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Politica

Micciché: «Il doppio incarico? Vado a fare una gita a Bruxelles e poi mi dimetto»

Di Mario Barresi

Gianfranco Miccichè, oltre a essere presidente dell’Ars, ora è anche eurodeputato. Congratulazioni!

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«E chi gliel’ha detta questa minchiata, Cancelleri?».

Il giornalista tutela le sue fonti. Comunque i grillini stavolta non c’entrano. La notizia è sul sito del Parlamento europeo. Lei ha pure scelto il gruppo: ovviamente entra nel Ppe.

«Ma le pare che sono scemo? Rinuncio alla carica di presidente dell’Ars per andare a fare l’europarlamentare?».

No, il punto è che aveva un mese di tempo per l’opzione sul doppio ruolo e non ha comunicato nulla...

«E siccome non ho detto niente, allora sono un pazzo e mi dimetto da presidente dell’Ars per andarmene a Bruxelles... Ma stiamo scherzando?».

Nessuno scherzo: lei non è eurodeputato “a sua insaputa”. Adesso sta cumulando entrambe le cariche.

«Allora, la cosa è questa: io il 19 luglio ho ricevuto la comunicazione di subentro. Da quel momento in poi io non posso dimettermi da nulla. Lo farò quando lo posso fare».

Ma se avesse comunicato la rinuncia a subentrare a Pogliese, oggi sul sito dell’Europarlamento non ci sarebbe il suo nome. Ma quello di  Leontini. Che sta aspettando il suo turno...

«Leontini è uno dei nostri e sarà lui l’eurodeputato, perché io ovviamente non lascio Palermo per andarmene a Bruxelles. Anche se lì si lavora meno, si sta in pace, c’è un bel fresco... Ma state tranquilli: io resto presidente dell’Ars, mi dimetterò da eurodeputato».

Ecco, appunto. Quando si dimette?

«Alla prima plenaria, che se non ricordo male è il 10 settembre. Sarà anche una cosa simbolica. Vede, da quando sono presidente c’è un gruppo di persone che si sta facendo un culo così per me. Voglio premiare il mio staff, che lavora da mesi con impegno, senza risparmiarsi. Voglio portarli tutti a Strasburgo con me per l’insediamento: sarà una specie di gita-premio. Arriviamo lì, mi insedio e poi subito dopo mi dimetto. Facciamo una bella festa e poi torniamo tutti a Palermo a lavorare per il bene della Sicilia».

Qualcuno, anche dal suo staff, sostiene che la scelta di lasciare tutti sulle spine è anche una sorta di rivincita morale rispetto a quelle elezioni europee del 2014, in cui si sentì abbandonato dal partito.

«Potrebbe essere anche una questione di principio, ma non io non sono uno che ha bisogno di rivincite né di vendette. E poi, ripeto, ormai non potrei dimettermi manco se lo volessi».

Poi in questa storia c’è una suggestione politica: Miccichè, il nemico giurato dei grillini taglia-indennità, che per un paio di mesi cumula due stipendi.

«È una sciocchezza, perché io stipendio europeo non ne prendo. Le indennità fanno sempre comodo, se potessi me la terrei pure... Ma non mi spetta quella di Bruxelles, o così mi dicono».

Nessuna indennità piena, ma  le spetta una quota aggiuntiva per spese di segreteria. I suoi dicono che devolverà questi soldi in beneficenza.

«Ah, questo non lo sapevo. Cioè, non mi risulta ‘sta cosa. Non mi hanno accreditato un euro. Io so che non prenderò niente. Beneficenza? Certo, poi magari sì. Ma tanto io mi dimetterò. Gliela posso dire un’ultima cosa?».

Prego...

«Lei questa notizia non l’ha presa dal sito dell’europarlamento. Gliel’ha detta Cancelleri. Oppure qualcuno del mio partito...».

Twitter: @MarioBarresi

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