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Musumeci con i suoi assessori in ritiro tra i boschi delle Madonie: manca Sgarbi

Per tre giorni, in un agriturismo, hanno discusso, in serenità, di Finanziaria, Bilancio e delle grandi riforme per rimettere la Sicilia in carreggiata

Musumeci con i suoi assessori in ritiro tra i boschi delle Madonie: manca Sgarbi

PALERMO - Nella foto accanto ne manca soltanto uno. Perché 11 (su 12) “apostoli” di Nello Musumeci hanno risposto all’appello. Non l’ultima cena, ma il primo weekend. Tutta la giunta regionale in ritiro in un agriturismo di Castelbuono, alla vigilia di giorni di fuoco all’Ars. Tutti tranne Vittorio Sgarbi (che «era stato ovviamente invitato», precisano i colleghi), ma che ha disertato la lunga scampagnata, tracciando l’ultimo solco da ormai ex assessore di fatto dopo l’ennesima esternazione di ieri: «Musumeci deve la sua vittoria a me, ora ha violato il patto fra galantuomini», dice il neo-deputato.
Da venerdì sera alla colazione di oggi, a mille metri di altitudine, in mezzo ai boschi delle Madonie. Aria buona (decisamente migliore di quella che si respira a Palermo) per smaltire le tossine, per fare spogliatoio e per scacciare i brutti pensieri. «Questo metodo - rivela il presidente - l’ho più volte adottato quand’ero presidente della Provincia di Catania: andavamo sull’Etna o nelle campagne del Calatino per lavorare in santa pace. Non si ha lo stress della quotidianità e ci si parla tutti guardandosi negli occhi». Poche le regole della tre giorni: abbigliamento casual, niente segretari né peones al seguito, divieto di usare i telefonini durante le sessioni di lavoro e occhiate torve a chi smanettava.


Il programma del buen retiro di Musumeci avrebbe fatto impallidire anche il ragionier Felini, mitico organizzatore di gite aziendali: «Ognuno paga la propria quota di tasca sua, l’agriturismo è molto austero. Oltre 20 ore di lavoro, per parlare soprattutto di bilancio, finanziaria e riforme, con le sole brevi pause per i pasti di una cucina contadina sobria e con prodotti locali, per non appesantire». Ieri una doppia sessione di dieci ore totali, in cui s’è discusso anche della necessità di «scelte collegiali» e anche di «un nuovo linguaggio per comunicare tutte le cose che facciamo». Ma, fra un dossier e l’altro, c’è stato anche il tempo per scambiare qualche opinione su altri temi caldi non all’ordine del giorno sulle Madonie: dalla successione di Sgarbi al pressing della Lega per l’ assessorato, fino al peso dei centristi in giunta e alle nomine di partecipate e sottogoverno. Pur senza mai pronunciare una parola che aleggiava comunque nell’ex masseria madonita: rimpasto. Se ne riparlerà dopo Pasqua. Così come nelle pause s’è discusso del dopo Politiche e della corsa alle Amministrative, fissando un’informale strategia comune per combattere l’avanzata grillina «con la concretezza del buon governo». E poi tutti a nanna. Presto.


Nel ritiro di Castelbuono, racconta un bucolico Musumeci, «vento e nebbia all’esterno e noi con il camino a legna acceso che aiuta a mitigare il freddo». Anche le bufere dell’Ars, il gelo dei partiti e le foschie palermitane sono rimaste fuori dal cancello dell’agriturismo. Ma domani è lunedì. E a Palazzo d’Orléans il camino a legna non c’è.
Twitter: @MarioBarresi

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