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Musumeci dichiara guerra a petrolieri e Sicindustria

Il presidente della Regione: «Voglio un’Isola green»

Musumeci dichiara guerra a petrolieri e Sicindustria

Catania. Per sciogliere un concetto complicato utilizza un aneddoto semplice. Pescando dall’album in bianco e nero della sua infanzia a Militello. Quando Nello Musumeci aveva sei anni. «Io che sono figlio di operaio credo alla saggezza del contadino. Uno di ottant’anni, quando mise una pianta d’ulivo davanti alla casa, mi disse: “Caro Nelluzzo, questa pianta è per fare ombra”. Ma io gli risposi: “’Zu Ciccinu, ma visto che vossia ha ottant’anni, quest’ombra a chi servirà?”. E lui mi rispose: “Ai miei figli e ai miei nipoti”». Quella di Nelluzzo e ’Zu Ciccinu è una favola che ha una morale: «La lungimiranza della politica dev’essere quella di immaginare le cose non per raccogliere un immediato consenso, ma per raccoglierne i frutti a medio-lungo termine». E ciò, sul palco del convegno con Antonio Tajani ospite d’onore, serve al governatore per lanciare il suo progetto “green”: «Se noi avvertiamo oggi l’esigenza di una riconversione industriale dei poli petrolchimici di Siracusa e di Milazzo, che potrà durare pure 10-15 anni, lo facciamo perché i figli dei morti per tumore possano dire: ne valeva la pena». Quasi una dichiarazione di guerra ai petrolieri quando, poi, scandisce: «La raffinazione è un’attività con innegabili ricadute economiche, ma chi doveva vigilare sulla corretta gestione degli impianti non l’ha fatto e ancora oggi decine di milioni di euro messi dall’Ue e dallo Stato per le bonifiche inspiegabilmente non sono stati spesi». In sala il siracusano Giuseppe Patti, dirigente nazionale dei Verdi, applaude quasi commosso.

«Non sono ostile né all’industrializzazione, né a Confindustria», premette. Ma il Musumeci “ambientalista” dalle scarpe si toglie un macigno, finito addosso ad Alessandro Albanese, allibito in prima fila, vicepresidente di quella Sicindustria “rea” di aver «attaccato più volte il mio governo». Nello stesso momento in cui il suo assessore alle Attività produttive, Mimmo Turano, è ospite coccolato a Confindustria Catania per parlare di Zes, il presidente attacca i “nipotini” di Antonello Montate: «Non dimenticate che, prima di me, per dieci anni avete governato la Sicilia con altre forme». Ora c’è lui, il contraltare di chi «ha abituato i siciliani a un presidente in costume da bagno in spiaggia (Rosario Crocetta, ndr), mentre io lavoro in silenzio e poi in costume offrirei uno spettacolo disarmante e indecoroso...».

Fra i relatori del convegno, organizzato dalla Regione, ci sono anche i vertici regionali di Anas e Rfi, di recente definite da Musumeci «un cancro per la Sicilia». E continua a fare il “poliziotto cattivo” (quello “buono“, nel gioco delle parti è l’assessore Marco Falcone che raccoglie citazioni e ringraziamenti dalle aziende), il governatore: «Non ce l’ho con l’Anas. Non mi ha fatto niente. Forse proprio questo è il problema: se avesse fatto qualcosa...». Rilancia il paragone fra il ponte Morandi (sarà pronto in un anno) e il viadotto Himera, in riparazione da quattro anni. «Perché? Ho il dubbio che l’Anas abbia un tempo per i cantieri del Nord e un altro per quelli del Sud». Poi, ovviamente, Musumeci, ricordando che «mi sono fatto qualche nemico in più in Anas, per non parlare di Rfi...», lancia un messaggio agli interlocutori sulla necessità di fare presto con gli investimenti in Sicilia: 1,7 miliardi sull’asfalto e 3,7 sulle rotaie.

Vista smagliante forma da picconatore, Musumeci non dimentica un suo classico (seppur recente) refrain: la burocrazia regionale: «Ci sono tanti lentocrati, che misurano il tempo in ere e non in ore o minuti, ma per fortuna anche dirigenti che dobbiamo frenare, come D’Urso (Tuccio, a capo del dipartimento Energia, ndr) e Falgares (Vincenzo, dirigente della Programmazione, al tavolo come moderatore del convegno, ndr)...».

Agli odiati grillini, che continuano a corteggiarlo, Musumeci riserva un passaggio indiretto soltanto quando riparla di Ponte. «Con tutti questi no, alla Tav, al Ponte e a tutte le grandi opere, frutto di pregiudizio ideologico, vogliono farci tornare all’uomo primitivo». Infine, il governatore afferma che «la Sicilia ha un ruolo nel Mediterraneo. è nella geografia più che nella storia: l’Isola è una cerniera fra la ricca e opulenta Europa e un continente che arranca fra mille difficoltà e insidie persino legate al legittimo diritto alla sopravvivenza, che è quello africano». Un messaggio, seppur cifrato, contro la politica sui migranti della Lega?

Twitter: @MarioBarresi

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