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Contratto per salvare la Sicilia, Musumeci non risponde ma Cancelleri aspetta novità

Il presidente della Regione non fa cenno della proposta del leader siciliano del M5s per un mini patto di governo, un'idea che potrebbe diventare anche un caso nazionale

Contratto per salvare la Sicilia, Musumeci non risponde ma Cancelleri aspetta novità

CATANIA - Da Nello Musumeci, come era prevedibile, nessuna risposta alla «proposta che gli faccio per l’ultima volta» lanciata da Giancarlo Cancelleri: firmare un «mini-contratto di governo per salvare la Sicilia».

Il governatore è in visita istituzionale a Malta, dove ieri ha incontrato anche il Capo dello Stato e alcuni ministri. Anche a distanza Musumeci è intervenuto su alcuni temi - dai fondi alle imprese siciliane all’omaggio a Franca Viola fino, ovviamente, al blitz contro la nuova cupola di Cosa Nostra - ma non s’è pronunciato sull’offerta politica del leader del M5S siciliano,, lanciata nell’intervista pubblicata ieri su La Sicilia.

Ma l’idea, dopo il pronto soccorso grillino nella sfiducia contro Nicola Zingaretti nel Lazio, rischia di diventare un caso nazionale. Cancelleri invita Musumeci a liberarsi «dei vecchi scarponi e delle vecchie logiche: alleggerisciti del peso degli impresentabili e dei poltronari». E, aggiunge, «incontriamoci». Ma, «se vieni non portare carte già scritte. Porta con te soltanto un foglio bianco e un paio di penne».

Un’ipotesi che, pur essendo condivisa dalla maggioranza del gruppo di Sala d’Ercole, avrebbe un potenziale vulnus di contestazione da parte della parte dell’ala più puritana. Con chi, fra loro, gli ha chiesto spiegazioni, ieri Cancelleri ha chiarito il concetto: «Non c’è nessun inciucio, non ci sono poltrone o assessorati in ballo. È una trasparente disponibilità a collaborare sulle priorità».

È ovvio che per spingersi fino a questo punto il leader grillino ha le spalle ben coperte. Il che fa parte di una strategia nazionale, raccontata dal nostro giornale: anche come antidoto alla “salvinite” che minaccia le zone gialle del Paese (compresa l’Isola del 28-0 alle Politiche) i 5stelle provano a sfruttare una sorta di governo-ombra con la sponda dei pentastellati al governo. E gli assessori regionali, in alcuni casi, ne hanno già avuto prova.

Non a caso, tornardo sull’argomento, Cancelleri spiega: «Con il M5S al governo nazionale cerchiamo ogni giorno di dare risposte concrete ai tanti bisogni ma, per partito preso, Musumeci non accetta nemmeno la mano che gli tendiamo da Roma».

E allora? «Vestiamo la stessa maglietta e poi avversari come sempre», è il mantra. Che, con l’avvicinarsi delle Europee, diventa una litania. Una «sana collaborazione» di cui rivendica la matrice anche l’eurodeputato Ignazio Corrao, estimatore del «profilo istituzionale» del governatore, nonostante recenti delusioni per vicende trapanesi.

C’è stato qualche contatto anche tramite intermediari? «Nessuna risposta», rivela Cancelleri. Che si lascia scappare: «Presto potrebbero esserci novità». E su Fb incalza: «È passato solo un anno e il presidente dovrebbe considerare forse di cambiare piano... oppure di cambiare mestiere».

Anche i silenzi che arrivano dal fronte del destinatario, però, vanno interpretati. Non è la prima volta che dal M5S arrivano segnali di fumo, ai quali Musumeci ha sempre risposto allo stesso modo: «Io collaboro con tutti, ma non faccio ribaltoni». Il che ha sempre sbarrato la strada - e ciò vale a maggior ragione oggi, alla vigilia della maratona per la Finanziaria all’Ars - alla conventio ad excludendum (mollare Gianfranco Miccichè e altri alleati di centrodestra), l’unica condizione posta al governatore. Che, pur ammettendo di essere «senza maggioranza» e pur condividendo la necessità di «un asse istituzionale con Roma» più volte sostenuta da Ruggero Razza, è antropologicamente non predisposto a «fare lo stesso errore che fece Lombardo».

E gli alleati? Molto scetticismo e accenni di fastidio. Un segnale ieri è comunque arrivato all’Ars. La commissione Affari generali doveva dare il parere sulle nomine di Nino Caleca e Giovanni Ardizzone a membri laici del Cga e sui presidenti degli Iacp indicati dal governo a Trapani (Paolo Ruggeri), Catania (Angelo Sicali), Messina (Giuseppe Calabrò), Palermo (Nunzio Moschetti) e Siracusa (Nicoletta Piazzese). I mal di pancia erano pregressi, ma ieri è mancato il numero legale con molti assenti del centrodestra.

Dalle altre opposizioni il dialogo M5S-governatore è visto come il fumo negli occhi. «La smania di potere di Cancelleri sta avendo il sopravvento. Pronto a sottomettersi alla corte di Musumeci. Buona fortuna», dice Antonello Cracolici (Pd). E Claudio Fava (Cento Passi) taglia corto: «Sono abissalmente lontano dall’idea. Immaginare di costruire un patto di governo sotto forma di un contratto fa parte di un’altra prospettiva politica, che non è la mia».

Twitter: @MarioBarresi

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