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La propaganda anti-migranti di Salvini in Sicilia provoca un caso diplomatico

Il paese nordafricano convoca ambasciatore. Il ministro si dice pronto a incontrare il suo "omologo" per rinsaldare gli accordi bilaterali

La propaganda anti-migranti di Salvini in Sicilia provoca un caso diplomatico

ROMA - «Profondo stupore». Il governo di Tunisi convoca l’ambasciatore italiano e reagisce alle frasi di Matteo Salvini che domenica, nel corso della visita all’hotspot di Pozzallo, aveva definito la Tunisia «un paese libero e democratico che non sta esportando gentiluomini e che spesso e volentieri esporta galeotti». Immediata la replica all’irritazione tunisina: «da parte mia - dice il neoministro dell’Interno - c'è la più ferma disponibilità a incontrare nel più breve tempo possibile il mio omologo di Tunisi per aumentare e migliorare la cooperazione, nel reciproco interesse sul fronte sicurezza, immigrazione e contrasto al terrorismo».

Il primo caso diplomatico per il governo Conte scoppia a sole 72 ore dall’insediamento del leader della Lega al Viminale e, seppur con toni moderati, l’irritazione di Tunisi è evidente. Il ministero degli Esteri sottolinea in una nota ufficiale di aver «ricevuto» l’ambasciatore italiano Lorenzo Fanara - un incontro «cordiale» secondo quest’ultimo - per informarlo del «grande stupore» suscitato dalle parole di Salvini «che non riflettono la cooperazione tra i due paesi nel campo della gestione dell’immigrazione ed indicano una conoscenza incompleta dei meccanismi di coordinamento esistenti tra i servizi tunisini ed italiani».

La Tunisia, tra l’altro, è uno dei pochi paesi con cui l’Italia ha accordi bilaterali in tema di immigrazione e per questo all’ambasciatore è stata ribadita la «volontà di continuare con il nuovo governo sulla via del consolidamento dei rapporti di fraternità e di collaborazione strategica». «Non voglio entrare in altri meriti che sono evidenti. Ognuno giustamente difende le sue posizioni» risponde Salvini, che si dice pronto, subito dopo la fiducia, a «prendere un aereo» e incontrare il suo omologo per continuare la collaborazione.

Il ministro tira dunque dritto e torna anche a mandare messaggi all’Ue alla vigilia del vertice europeo dei ministri dell’Interno in Lussemburgo: «O l’Europa ci dà una mano a mettere in sicurezza il nostro paese, oppure dovremo scegliere altre vie. Quello degli sbarchi e dell’accoglienza di centinaia di migliaia di "non profughi" non può continuare ad essere un problema solo italiano». La strategia che intende avviare il titolare del Viminale è chiara: rinegoziare gli accordi in Europa che, a suo parere, hanno fortemente penalizzato l’Italia. A cominciare dal Regolamento di Dublino, per proseguire con la richiesta di maggiore sostegno per i rimpatri, impulso ai ricollocamenti e ridefinizione delle missioni Frontex. "Lavoreremo - annuncia - per sensibilizzare i nostri vicini, perché altrimenti assomigliamo a un condomino strano dove gli italiani pagano di più degli altri condomini ma non hanno gli stessi servizi degli altri». La delegazione italiana - guidata dal capo dipartimento immigrazione Gerarda Pantalone - ribadirà dunque il no alle modifiche del Regolamento di Dublino così come sono state ipotizzate. Sono «peggiorative», è l’opinione del ministro, perché appesantirebbero «i Paesi del Mediterraneo, come Italia, Cipro, Malta, Spagna, ulteriormente, dandoci migliaia di migranti per dieci anni».

Posizioni che, secondo il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas, «sarebbe più saggio si facessero nei luoghi istituzionali adatti. Penso il consiglio di domani sia il contesto migliore per parlarne». Già il precedente Governo si era battuto per scardinare i principio di Dublino, insieme agli alleati mediterranei, incontrando però l’opposizione dei Paesi dell’Est. Difficile una mediazione, ma la posizione della Commissione, sottolinea Schinas, è che la riforma di Dublino avvenga attraverso «un accordo unanime».

Prima dell’ennesimo appuntamento elettorale, Salvini aveva trovato anche il tempo di esprimere apprezzamento per il suo predecessore Marco Minniti, che «ha fatto un discreto lavoro» e dunque «non smonteremo nulla di ciò che di positivo è stato realizzato». Ma proprio da Minniti arriva un "consiglio" al neo ministro. «Sulla sicurezza e sulla gestione dei flussi migratori» serve «meno propaganda e più fatti. Noi abbiamo fatto i fatti». 

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