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L'idea di Mirello scuote la cristalleria dem:
tra silenzi e rivolte, ora si affilano i coltelli

«Sammartino segretario in Sicilia», la sinistra del Pd boccia la proposta di Crisafulli che però intanto ottiene un primo risultato stanando l'asse dei leader che puntano su Gucciardi. Ma non c'è solo questo...

L'idea di Mirello scuote la cristalleria dem: tra silenzi e rivolte, ora si affilano i coltelli

CATANIA - Mirello, come sempre, ha fatto centro. Con la stessa delicatezza di un elefante che volteggia nella cristalleria dem; con la medesima piacevolezza di una fialetta puzzolente gettata nella tana di un partito in letargo. La proposta di Mirello Crisafulli - ovvero Luca Sammartino come segretario regionale del Pd «che unisce» - ha avuto l’effetto, tutt'altro che indesiderato, di aprire di fatto la corsa congressuale. Il diretto interessato, renziano recordman di preferenze all'Ars, com'era prevedibile si circonda di una coltre di silenzio. «Ha capacità aggregante e consensi dentro e fuori il partito. E poi è uno dei meno compromessi col disastro del governo Crocetta», è la lettera di referenze firmata dal “barone rosso”. Che - dice lui - non sa nemmeno se il deputato regionale catanese «sia d’accordo con questa mia idea, o sia disponibile» a candidarsi.

Chi non fa mistero di una feroce contrarietà all'endorsement crisafulliano è l’ala sinistra del Pd siciliano. A partire dall’area laburista. Che, già di buon mattino, rompe il ghiaccio con Angelo Villari: «Mirello parla per sé. E mi dispiace che sia il protagonista di un accordo fra potentati, vecchi e nuovi». Uno sdegnato no, dunque, a un segretario regionale che «incarnerebbe la causa delle ultime sconfitte del partito», uno che «è arrivato l’altro ieri in un trapianto di ceto politico senz'anima snaturando l’essenza del Pd». L’ex assessore catanese rammenta ai renziani che «nel governo Crocetta avevano tre o forse quattro assessori, e quindi sono molto più compromessi di noi che, invece, chiedevamo di chiudere molto prima quell'esperienza». Villari ha in testa un segretario «che non sia un signore delle tessere, ma che parli agli elettori che abbiamo perso perché hanno votato M5S». Fuori i nomi: «Non mancano, ma non è il momento di farli. Ma se mi fanno incazzare ancora, mi candido io.... Per denunciare tutte le porcherie».

L’ex assessore Bruno Marziano, esponente dall'area orlandiana, sostiene di non avere «nulla contro l’amico Sammartino». Ma ammonisce il partito: «Non facciamo un altro pasticcio alla siciliana». Ovvero: «Pensiamo a un congresso con lo stesso schema di quello nazionale e confrontiamoci su due idee di partito: Macron o Corbyn». In ogni caso il prossimo segretario siciliano dev'essere «chiaramente in discontinuità con quelli che abbiamo avuto responsabilità, attive o passive, nella triplice sconfitta elettorale: né dirigenti o uomini di governo, né compilatori di liste autoreferenziali». Il che, se si avverasse, sarebbe una tabula rasa nel Pd dell’ultimo lustro.

Anche dai Partigiani Dem arriva il fuoco di sbarramento sulla “strana coppia” Crisafulli-Sammartino. Antonio Rubino giura: «Ci metteremo di traverso a qualsiasi inciucio di questo tipo». Con un piano A: «Presenteremo nostre liste regionali e nazionali collegate ai candidati che ci rappresentano meglio». A Roma il cuore batte per Nicola Zingaretti, ma in Sicilia? Qui scatta il piano B: «Se non ci sarà un candidato in cui riconoscersi, saremo costretti a scendere in campo direttamente». Rubino smentisce uno dei rumors più diffusi di questi tempi a Palermo. E cioè che la richiesta di un “lasciapassare” per Sammartino arrivi da Matteo Orfini, al quale il segretario uscente Fausto Raciti non può dire di no, ma - non volendosi esporre in prima persona per l’ex nemico renziano - manda in avanscoperta Crisafulli, magari col placet di Lillo Speziale.

Ammesso e non concesso che questa “desistenza” sia infondata, la mossa dell’ex senatore di Enna stana un altro accordo che in queste settimane cominciava a prendere forma. Quello fra due storici leader dem di Sicilia: Peppino Lupo e Antonello Cracolici. I quali vedrebbero con favore un segretario regionale “pacatamente renziano” come Baldo Gucciardii. Un nome che - paradossalmente, ma fino a un certo punto - è una tentazione anche per Davide Faraone, il più integralista dei Matteo-boys di Sicilia. L’ex sottosegretario, sussurrano i dem più maliziosi, considererebbe la candidatura del deputato regionale di Salemi come meno minacciosa rispetto a quella di Sammartino. Che ha i voti, l’età e l’ambizione per scalzarlo dalla leadership renziana di Sicilia. Gucciardi rassicura anche Lupo e Cracolici, impegnati in questo momento in complicati riposizionamenti sullo scacchiere del congresso nazionale. Era lui, prima dell’uscita di Crisafulli, «il segretario che unisce».

Eppure potrebbero esserci anche altri nomi per quella soluzione unitaria invocata da tutti ma praticata da pochi. Anthony Barbagallo potrebbe piacere all'area laburista e non dispiacere ai Partigiani, che - pur non considerandolo la migliore scelta possibile - lo preferirebbero a Gucciardi o a un’eventuale candidatura last minute dello stesso Lupo. Certo, il primo sbarramento all'ex assessore al Turismo è numerico: gli mancherebbe la forza dei padroni delle tessere. E poi dovrebbe consumare un rito edipico-franceschiniano rompendo con Lupo. Motivi che inducono Barbagallo a una certa prudenza: «Io candidato alla segreteria? Sarei disponibile soltanto se fosse un’indicazione quanto più unitaria possibile. Per ora è fantapolitica». Ma l’ex sindaco di Pedara non si sottrae al giudizio sulla “pazza idea” di Crisafulli: «Apprezzo la lucidità di Mirello, dirigente coerente e dalla storia importante, su un candidato che unisca. Ma prima dei nomi viene il modello politico: un partito che torni a parlare ai progressisti, ai mondi di ambiente, scuola, sindacato, volontariato». Nemmeno un identikit in testa? «Magari potremmo cominciare a escludere chi ha votato Miccichè alla presidenza dell’Ars», sibila Barbagallo. Un velenosissimo “taglia fuori” (non solo) per Sammartino. Che, raccontano da “Radio Dem” sulle frequenze di Sala d’Ercole, ieri è stato l’unico dell’opposizione a votare assieme al centrodestra l’emendamento che sopprime il sorteggio per i revisori dei conti. Circa 250 nomine in pancia al governo Musumeci, con il via libera, nonostante le barricate di dem e cinquestelle, da parte di 28 deputati. Uno dei quali è il segretario del Pd che piace tanto a Crisafulli.

Twitter: @MarioBarresi

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