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Scontro Corte dei conti-Regione, quali conseguenze per i siciliani?

I lavori d'aula dell'Ars ieri interrotti dal pesante conflitto istituzionale sorto tra la magistratura contabile e il governatore Musumeci accusato di aver sostituito il rendiconto generale dell'Ente per il 2017

Scontro Corte dei Conti- Regione su Rendiconto Quali conseguenze per i siciliani dopo blocco Ars?

Palermo - Inatteso, ma non per questo meno esplosivo, scoppia un pesante conflitto istituzionale tra la Corte dei conti e il governo Musumeci. Alla base del problema sorto c’è il rendiconto generale della Regione per il 2017. La Corte dei Conti siciliana ieri, nel corso dell’adunanza prevista, ha infatti contestato al governo di avere sostituito il rendiconto generale della Regione per il 2017, già parificato dai giudici a luglio, con un nuovo testo trasmesso all’Ars per l'approvazione.

Il conflitto è emerso durante l’adunanza pubblica di ieri convocata sul rendiconto, a cui però non ha preso parte il governo regionale. Le controdeduzioni sono state argomentate dal ragioniere generale della Regione, Giovanni Bologna. Tra i chiarimenti portati a sostegno da quest'ultimo, avendo operato all’interno delle nuove regole del sistema contabile, ci sarebbe quello per cui la Regione ha messo insieme il consolidato (documento consuntivo di esercizio che rappresenta la situazione economica, ma anche quella patrimoniale), con il rendiconto generale, in cui vengono riassunti numeri e flussi finanziari di un determinato periodo. Il nuovo documento conteneva la riscrittura anche alla luce dei rilievi posti dai giudici contabili in occasione della parifica.

L’obiezione della Corte consisterebbe più nel metodo che non nel merito, posto che i numeri, secondo la Regione, potrebbero non essere così disallineati. Cosa diversa lasciano intendere i giudici per i quali il nuovo rendiconto sarebbe poco congruente dal punto di vista di numeri e cifre con quello parificato dall’organo contabile a luglio. La Regione potrebbe dividere nuovamente consolidato e rendiconto in due distinti disegni di legge come ha chiarito lo stesso ragioniere generale. Già oggi la soluzione salva-rilievi potrebbe prendere forma e azzerare i discorsi.

Da qualche parte c’è stato un corto circuito tra Corte e governo. I giudici avevano avuto contezza delle nuove carte una settimana fa. Carte e tabelle studiate in gran fretta dal procuratore Maria Rachele Anita Aronica che aveva pronta la relazione di contestazione. Al termine di una serie di colloqui informali, la Corte ha ricevuto dalla Regione, una nota con un emendamento al nuovo disegno di legge che aveva sostituito il rendiconto parificato, col quale il governo intenderebbe corre ai ripari presentandolo in Ars per cercare di risolvere eventuali problemi contabili. Una procedura che ha lasciato perplessi i giudici, che si sono riuniti in camera di consiglio per assumere una decisione, attesa nei prossimi giorni: «Mai successa una cosa del genere, mi spiace», il commento della presidente delle sezioni riunite della Corte dei conti, Luciana Savagnone. «Non so cosa uscirà dalla camera di consiglio. Secondo me quella delibera parificata non esiste più; del resto cambiando un dato diventa tutto un altro documento» aggiungendo: «Non posso dubitare della buona fede del governo». Parole che il governatore Nello Musumeci, ha giudicato «irrituali: sorprendono e amareggiano», aggiungendo che «il rispetto per lo stile istituzionale ci porta ad avere piena fiducia nella magistratura contabile».

Il caso ha bloccato l’Ars, che nel pomeriggio avrebbe dovuto cominciare la discussione generale sul testo. Per il capogruppo del Pd, Giuseppe Lupo «in questo modo il governo paralizza l’attività legislativa dell’Ars con conseguenze drammaticamente negative per la vita della Regione e di cinque milioni di siciliani».

Duri anche i 5stelle: «Esprimiamo viva preoccupazione per la situazione economica della Regione e attendiamo il pronunciamento della Corte dei Conti. In questo clima di enorme incertezza – continuano i deputati - l’unico dato certo è che è molto grave l’assenza del governo all’adunanza».

Bacchettate da parte del presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè. «Se il governo fosse stato presente probabilmente i problemi si sarebbero potuti superare. Se i tempi dell’approvazione dei documenti contabili all’Ars si allungano si mettono a rischio anche gli stipendi: non possiamo non pagare gli stipendi proprio a Natale».

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