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Musumeci: «Rimpasto prima delle Europee» Prevista una sola staffetta

Il lombardiano Antonio Scavone dovrebbe prendere il posto di Mariella Ippolito all'Assessorato alla Famiglia

Musumeci: «Rimpasto prima delle Europee» Prevista una sola staffetta

Palermo - Rimpasto di governo prima delle Europee. Lo ha annunciato il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci a Palazzo d'Orleans. "Avevo già anticipato questa esigenza - ha aggiunto. Siamo in perfetta sintonia con Forza Italia, mi fa piacere che condivida impostazione". Musumeci ha poi osservato che "le scelte del Parlamento meritano sempre rispetto da parte del governo che ha trasmesso all'Ars la legge di bilancio e la legge di stabilità già il 20 dicembre, questo non avveniva da qualche anno".

A spingere verso il "rimpastino", con una certa insistenza, sono stati gli Autonomisti che chiedono al governatore la staffetta fra Mariella Ippolito e Antonio Scavone alla Famiglia. «Si deve fare adesso», avrebbero detto gli alleati. Ma, è chiaro, col consenso di Musumeci. Fuori la farmacista di Caltanissetta, dentro il radiologo catanese, già deputato e senatore, ma soprattutto uomo-ombra di Raffaele Lombardo. Perché questa scelta? E perché con questa fretta? Al di là dei problemi personali di Ippolito (reduce da gravi lutti familiari e ancora alle prese con una fastidiosa frattura alla gamba), assente dalle sedute di giunta da circa due mesi, c’è soprattutto la necessità - per i lombardiani - di mettere a profitto un assessorato cruciale, affidandolo a un politico navigato il welfare siciliano, «soprattutto chiave anti-populista». Le Europee sono alle porte, gli autonomisti in Sicilia non vogliono sfigurare nella lista con Giorgia Meloni.


Nulla osta per Musumeci, nell’ambito di un rapporto definito «leale e costruttivo» con gli alleati. Tanto più che il presidente, presentando a dicembre il report sul primo anno di governo, citò proprio la Famiglia e il Lavoro (entrambe deleghe di Ippolito) fra i settori di cui si riteneva «insoddisfatto». E gli altri due - sport e funzione pubblica - furono interpretati come indizi sulla strategia di una rotazione, anche dei dirigenti regionali, che si materializzerà in primavera. Magari dopo le elezioni, con l’assessore Sandro Pappalardo (FdI) forse in pista per un seggio a Bruxelles. Per il momento “graziata”, nel giudizio presidenziale, la forzista Bernardette Grasso, che semmai potrebbe rientrare in uno scenario di nuovi equilibri siciliani del partito. Un buco nero in cui potrebbe finire anche il siracusano Edy Bandiera, fra gli osservati speciali di Musumeci, da sempre osteggiato dai Cannata’s (la deputata Rossana e il fratello Luca, sindaco di Avola), ma ora in freddo anche con Stefania Prestigiacomo, madrina della sua nomina, che rinfaccia all’assessore all’Agricoltura una vacanza in Kenya proprio nei delicati giorni del parto dei manager sanitari.


Ma tant’è. Per ora, dopo l’imminente arrivo di Scavone, nessun altro cambio di formazione. A minare gli equilibri della maggioranza-non maggioranza basta già il ciclone-finanziaria. Nonostante il «clima di unità e di serenità» riferito sulla giunta-fiume (dalle 10 alle 23) di domenica scorsa a Pergusa. Adesso la prova del nove sarà rispettare la tabella di marcia all’Ars per approvare i ddl di bilancio e collegati. Sui quali sono piovuti oltre 1.500 emendamenti trasversali. «È il momento di gloria dell’Assemblea, una volta l’anno, e facciamoglielo godere», minimizza una fonte governativa con buona dose di realpolitik. «Non ci arriveremo», sbotta un navigato deputato di centrodestra. A evitare un altro mese di esercizio provvisorio? «No, ad approvare tutto entro aprile...», la sarcastica risposta. Ma alla fine a Sala d’Ercole prevarrà quel misto fra buon senso e istinto di sopravvivenza. Sintetizzato, con deliziosa metafora trumpiana, da un’eminenza grigia della giunta: «Stipendi e spese congelate? In Sicilia non potrà mai esserci uno shut down...».


Gli altri equilibri nel centrodestra sono magmatici. Tony Rizzotto, unico deputato salviniano all’Ars, rassicura: «La Lega ribadisce il proprio appoggio al governo regionale e al presidente Musumeci». In molti, negli ultimi giorni, hanno notato l’insolito understatement di Gianfranco Miccichè. Il leader siciliano di Forza Italia, al netto della crociata anti-Salvini, ha smozzicato solo un «non dovrebbero esserci, in linea di massima, difficoltà» riferito alla finanziaria. «La quiete dopo la tempesta», sibila un deputato di centrodestra. Rivelando uno scontro durissimo fra Miccichè e Ruggero Razza, accusato dal presidente dell’Ars di fare campagna acquisti di deputati, «anche dentro casa mia». L’ira sale a livello tale da arrivare a una minaccia politica: «Dirò a Nello che rinuncio a tutti i miei assessorati perché voglio solo la Sanità...». L’assessore, stimato stratega di Musumeci, s’è difeso a muso duro. Anche perché, se fosse vero che un certo movimento (non solo nel centrodestra) è in corso, bisogna capire chi ha cercato chi. E così la il duello rusticano è diventato un confronto all’americana fra Miccichè e Razza, con tanto di “perizia” sugli sms e chiamate in viva voce ai deputati in odor di tradimento. Alla fine, però, ognuno è rimasto della propria idea. E la resa dei conti è soltanto rimandata.
Twitter: @MarioBarresi


   

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