai nostri compagni di strada - aggiunge Renzi - ai nostri avversari. Senza polemica, a viso aperto, con la testa e con il cuore».

Twitter: @MarioBarresi

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commenti 1
  • elpìs

    29 Gennaio 2018 - 12:12

    ecco il nuovo .... destra che avanza. non hanno il coraggio di dirlo ma sono ma è un partito di destra.

    Rispondi

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