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Totò Cuffaro al convegno dell'Ars accende la miccia della polemica

Gianfranco Miccichè e Claudio Fava contro i grillini: «Ha scontato la sua pena, ha diritto di parlare». L'ex presidente della Regione: «Ho chiesto riabilitazione ma non intendo fare politica»

Totò Cuffaro al convegno dell'Ars accende la miccia della polemica

E’ finita come forse era prevedibile che finisse. E’, infatti, polemica dopo che l’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, che ha scontato sette anni per concorso esterno alla mafia, è stato invitato come relatore ad un convegno sui detenuti (il suo tema è "Oltre le sbarre. Uno sguardo ai diritti e alle tutele dei figli dei detenuti") in programma nei prossimi giorni nella sala dedicata a Piersanti Mattarella all’Ars.

Ieri era stato il gruppo parlamentare del M5S a parlare di “porcata”, oggi invece a difesa del diritto di Cuffaro di potere liberamente parlare si sono schierati il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè e il presidente della commissione regionale antimafia Claudio Fava.

Miccichè si è rivolto al capo dei grillini siciliani Giancarlo Cancelleri in un duello che sembra non finire mai: «Caro Giancarlo Cancelleri – ha detto Miccichè - comprendo bene che ti senti in “missione per conto di Dio” ma non compete né a me, né a te fare il giustiziere. Che ti piaccia o no Totò Cuffaro ha scontato la sua pena e saldato il suo debito con la giustizia. Ricorda, inoltre, che mettere la museruola a qualcuno è segno di paura, non di forza. In vita mia non ho mai impedito a chicchessia di dire la sua, men che meno lo farei con chi ha sofferto in carcere – ha aggiunto Miccichè - E non lo farò nemmeno stavolta, nemmeno se il tuo problema si chiama Totò Cuffaro. Non starò qui a spiegarti che costui rappresenta un pezzo importante di recente storia siciliana. E una cosa sia chiara: censurare non fa parte del mio dna».

Pure Claudio Fava ha duramente criticato il M5S: «Il manicheismo – ha detto il presidente dell’Antimafia regionale - è una bandiera facile da innalzare, non si paga mai pegno e ci rende tutti eroi. Leggo di vibratissime proteste perché un ex detenuto, che ha scontato interamente la propria pena, viene invitato a discutere (con il direttore del carcere di Palermo e con il garante per i detenuti) di galera, pena e riabilitazione. Vibratissime proteste perché l’ex detenuto in questione è Totò Cuffaro. Magari se fosse stato un rapinatore, un omicida, un terrorista o un tangentista nessuno si sarebbe strappato le vesti. Ma è Cuffaro, ex galeotto, pena scontata. E la piazza ha deciso: gli altri sì, lui no. Si obietta che il convegno si terrà all’ARS, e siccome il suddetto fu condannato per favoreggiamento mafioso mentre era presidente della Regione, vada ovunque ma non metta mai più piede a Palazzo dei Normanni! Lo direi anch’io se l’avessero invitato a discettare di politica: Cuffaro vada pure dai suoi amici, dai suoi ex sodali di partito, nelle sue parrocchie: ma non all’ARS. Ma l’hanno invitato a parlare ad un convegno che s’intitola «Oltre le sbarre. Uno sguardo ai diritti e alle tutele dei figli dei detenuti». Dunque? Dov’è lo scandalo? Deve tacere perché si chiama Cuffaro? Ci fa così paura da togliergli il diritto di parlare della sua esperienza di detenuto assieme a un direttore di carcere e al garante dei detenuti? Io non ho nulla a che spartire con Cuffaro per cultura politica, comportamenti, amicizie, pratiche, vocazioni e furbate. Gli sono stato sempre, limpidamente e radicalmente avversario. Ma riconosco all’ex detenuto Cuffaro il diritto di parlare della propria esperienza di carcerato. E a chi ha voglia di ascoltarlo, di poterlo fare. E lo dico proprio perché so che organizzando i sit in di protesta davanti all’Ars c’è chi già pensa di raccattare qualche voto in più o qualche applauso in più. Ma dei voti e degli applausi che si raccolgono mostrando in piazza la faccia feroce, ecco, consentitemi, io ne faccio volentieri a meno”.

Cuffaro evita di entrare nella polemica ma ha precisato che è vero che intende richiedere la riabilitazione, ma ha negato l’intenzione di volere rientrare nell’agone politico.

«Smentisco categoricamente qualsiasi mio impegno futuro in politica – ha detto -. La richiesta di poter beneficiare della riabilitazione penale è un diritto che intendo esercitare e che nulla ha a che vedere con la politica attiva e di partito. L’unico impegno politico che intendo proseguire è quello sociale e umanitario in favore degli ultimi e che mi vede coinvolto con tante altre persone in progetti di assistenza medica e per la realizzazione di infrastrutture sanitarie».

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