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Susinni, l’antenato degli impresentabili: «Io, 23 processi, l’indagato più felice che esistano i tribunali»

Intervista con l’ex sindaco di Mascali ed ex deputato regionale, oggi imprenditore turistico: «Ecco chi voleva i miei voti»

Susinni, l’antenato degli impresentabili: «Io, 23 processi, l’indagato più felice che esistano i tribunali»

Ma che dice? È venuto a sfottere?

«Macché. Sono qui, da uomo libero, per manifestare il mio orgoglio. E tutelare la mia dignità».

Biagio Susinni settant’anni non li deve fare più. L’ex sindaco di Mascali, ex deputato regionale, ha dismesso il baffetto malandrino. Ora è imprenditore turistico: «Una casa vacanze, un posto bellissimo». E si gode il vitalizio dell’Ars: 2.960 euro al mese. Da pluripregiudicato, fin qui (quasi) sempre assolto. L’ultima inchiesta è sul voto di scambio per Riccardo Pellegrino, candidato catanese di Forza Italia all’Ars.

Li ha mai contati?

«Cosa?».

I processi a suo carico. Lei è l’antenato degli impresentabili siciliani. All’epoca del suo primo arresto c’era ancora Craxi al potere...

«Se è per questo ho avuto l’onore di essere coimputato con Craxi in un processo a Messina. Io fui archiviato per corruzione in atti giudiziari. A lui, mischino, non so come gli finì».

Quante volte è stato sott’inchiesta?

«Non le avevo mai contate. L’ho fatto prima di venire da lei. Ecco qui (e tira fuori due fogli di carta intestata del “Nuovo Psi” con un elenco scritto fitto a penna, ndr), sono 23 procedimenti».

Il primo fu negli anni di Mani Pulite. Lei passò alla storia come primo arrestato della Tangentopoli siciliana...

«La devo correggere di nuovo. Il primo processo fu prima di Tangentopoli. Nel 1988: abuso d’ufficio sul Prg. Assolto, come in quasi tutti i processi».

Che, a giudicare dalla carpetta che ha con sé, sono tanti.

«Gliel’ho detto, sono 23. Quasi tutti abusi d’ufficio. Appalto sulla refezione scolastica: assolto. Assegnazione case popolari: assolto. Discarica comunale: assolto. Incarico a progettista: assolto. Qui leggo due altri abusi d’ufficio, 1989 e 1993. Sono stato assolto, ma non mi ricordo le vicende... Ah, dimenticavo. La prima Tangentopoli: corruzione e abuso d’ufficio per gli appalti comunali. Condannato in primo grado, poi assolto per prescrizione».

Sbirciando nel suo pizzino, c’è anche qualche accusa più pesante...

«Si riferisce al concorso in usura? Mi misero in mezzo, non c’entravo. Nel 1999 fui assolto».

E quella volta che voleva far costruire un inceneritore a Mascali?

«Ma che dice? Ero sindaco, dovevo dare un parere e dissi sì. Ma l’iter dipendeva da Provincia e Regione. Mi presi un anno e mezzo in primo grado, ma me ne sono uscito pulito in appello».

È venuto a dire che non è mai stato condannato?

«No, una l’ho presa: tre anni e due mesi per abuso d’ufficio continuato nel 1994. Fu un processo record: tre gradi di giudizio in un paio d’anni. Mi finì con l’affidamento ai servizi sociali, ma fui riabilitato dal questore nel 2005».

Nel 2013 fu arrestato di nuovo: corruzione e abuso d’ufficio aggravati. Il comune fui sciolto per mafia.

«A otto anni dai fatti e a cinque dallo scioglimento siamo alla fase iniziale del dibattimento. Ho chiesto di essere sentito, ma venerdì scorso mi hanno detto che è cambiato il collegio. Si va verso una facile prescrizione. Ma glielo dico in anteprima mondiale: rinuncerò alla prescrizione».

E perché mai?

«Perché voglio dimostrare la mia innocenza nei processi. A Messina sono stato già archiviato, ora combatterò pure a Catania. La notizia di reato dipende dalla relazione di un funzionario comunale dove i fatti sono falsati. E poi io, tutte le porcherie sul Prg, le ho sempre denunciate. Anche ai magistrati. Nessuno mi ha mai ascoltato».

Susinni, in quel processo, però, c’è l’ombra della mafia...

«Mai avuto rapporti con la mafia».

L’ultimo suo guaio giudiziario: l’accusano di compravendita di voti per il forzista Pellegrino alle Regionali.

«Vero è che ho portato i voti a Pellegrino. Ma non ho uscito un euro. Io in quarant’anni non ho mai comprato voti. Li ho presi perché la gente mi vuole bene. E stavolta li ho dati a lui. Vuole sapere quanti?».

Certo.

«In tutto 1.300. E conosco uno per uno chi glieli ha dati».

Conosceva anche Pellegrino. E sapeva pure che era chiacchierato....

«Pellegrino è venuto da me perché vicino all’onorevole Lo Turco, amico del mio amico Maesano. Io all’Ars volevo portare Ascenzio, ma poi l’hanno arrestato... Pellegrino, questo ragazzo, l’ho conosciuto 5 mesi prima delle elezioni e l’ho incontrato due-tre volte. Non volevano metterlo in lista. Lo accompagnai a Palermo da Miccichè».

Lei e Pellegrino da Miccichè: il cielo in una stanza...

«Gli portò le carte. Miccichè disse: “Te ne puoi andare, sei in lista!”».

Partì la gioiosa macchina da guerra. Lei e Pellegrino, con l’appoggio esterno di Maesano, a caccia di voti...

«Io, dopo l’onorevole Cardilllo, ho sempre fatto votare per me o per quel galantuomo di Pippo Nicotra. Che stavolta non c’era. E mi sono messo con Pellegrino, uno contro il sistema».

Un grillino, quasi...

«Uno come me. Niente salotti né sottogoverno, uno di strada. Avevo anche il piacere che Forza Italia, un partito troppo chiuso, stavolta si scassava...».

Ma siete indagati. Quei voti, seppur pochi, sono davvero sporchi?

«Se si riferisce alle dicerie su Pellegrino, le dico che con lui non ho visto né coppole né lupare».

La mafia, oggi, non le porta più...

«Se la mafia prende tremila voti a Catania... è messa male. E i miei voti sono puliti. Magari se li davo ad altri non puzzavano...».

Qualcun altro glieli ha chiesti?

«Certo. Nicotra mi ha chiesto l’appoggio per Sammartino e gli ho detto no. Così come ho detto no a Coppolino, il giovanotto di Sicilia Futura. A Zitelli ho detto sì. Ma solo qualche consiglio per muoversi nella mia zona...».

Tutti pazzi per Susinni...

«Quei quattro voti li ho perché lavoro fra la gente. Il mio telefonino è acceso 24 ore su 24. Quelli loschi lo tengono spento. Mi intercettano da quando esistono le intercettazioni».

Crisafulli la supera. Dice: da quando ci sono le cabine telefoniche.

«Ecco, è fatti la nomina e va cucchiti. Fanno le pulci a me per pochi voti. E perché non indagano chi ne ha presi decine di migliaia. Hanno fatto votare pure i morti e chiddi c’ana nasciri...».

Cos’è un’accusa alla magistratura?

«Nooo. Io sono l’indagato più giustizialista che c’è. Sono felice che esistano i tribunali, perché se fosse per i pm e per voi giornalisti saremmo tutti in carcere con la chiave buttata... Io mi difendo, do a mangiare agli avvocati. In 30 anni ho fatto guadagnare mezzo miliardo di lire in spese legali».

Il Pil degli impresentabili...

«Meno male che ci sono i tribunali».

E meno male che ci sono i vitalizi...

«Tremila euro al mese per due legislature all’Ars. Sono più povero di quando cominciai a far politica, 40 anni fa. Ho una pensione Inps di 200 euro. Sì a un contributo una tantum, ma...».

Ma il vitalizio se lo tiene.

«Sono Biagio Susinni. Uomo generoso. Ma non fesso».

Twitter: @MarioBarresi

ex sindaco ed ex deputato all’ars.
Biagio Susinni, 70 anni, ex sindaco di Mascali ed ex deputato regionale. A suo carico 23 processi. Ultima indagine per voto di scambio alle Regionali. Percepisce 2.960 euro di vitalizio regionale

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