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Nel "Black Friday" di Musumeci oltre al fioretto c'è pure il bazooka

Schiaffi dalla Corte dei conti e dalla Consulta, ma il governatore guarda avanti: ecco i suoi piani

Nel Black Friday di Nello Musumecioltre al fioretto c'è anche il bazooka...

Nello Musumeci

Sugli schiaffi della Corte dei conti continua a ripetere ai suoi che «ci riguardano soltanto per 31 giorni, dal primo al 31 dicembre». E che nelle parole del presidente Maurizio Graffeo, molto più che fra le righe, ha colto «un giudizio positivo sul cambio di rotta già dimostrato dal nostro governo nel Def». Eppure, nel Black Friday di Nello Musumeci, c’è molto più che la consapevolezza di camminare in un campo minato. L’invito della Corte dei conti a una «manovra correttiva» - nell’austera sala di Villa Whitaker, seduto in prima fila ad appena due posti di distanza dal ghigno gongolante del grillino Giancarlo Cancelleri - è stato solo il primo dispiacere della giornata. L’altro, in contemporanea, arriva (seppur anticipato da “gufi” ben informati) dal Palazzo della Consulta: “asfaltata” la riforma delle ex Province, addio all'elezione diretta a cui il governatore era tanto legato per «ridare la parola ai cittadini in un’epoca di antipolitica».

Si ricomincia. Subito. Col fioretto, rispetto ai conti. «Una situazione ereditata. Il vantaggio per noi consiste nel fare buon uso delle criticità perché si possa correggere nel più breve tempo». Come? Partendo dalle aziende partecipate. «La Regione non può più essere il bancomat al quale finora hanno attinto tutte le società deficitarie, improduttive, incapaci di produrre sviluppo». Ma anche una stretta ancor più rigida sui Dipartimenti, già destinatari della richiesta di una “lista della spesa” sui fondi europei (altra nota dolente sollevata dai magistrati contabili), per capire se ci sono «incrostazioni da rimuovere». Cosa cambia dopo il giudizio della Corte dei conti? «Per noi nulla, perché dev'essere - ha detto ai suoi - uno sprone per fare prima e meglio ciò che volevamo fare».

Ma sulla questione delle Province ecco che Musumeci tira fuori il bazooka. O la ruspa, visto il recente feeling con Matteo Salvini. «La sentenza della Corte costituzionale, al di là del marginale aspetto delle Province, suona ad offesa della dignità del popolo siciliano e della sua plurisecolare vocazione autonomistica», dice il governatore in un video su Facebook in serata. Un «colpo di spugna», sull'articolo 15 dello Statuto che riserva alla Regione la materia di organizzazione e controllo degli enti locali, dietro cui c’è «il malcelato e progressivo tentativo romano di smantellare l’istituto autonomistico». E dunque, con una «sentenza assai discutibile» i siciliani sono «espropriati del diritto sacrosanto di scegliere chi dovrà governare le ex Province, peraltro già da cinque anni condannate alla paralisi, con l’evidente stato di abbandono di viabilità, edilizia scolastica e servizi essenziali».

E torna il concetto del campo minato. Che chi governa ha il dovere di bonificare. Come? «Faremo una legge sulle Province. Si voterà a novembre con questo sistema assurdo - rivela Musumeci - ma nessuno può privarci del diritto di attribuire comunque più poteri agli enti intermedi». E neanche sui rifiuti si torna indietro: «Restano gli ambiti provinciali», taglia corto.
Ma non finisce qui. Ora Musumeci indossa l’elmetto sicilianista. «A questo punto noi siciliani siamo chiamati a prendere una decisione non più rinviabile: o rinunciamo definitivamente alla nostra Autonomia, accettando il cinismo dello Stato accentratore, o ricorriamo alla magistratura sovranazionale nell'ultimo tentativo di difendere la nostra identità». Un euro-ricorso? Il sentiero è stretto, ma il governatore ha chiesto a Gianfranco Miccichè una seduta all'Ars per «condividere la scelta con tutti i deputati». L’altra strada - una provocazione, fors'anche una suggestione - è rivolgersi ai siciliani. Per porre loro, magari alle urne, il domandone finale: ma questo Statuto speciale lo volete davvero?

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commenti 2
  • LupoAlberto99

    21 Luglio 2018 - 19:07

    La nostra tanto sbandierata autonomia e' servita soltanto a non applicare le leggi dello stato che per tutte le altre regioni vanno bene. Noi no. La nostra specialità necessita di ben altro. E di speciale in speciale ci ritroviamo tutte le aberrazioni più abominevoli che tutta l' Italia ci rimprovera. Che vergogna! Ma siamo "Siciliani". Allora siamo coraggiosi facciamo il salto di qualità. INDIPENDENZA!!! Cosi tutto quello che non va genericamente addebitato un po allo stato un po dall'avere le mani legate Per gli intervenienti dei commissari dello stato etc. Con l'indipendenza i panni sporchi ce li laviamo in famiglia. Altrimenti finiamola con questa farsa e accettiamo di essere Italiani per intero.

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  • Vittorio

    22 Luglio 2018 - 16:04

    L'autonomia della regione può essere un bene qualora abbia amministratori illuminati che diano sviluppo e progresso al popolo siciliano. Questo nel passato e nel presente non è mai avvenuto! Si addossa la responsabilità alla delinquenza, ma ciò avviene in qualsiasi nazione del mondo qualora non siano rimosse le cause e nemmeno si possono addossare tutte le colpe alla Carta costituzionale, gli esperti asseriscono sia una delle migliori! Pertanto e dovendo cercare un colpevole, rimane i nostri amministratori che il popolo elettore non sa scegliere! Io credo che Grillo, da discreto comico e a modo tutto suo, abbia dato la sveglia al popolo siciliano. Purtroppo la "maledizione" di Tomasi di Lampedusa, continua a imperversare: "Tutto cambi perché nulla cambi".

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