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Matteo Salvini a Catania: «Adesso basta con la Sicilia campo profughi d'Europa»

Il ministro dell'Interno in visita anche all'hotspot di Pozzallo. Tensioni tra centri sociali e polizia, e liste tra sostenitori del leader leghista e manifestanti

Salvini a Catania: «Basta con la Sicilia campo profughi d'Europa»

«L'Italia e la Sicilia non possono essere il campo profughi d’Europa, la nostra linea è quella del buonsenso». Lo ha detto a Catania per un incontro elettorale il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini. L'obiettivo, ha spiegato Salvini, è quello di «limitare gli sbarchi e aumentare i rimpatri, che significa salvare le vite. Voglio dire basta al business che porta denaro alla criminalità organizzata».

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«Obiettivo è salvare le vite. E questo lo si fa impedendo le partemìnze dei barconi della morte che sono un affare per qualcuno e una disgrazia per il resto del mondo. Stiamo lavorando senza bacchette magiche per ottenere meno sbarchi, più espulsioni, più sicurezza e per bloccare e tagliare un enorme giro d’affari. Pregare e commuoversi non basta, lavoro perché tutti gli organismi internazionali si impegnino per fermare partenze, sbarchi e morti».

«L'Italia nel nome della tranquillità, della serenità, della convivenza civile accogliendo chi scappa davvero dalla guerra, ma sono meno del 10% di quelli che fanno domanda, e lavorando perché non partano tutti gli altri che in Italia non hanno un futuro». Ha poi aggiunto Salvini.

Il vicepremier ha poi visitato l’hotspot di Pozzallo dopo aver incontrato il sindaco della cittadina ragusana. Fuori si è registrato un acceso confronto verbale tra i sostenitori del leader della Lega e un gruppo di manifestanti.

Il tricolore e la bandiera della pace, cori di protesta e cori d’accoglienza: ad attendere il ministro dell’Interno Matteo Salvini all’hotspot di Pozzallo ci sono due gruppi opposti. Il primo arrivato per contestare il leader della Lega diversi minuti fa con il passare del tempo si infoltisce e, quando Salvini arriva all’hotspot entrando da un ingresso secondario lo «accoglie» con ululati, coperchi di pentole che sbattono e il grido «Via Salvini».

Al fianco dei manifestanti un gruppo, meno numeroso, di persone intona cori di tutt'altro tenore e al grido «Matteo, Matteo» applaude l’arrivo del ministro. Tra loro sventola anche una piccola bandiera italiana. Inevitabile che, dopo l’arrivo di Salvini, gli esponenti dei due gruppi vadano allo scontro tra chi sostiene il «prima gli italiani» di marca leghista e chi invece pone l’accento sulle torture che i migranti subiscono nei loro Paesi. Volano urla ma lo scontro resta solo verbale.

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