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Montante, le verità della "zarina" Monterosso: «Toccai fili delicati...»

L'ex segretaria generale della Regione sentita ieri dall'Antimafia dell'Ars: «Sparirono carte ma io non ho mai subito pressioni». E ancora: «Rispondevo solo a Crocetta. Lumia? Più presente di altri, ma con lui buongiorno e buonasera...»

Montante, le verità della "zarina" Monterosso: «Toccai fili delicati...»

CATANIA - Antonello Montante? «Me lo presentò il presidente, l’ho visto in tutto sei volte in vita mia». Due delle quali dopo la notizia dell’indagine per mafia: in un convegno di Unioncamere e all'hotel Plaza di Roma. «Ma sempre in veste ufficiale», al seguito di Rosario Crocetta, che «era il mio unico referente istituzionale». E, comunque, senza «mai ricevere pressioni». Patrizia Monterosso si sfila dal “sistema Montante”. Se davvero c’era, questa Spectre politico-affaristica che ha condizionato i destini della Sicilia nell'ultimo decennio, lei - la “zarina” di Palazzo d’Orléans - giura di esserne rimasta fuori. Anche perché, assicura nell'audizione in Antimafia dell'Ars, il suo rapporto «con qualsiasi terzo» era fondato sulla «estraneità» e comunque gestito «con il metodo dell’istruttoria», ovvero «con atti tracciabili formalizzati in segreteria».

Se qualcuno, ieri pomeriggio, s’aspettava clamorose rivelazioni da potenziale “pentita” del cerchio magico di Crocetta, è rimasto deluso. L’ex segretaria generale della Regione, in quasi due ore e mezzo di confronto con la commissione (definito «particolarmente lungo, certamente utile ed estremamente dettagliato e anche di conferma dell’ipotesi di lavoro che abbiamo sviluppato in questi mesi» dal presidente Claudio Fava) ha raccontato le sue verità. Da un punto di osservazione privilegiato, la super burocrate chiamata da Raffaele Lombardo e poi confermata dal “rivoluzionario” successore («Crocetta mi disse: “Ti lascio perché sei una rompipalle”»), assolve se stessa. E non accusa i protagonisti di quella stagione di potere. Anche sul suo rapporto con Beppe Lumia, pur ammettendo la presenza «frequente, più di altri» e non certo ininfluente del “senatore della porta accanto” nelle stanze della Presidenza, Monterosso derubrica: «Ci salutavamo, buongiorno e buonasera». Anche perché lei giura di non aver preso parte alle «riunioni politiche, che non erano di mia competenza». Pressioni dal potente dioscuro dem? «Nessuna», taglia corto. Soltanto una volta, «sull'onda emotiva dell’attentato ad Antoci», Lumia le chiese di «fare di più», sollecitando risposte del dipartimento Territorio e ambiente.

Per Monterosso, assolta nel processo per peculato sugli extra-budget della formazione professionale (dopo la condanna a 1,3 milioni della Corte dei conti), rimossa da Nello Musumeci dopo l'insediamento, quella di ieri è comunque un’occasione per raccontare e raccontarsi. «Un momento di umanità, perché io di queste vicende non ho mai pubblicamente parlato», dice - con appena un filo di emozione - alla fine dell’audizione. E quindi, dopo l’auto-assoluzione da qualsiasi rapporto con Montante&affini, l’ex segretaria generale va oltre. Citando una serie di «fili che ho toccato», perché «io e il mio ufficio non ci siamo mai girati dall'altra parte»: il dossier sul demanio marittimo, la svendita del patrimonio immobiliare della Regione, le ispezioni sul fondo del social housing e sull'assunzione nel gruppo Morace della figlia di una dirigente, fino ai delicatissimi settori dell’eolico e dei vincoli ambientali. «Il mio lavoro dava fastidio», sostiene Monterosso. Che racconta anche una serie di episodi, piccoli e grandi: dal recapito di un bracciale con un «grazie di cuore» nel biglietto, alle minacce dei “Brianzoli incazzati”, fino alle accuse del “pentito” Giuseppe Tuzzolino che la descrisse come mafiosa, tangentista e massona. Versione su cui, anche ieri, è stata attaccata dai deputati cinquestelle, nonostante l’architetto sia stato ritenuto inattendibile e poi anche accusato di calunnia per quelle esternazioni

Ma anche la grillina Roberta Schillaci s’è detta «colpita» da «episodi inquietanti». Legati «alla scomparsa di alcuni fascicoli importanti dai suoi uffici, che l'hanno indotta a installare alcuni sistemi di videosorveglianza per ragioni di sicurezza», su cui il M5S chiede «di produrre ulteriori elementi». Cosa c’era in quelle sparite nel nulla? «Tutto quello che ho fatto e che mi è successo è agli atti», si limita a dire l’ex sacerdotessa della Regione prima di congedarsi con algida cordialità.

Twitter: @MarioBarresi

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