Salvini, la strategia dei «100 miliardi» contro il referendum sull'Autonomia differenziata
A Catania per inaugurare le due nuove fermate della metropolitana, il ministro ha parlato delle tante opere, e dei tanti miliardi, per Sicilia e Calabria. A partire, naturalmente, dal Ponte
E dire che al “Capitano”, in tempi non sospetti, la profezia era stata consegnata da un leghista siciliano con molto pelo sullo stomaco: «Con l’autonomia differenziata perderemo voti in tutto il Sud e non ne guadagneremo al Nord». Così, più o meno, è stato alle Europee (anche se nelle Isole il Carroccio ha retto soprattutto grazie al voto strutturato), così sembra essere dai sondaggi che continuano ad arrivare in via Bellerio. Ed è su queste due matrici di numeri che è fondato l’ultimo sfogo di Matteo Salvini al consiglio federale post urne: «L’autonomia era una battaglia identitaria, e andava fatta, ma ancora una volta sono stato io a pagarne il prezzo».
Allora via alla nuova era in cui, ammonisce Salvini, «i leghisti del Nord hanno da imparare dai leghisti del Sud», in un partito che «non insegue le nostalgie» d’impronta bossiana, ma che diventa sempre più «di destra, autonomista, sovranista, conservatore e nazionale» per citare l’influente vicesegretario Andrea Crippa.
Non si vive di solo vannaccismo
Ma non si vive solo di vannaccismo. «Paura per i referendum contro l'Autonomia differenziata? Io non ho mai paura quando si esprimono i cittadini. È una grande occasione di modernità, sviluppo e innovazione per tutta l’Italia e soprattutto il Sud. Se ci sono regioni del Sud che hanno servizi differenti o inferiori - scandisce il leader leghista - è per colpa della pessima politica, non per l'Autonomia». E, con i tir di firme già depositati per il referendum contro la riforma “spacca Italia”, adesso bisogna passare alle contromisure. Vagonate di fondi, indirizzati dalla cabina di pilotaggio del ministero delle Infrastrutture, per opere al Sud. Il Ponte resta la madre di tutte le battaglie. «L’obiettivo - è il mantra ripetuto anche ieri a Catania - rimane quello di chiudere il progetto e aprire i cantieri entro quest’anno, e il fatto che l’Unione europea ci metta decine di milioni di euro vuol dire che come noi, come tanti siciliani crede nel progetto». Va da sé che, nel complessivo low profile degli altri alleati (a partire da Giorgia Meloni) sull’opera, il leader della Lega diventa un facile bersaglio mobile per le opposizioni No Ponte. Così al nuovo annuncio del ministro (sullo Stretto «una grande rete metropolitana unirà Sicilia e Calabria, con nuove fermate anche a Messina»), risponde subito il M5S con la deputata Daniela Morfino: «Salvini farnetica sul Ponte mentre i siciliani vivono senz’acqua».
La nuova partita sudista del «ministro del fare»
Ed è su questo aspetto che si gioca la nuova partita sudista del «ministro del fare». Non concentrarsi soltanto sul Ponte («Magari Matteo pensa che un giorno, fra cent’anni, lo intitoleranno a lui come Malpensa a Berlusconi», ironizza un deputato all’inaugurazione), ma dare l’idea - soldi alla mano - di chi investe sulle infrastrutture. «Quasi cento miliardi di euro per strade, autostrade e ferrovia in Sicilia e Calabria e quindi sono contento perché stiamo recuperando anni e anni di dimenticanze», rivendica il ministro. Che a Bruxelles sta con Orban e Le Pen, a Roma rivendica con i suoi che «per noi ci sono praterie a destra», ma che in Sicilia si appoggia a un’enclave post-democristiana. E punta su cantieri e nastri da tagliare. Se potesse, qui resusciterebbe pure la Cassa per il Mezzogiorno.