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Il ritorno di Pino Firrarello: «Alfano ha sbagliato, vado con Forza Italia»

L’ex senatore: «Non sento Angelino da due mesi. Ecco quali sono stati i suoi errori»

Pino Firrarello: «Alfano ha sbagliato, torniamo con Forza Italia»

Senatore, ma Alfano lo sa?

«Lo sa cosa?».

Che lei e il suo gruppo tornate con Forza Italia.

«Il problema non è se lo sa Angelino. Ma lei come lo sa?».

È il segreto di Pulcinella...

«Allora, c’è un ragionamento. Ne abbiamo già parlato».

Con chi?

«Con Miccichè, con la Prestigiacomo, con Schifani, con Catanoso...».

Allora è fatta? Sosterrà Forza Italia già in questa campagna elettorale?

«Sì, certo. Ma io sono convinto che molti i amici voteranno Forza Italia, sia se glielo chiediamo sia se non glielo chiediamo. Come penso sia successo già alle Regionali con Musumeci. E poi... posso essere sincero?».

Deve...

«Con questo sistema elettorale pesa ben poco il voto strutturato o il nome del candidato nel collegio. Io, da senatore, ne ho vissute quattro, di campagne così. Non facevo né manifesti né santini. Qualche passeggiata, a salutare gli amici... È un voto politico, in cui la Sicilia confermerà la sua anima».

Che, dice lei, è di centrodestra.

«Non lo dico io, lo dice la storia. La sinistra, nell’Isola, in settant’anni non ha mai vinto un’elezione».

La storia racconta di Capodicasa e Crocetta presidenti della Regione...

«Capodicasa fu l’uomo di un compromesso voluto da un gruppo di persone, fra le quali, modestamente, c’ero io. E Crocetta, senza i voti di Leanza e di D’Alia, non avrebbe mai vinto».

Non ha risposto alla domanda iniziale: ma Alfano lo sa?

«Non lo vedo da un paio di mesi, forse lo incontrerò in settimana. Alfano non ha voluto fare l’accordo su Musumeci alle Regionali: è stato un grosso errore. E poi Angelino non s’è consultato con noi prima di annunciare la sua uscita. Se uno prende decisioni autonomamente non può pretendere di essere informato quando le decisioni le prendono gli altri...».

Non è che siete d’accordo? Alfano manda avanti voi per preparare il suo ritorno alla casa del padre, Silvio...

«Ripeto: non lo sento da due mesi. Il capo di un partito, uno dei politici più sciolti e preparati di tutto il parlamento, come lui non doveva lasciare Ap e dire: “Fate quello che volete”. Anche inghiottendo bocconi amari, il capitano non abbandona la nave. Doveva restare. E dare la rotta. Ad Angelino voglio bene. È giovane, ma non è un bambino: diciott’anni li ha fatti. È un problema suo, adesso, quello che farà...».

Non mi pare che lei sia stato eccitato dalla prospettiva centrista: né Lorenzin, né Udc o Noi per l’Italia...

«Questa, paradossalmente, è la vittoria di Angelino: il giorno prima della sua resa i sondaggi davano Ap fra il 2,8 e il 3,1 per cento. Adesso resta la Lorenzin, bravo ministro e politica che sa fare il gioco di squadra ma non leader, che punta all’uno per cento per dire a Renzi: “Non mi avete regalato niente”. Dall’altro lato gli amici centristi, più forti in Sicilia, ma che a livello nazionale vedo in affanno».

E nemmeno il Pd, che ha sedotto e abbandonato suo genero Castiglione senza seggio, avrà i vostri voti...

«Il Pd non ha capito che senza di noi all’Ars avrebbe avuto sette deputati anziché 11. Preso com’è dalle guerre interne, ha dimenticato cosa significano generosità e riconoscenza».

Castiglione ha detto che salta un turno. Magari deve espiare i suoi peccati: è stato sottosegretario in tre diversi governi a guida Pd. Ma, ovviamente, è con lei nella scelta.

«C’è un tempo per tutto. Giuseppe, in autonomia, prenderà la sua decisione. Ma prima la prende è meglio è...».

Lo stesso vale per La Via?

«Ritengo di sì. Siamo tutti in sintonia, se facciamo un passo lo facciamo assieme. Poi se uno vuole prendere altre strade è libero di farlo...».

Lei è sempre in campo. Ma questa politica non l’ha stancata?

«Una passione non stanca mai. Ho un ruolo diverso, posso dire più spesso quello che penso. E poi, invecchiando, sono diventato più critico nei confronti di tutti, a partire da me stesso. Io ho fatto un libro, “Un contadino al Senato”. Pensavo che sarebbe stato l’unico. Invece a luglio, quando da Bronte mi trasferirò al mare, forse ne scriverò un altro. Vuole sapere il titolo?».

Non stiamo nella pelle...

«Il titolo sarà: “I miei errori”».

Twitter: @MarioBarresi

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commenti 1
  • eaglerider

    13 Febbraio 2018 - 14:02

    Tanto Miccichè prende chiunque .......... e la DC non muore mai !

    Rispondi

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