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Caso Diciotti, la memoria difensiva di Salvini: «Fu decisione del governo»

Ma sulla sorte del ministro pesa ancora l’ombra di un "tradimento" dell’alleato 5 Stelle che non ha ancora adottato una linea comune e potrebbe dire sì all’autorizzazione

Caso Diciotti, la memoria difensiva di Salvini: «Fu decisione del governo»

ROMA - E’ una memoria difensiva «tecnica, e non politica» quella di Matteo Salvini, che domattina sarà sul tavolo dei 23 senatori della Giunta per le immunità. Non prima, anche se a Palazzo Madama è arrivata in serata. E punterà su due aspetti: primo, la decisione di non far sbarcare per 5 giorni i 177 migranti soccorsi ad agosto dalla nave Diciotti fu un’iniziativa del governo, e non personale del ministro dell’Interno. Secondo, fu dettata da ragioni di sicurezza e ordine pubblico. Allegati alla memoria i documenti firmati dal premier Giuseppe Conte, dal vicepremier Luigi Di Maio e dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli.

Così Salvini affronterà la Giunta che per prima dovrà decidere sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei suoi confronti per il reato di sequestro di persona aggravato, di cui lo accusa il Tribunale dei ministri di Catania. La Giunta dovrebbe decidere entro fine febbraio (la deadline scade il 23), ma il voto potrebbe arrivare tra il 19 e il 20, prima del voto in Sardegna del 24/2. Poi toccherà all’Aula. E la decisione di allegare alla sua memoria difensiva anche quelle di Conte e degli altri big M5S del governo punterebbe a convincere il variegato fronte pentastellato di Palazzo Madama a dire no all’autorizzazione.
Il documento di Salvini, si legge in una nota diffusa per sintetizzare la memoria ("per rispetto dei commissari non l'abbiamo diffusa prima che la leggessero loro") è una ricostruzione dei fatti che non entrerà nel merito della sussistenza o meno del reato di sequestro e «non conterrà alcun attacco ai giudici».

Il testo, che si dice rivisto e corretto dall’avvocato e ministro per la P.A. Giulia Bongiorno sottolinea che gli oneri di prima accoglienza sono sempre spettati a Malta, anche quando la nave militare italiana era arrivata al porto di Catania il 20 agosto. Un fatto che dimostra che l’Italia ha informato subito il resto dell’Europa della vicenda, perché si trovasse «una soluzione comune». E soprattutto nel documento di Salvini si «dimostra in maniera netta come» ogni sua azione "abbia avuto esclusivamente una finalità di pubblico interesse».

Insomma, fu un’«iniziativa del governo», coerente con la politica nazionale sui flussi migratori e «risultante anche dal contratto di governo» e dalla strategia messa in atto per gestire il tema migranti. L’invito implicito ai senatori è quindi di non valutare il caso fuori «dal contesto generale delle strategie governative», specie perché il soccorso della Guardia costiera avvenne «solo per far fronte alle omissioni di Malta».

Tuttavia sulla sorte di Salvini pesa ancora l’ombra di un "tradimento" dell’alleato 5 Stelle che non ha ancora adottato una linea comune e potrebbe dire sì all’autorizzazione, come richiesto del resto da Salvini in un primo momento. Ma anche se in Giunta la situazione dovesse precipitare per Salvini, potrebbe essere poi l’Aula a venirgli incontro visto che non sono ammessi i voti segreti. E mettere a rischio la tenuta del governo in questa fase non è interesse di nessuno della maggioranza. Chi dice no all’autorizzazione tra i 5 stelle afferma che stavolta non si tratta di una questione di immunità», ma di ben altro. Si deve solo valutare se ci sia stata o meno un’azione mirata a salvaguardare «l'interesse pubblico nazionale nel ritardato sbarco dei migranti». Linea sulla quale si assesta anche Di Maio: «Siamo sempre stati contro l'immunità parlamentare, ma stavolta è diverso».

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