Gianfranco Miccichè: «Morto un Papa se fa un altro, con Berlusconi invece no. Ecco perché»
L'ex vicerè berlusconiano di Sicilia un fiume in piena di ricordi: dalla Ferrari in premio ai segreti del 61-0. E sul futuro di Forza Italia....
Alle sette della sera si dice «ancora sotto shock» per la perdita di «un uomo immenso, che mi ha amato molto così come io amavo lui». Gianfranco Miccichè, ieri mattina, ha capito che «il presidente non poteva essere immortale, anche se, dopo tutto quello che ha superato, cominciavamo a pensarlo». Silvio Berlusconi non c’è più e lui, il pupillo siciliano scoperto dal talent scout Marcello Dell’Utri, ricorda commosso «un rapporto lungo quarant’anni, cominciato oltre un decennio prima della politica».
Quando era manager di Publitalia
Prima di diventare il viceré forzista di Sicilia (titolo del quale è stato privato di recente), Miccichè era manager di Publitalia. I ricordi scorrono, come quella volta in cui «bisognava trovare il primo sponsor per “Striscia la Notizia” in pochissimo tempo», con un premio speciale messo in palio da Berlusconi. «Ci riuscì il mio team: beccammo in treno l’ad di Filo d’Oro, la marca di calze, grazie alla complicità della sua segretaria. E lui, Berlusconi, si presentò con le chiavi di una Ferrari. Io e i miei ragazzi andammo subito dal concessionario a rivenderla e ci dividemmo i soldi…».
I consigli del Cav
Dalla pubblicità alla politica, ma con gli stessi consigli: «Ci diceva sempre: “Ragazzi, chi è invidioso vive male, non sarà mai felice. La mattina, quando incontrate una persona, anche nemica, fatele un complimento». E poi, «per la prima volta, perché ora se ne può parlare», il segreto del leggendario 61-0 nel 2001. «C’era già stata Fiuggi e c’era An, ma io parlavo con Rauti. Nei sondaggi la metà dei collegi era in bilico e gli proposi di mettere uno del Msi ad Avola. Apriti cielo: Buttiglione minacciò di uscire dall’alleanza, Bossi era incazzatissimo. Una mattina mi chiamò Berlusconi alle sette meno dieci: “Gianfranco, stai facendo un casino con i fascisti”. Io gli spiegai l’accordo, che comprendeva anche Acierno nel listino di Cuffaro alle Regionali in quota Fiamma Tricolore. Gli dissi che ci avrebbero portato i voti per prenderci tutti i collegi in Sicilia, decisivi per vincere le Politiche. Lui si convinse, ma a un patto: “Diciamo a tutti che io non ti ho mai autorizzato…”. Dopo lo spoglio mi richiamò: “Quali ministeri mi lasci liberi per trattare con gli alleati?” Io gli risposi: “Tutti, io penso solo alla Sicilia”».
Il futuro di Forza Italia
Dobbiamo stopparlo, è un fiume di ricordi in piena. Per arrivare al punto. Il futuro di Forza Italia. «Morto un Papa se ne fa un altro, morto un Berlusconi invece no», è l’amara sentenza. Poi prova a raddrizzare il tiro: «Stamattina (ieri per chi legge, ndr) ho detto che con Berlusconi muore anche Forza Italia, ma ero avvilito». E allora il partito sopravviverà al suo leader e fondatore? «Non lo so, ma non la vedo facile: chi dice che non cambierà nulla è fuori dal mondo». Il problema, per Miccichè, «non è il partito strutturato o chi lo finanzia», ma è «la politica: chi decide la nostra linea, chi vogliamo nel Ppe, stiamo con la destra o coi moderati?». Anche il coordinatore nazionale Antonio Tajani, pur essendo il più titolato (e «non ce ne potrebbe essere uno diverso dentro»), avrà problemi di leadership, «perché se una scelta la prende Berlusconi sono tutti d’accordo, se lo fa chiunque altro succede l’inferno».
E allora Forza Italia, per l’ex coordinatore siciliano, potrebbe avere un futuro soltanto se ci fosse un’eredità politica testamentaria: «Marina Berlusconi? È bravissima, se volesse essere lei la nuova leader sarebbe l’unico tentativo concreto da fare. Ma io - confessa Miccichè - le ho parlato più volte e il dubbio ce l’ho: Marina lo vuole fare davvero?».
Lo scenario
Ed ecco il nuovo scenario: «Ora cambia tutto nel governo nazionale. Senza Berlusconi, Salvini si sentirà meno coperto e la Meloni proverà a prendersi tutto», profetizza. «Non voglio fare l’uccello del malaugurio, ma senza il presidente Forza Italia rischia di non esserci più».
L’ex presidente dell’Ars tace, anche per questione di galateo da lutto, sul suo pallino del centro autonomo (con dentro anche Matteo Renzi e non solo ), ma ammette che «si deve trovare una nuova grande idea». Si dice «colpito» dalla profezia di Peppino Gargani («Si scomporranno e si ricomporranno tutti i partiti», sostiene l’ex eurodeputato), col sospetto che «la morte del simbolo della Seconda Repubblica ci riporterà nella Prima»: ma per Miccichè «non torneremo al pentapartito, eppure qualcosa cambierà». Perché da oggi «nulla, senza Berlusconi, sarà più come prima».
Twitter: @MarioBarresi