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Musumeci avverte Roma: «Spalmare il disavanzo in 30 anni o tagli drastici in Sicilia»

Il governatore accusa il governo Crocetta per i debiti del passato e si appella al governo centrale

MILANO - «Abbiamo chiesto al governo centrale di autorizzarci a spalmare questa gran somma in 30 anni e di evitare, come invece imporrebbe il decreto legislativo 118 a ripianare una parte di questa somma in 3 anni: se così dovesse essere noi saremmo costretti a operare tagli anche in settori assai delicati e la Sicilia non se li può permettere». A Milano per la Borsa del Turismo, il governatore della Sicilia Nello Musumeci risponde anche alle domande dei giornalisti sul disavanzo da oltre due miliardi di euro da ripianare.

«La Corte dei Conti dice che a causa di un malfatto bilancio del 2015 la Sicilia deve ripianare due miliardi e 300 milioni - ha spiegato - Mi fa rabbia dover vedere come questo governo debba ogni giorno perdere gran parte del suo tempo ad affrontare problemi ereditati dal passato».

«E' la più pesante eredità - aveva detto in mattinata il presidente della Regione in una intervista a Live Sicilia - lasciata ai siciliani dal governo Crocetta (assieme agli otto miliardi di debiti), risalente al Bilancio del 2015. Degli oltre due miliardi, 382 milioni vanno ripianati in due anni ed il resto in trent'anni. Questo ha costretto il mio governo a ridurre la spesa per il 2019 di 191 milioni di euro, con tagli dolorosi ma inevitabili: dal trasporto pubblico locale ai consorzi di bonifica, ai forestali, alla cultura. Un massacro».

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