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La Finanziaria “light” di Musumeci, in arrivo il super Irfis

Di Mario Barresi

Catania. Sarà una «finanziaria asciutta». Non monacale come i tre giorni sulle Madonie, ma «composta da pochissime decine di norme, senza concedere spazio al consueto assalto alla diligenza». La giunta regionale, reduce dal "buen retiro" di Castelbuono, questa sera si riunirà per deliberare le norme finanziarie da trasmettere all'Assemblea regionale con l'obiettivo di approvarle entro il 31 marzo, senza far ricorso alla proroga dell'esercizio provvisorio per un altro mese.

Il tema principale, fra gli altri, è stato affrontato da Nello Musumeci, con gli 11 assessori (unico assente Vittorio Sgarbi) nella lunga sessione di lavoro di sabato. Dalle nove di mattina a mezzanotte e mezza, con tre pause in mezzo giusto per cibarsi e sgranchirsi. Un lavoro di limatura, visto che le linee principali erano state già scritte da Gaetano Armao, in sinergia col governatore. «Non si può dire che sarà una finanziaria tecnica, perché non c'è niente di più politico di un atto come questo», è la constatazione del presidente della Regione nel corso della full immersion. Più che deluso, realista. Perché - è il ragionamento emerso anche nell'agriturismo - «le principali riforme le faremo con apposite norme nel pieno rispetto dell'Ars». Dunque, nel testo che sarà esitato oggi in giunta, non ci saranno riferimenti specifici su rifiuti, nuove competenze alle Province, dipendenti regionali e precari, contratti dei forestali, rottamazione dell'Irsap e fusione Cas-Anas. «Subito dopo Pasqua ci concentreremo a lavorare a ognuna di queste riforme», è la linea concordata dal governo Musumeci.

Ma prima c'è la principale legge di bilancio, il libro mastro dell'attività della Regione. Che quest'anno - è una delle indiscrezioni che trapela - «non sarà un provvedimento-omnibus, dove poter infilare tutto e il contrario di tutto». Su input del presidente, condiviso da Armao e da (quasi) tutti gli assessori, sarà «una legge blindata rispetto al clientelismo e agli inciuci». Ma con qualche cartuccia da sparare già in questa fase. A partire dall'annunciato accorpamento di Irfis, Ircac e Crias. Le "cassaforti" economico-produttive della Regione saranno unite sotto un'unica sigla: Irfis. Che non sarà più istituto di intermediazione finanziaria, ma - mantenendo il medesimo acronimo - diventerà "Istituto regionale di finanziamento alle imprese siciliane" accorpando le competenze su cooperative e aziende artigiane. L'altra novità messa nero su bianco è la riforma delle case popolari in Sicilia: le Iacp saranno rottamate, con una gestione provvisoria da affidare poi alle Province. Altri interventi specifici su politiche sociali e sul fondo per i disabili.

Ma non ci sono soltanto bilancio e numeri all'ordine del giorno. Fra i nodi della maggioranza c'è la sostituzione del quasi-ex assessore ai Beni culturali, Sgarbi. «Vittorio ha detto una sola cosa giusta negli ultimi giorni e cioè che quel posto spetta a Forza Italia», è la battuta di Musumeci nei pochi minuti dedicati all'argomento. La scelta, dunque, toccherà al primo partito della coalizione. Deciderà il leader Gianfranco Miccichè, ma c'è qualcuno - nel partito e non solo - che ipotizza di sfruttare questa "casella" per lenire i mal di pancia dei quattro deputati regionali forzisti ribelli. Dare loro la possibilità di fare un nome (su cui verificare il gradimento di Musumeci) per evitare strappi nella già traballante maggioranza all'Ars.
Niente da fare per le aspirazioni di qualcuno (soprattutto Alessandro Aricò) all'interno di #DiventeràBellissima, così come sembra sbarrata la strada alla Lega che chiede l'assessore che non ha in nome dell'exploit alle Politiche. «Non ci sarà alcun rimpasto», ha detto ai suoi Musumeci ieri all'ora del caffè, sfogliando i giornali in attesa dell'ultimo tavolo prima del rompete le righe. Il motivo è già noto: «La giunta - va ripetendo il presidente - è la rappresentazione topografica della maggioranza uscita dalle Regionali e perciò la ritengo equilibrata». Per analogia tirano un sospiro di sollievo i centristi che qualcuno continua a ritenere «sovradimensionati» in giunta. «Non si tocca nulla. E dopo Pasqua risolveremo il dopo-Sgarbi con compattezza. Sarà questione di un quarto d'ora...», è la stima del governatore.

Rivela un assessore: «So che è quasi impossibile crederci, ma in agriturismo non s'è parlato neanche di sottogoverno e nomine negli enti». Ci fidiamo sulla parola, anche se pure questo - dopo i fastidi sussurrati soprattutto in Forza Italia - è un nodo che verrà al pettine. «Ne parleremo presto», è la proiezione.

Magari nel prossimo ritiro spirituale. Già fissato fra fine aprile e inizio maggio. Nebrodi o Etna. L'importante è stare sereni.
Twitter: @MarioBarresi

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