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Politica

Dal Mef stop al progetto della Rg-Ct Falcone: «Pronti a intervenire noi»

Di Andrea Lodato

Catania. Nell’agenda del governo Musumeci le priorità sono tante, ma tra quelle che stanno un po’ più su e per cui c’è un’attenzione costante, spasmodica a tratti visto il pregresso e visti i ritardi accumulati, c’è la questione della viabilità. Strade, autostrade, ferrovie, aeroporti e porti. Perché per ridare ossigeno al tessuto economico, per provare ad attirare investitori da fuori, bisogna accorciare le distanze. A cominciare da quelle interne.

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Ma l’impresa non è per nulla facile, nemmeno questa. Perché si stanno facendo i conti con consolidate abitudini per cui molto da Roma un tempo si prometteva, puntuale Palermo recepiva, ma dopo quei messaggi-spot, dopo gli annunci carichi di enfasi e di illusioni spacciate per svolte concrete, tutto si fermava, tutto procedeva con quella lentezza esasperante che faceva persino finire nel dimenticatoio i reboanti annunci. Ora la questione s’è fatta un po’ più complicata, perché il presidente Nello Musumeci e l’assessore Marco Falcone, curano personalmente la regia degli interventi, delle scelte, delle politiche e delle linee da seguire. E di come, quando e perché alzare il tono delle rivendicazioni.

E siamo alla cronaca, che comincia a Roma con una nuova riunione al Ministero delle Infrastrutture con oggetto la Ragusa-Catania. L’assessore Falcone era partito intenzionato stavolta a farsi dire la verità, tutta la verità sullo stop imposto dal Cipe al progetto, dopo che tutto sembrava a posto, dopo che tutto sembrava pronto per arrivare al progetto esecutivo e alla realtà del primo cantiere. E allora? Spiegava ieri sera l’assessore tornando da Roma: «Mit e Mef, e soprattutto il ministero delle finanza, hanno ancora molte perplessità sulla fattibilità del progetto presentato dalla Sarc. Hanno fatto realizzare uno studio da un advisor e l’esito non è stato positivo. In sostanza emergerebbe una non sostenibilità finanziaria dell’opera. Noi come Regione, lo voglio dire subito, abbiamo ribadito ai ministeri che siamo pronti a presentare un nostro piano di intervento, perché siamo convinti della strategicità di questa strada, che deve unire rapidamente e con la massima sicurezza due aree fondamentali dell’Isola».

Il problema c’è, ed è serio. Anzi di problemi ce n’è più d’uno, ecco perché in questi mesi l’assessore Falcone ha studiato, appunto, un possibile piano B per non rischiare il naufragio del progetto o altri ritardi epocali. La Regione lo aveva perciò già detto: «Possiamo pensarci noi alla Ragusa-Catania».

Ma prima di capire come, è importante capire che cosa continui a bloccare il progetto al Mit e al Mef. Innanzitutto una obiezione che è stata ribadita ieri: pensare di sostituire l’attuale Statale 514 con un’autostrada a pedaggio metterebbe la Sicilia immediatamente a rischio sanzione da parte dell’Unione Europea. Perché la nuova strada sarebbe anche l’unica, senza alternative, cosa che, appunto, sarebbe socialmente penalizzante, dunque contestabile. Ma c’è dell’altro, trapela da ambienti del Ministero dei Trasporti: c’è che con il gruppo Bonsignore, principale aggiudicatario del project financing della Ragusa-Catania, il governo starebbe aprendo un contenzioso per un’altra grande opera, la Orte-Mestre. Per il Mit le cose su quel progetto non stanno andando come si sparava e, dunque, si preparerebbe una battaglia. A questo punto, è la domanda del governo, ci si può imbarcare in un’altra grande opera come la Ragusa-Catania se viene meno il rapporto di fiducia? Ma non è tutto. Aggiungiamo che questo governo nazionale, com’è noto, ha imboccato la strada che va esattamente nella corsia opposta a quella delle privatizzazioni. Insomma, vuol togliere le concessioni ai privati e fa nascere questa strada affidandone la concessione ad altri privati? Parrebbe di no.

E dunque? Torniamo al piano B della Regione Siciliana. L’idea è di fare da sé, ovviamente cercando di capire come la Sarc potrebbe (eventualmente) uscire di scena, avendo accanto un’azienda che pensi a fare la strada. A farla rapidamente e a farla bene. Chi? Se fino a qualche settimana fa, forse qualche mese diciamo meglio, questo partner per la Regione sarebbe potuta essere l’Anas, oggi le cose sono profondamente mutate. Innanzitutto perché, rivendica l’assessore Falcone, un’azienda solida la Regione ce l’ha in casa. E’ il Cas.

«Sì - conferma Marco Falcone - il Cas sta ritrovando solidità aziendale, credibilità, ha professionalità straordinarie al suo interno. Noi vogliamo puntare sul Cas per realizzare opere importanti».

E’ stata la scommessa di Musumeci e Falcone sin dall’inizio del governo la rigenerazione del vecchio carrozzone. E il Cas proprio ieri ha incassato anche l’apprezzamento dei prefetti siciliani per alcuni interventi importanti. Poi ci si è messa l’Anas a creare più problemi che connessioni con la Regione. Che urla di nuovo e sbraita: «Chiederemo il commissariamento dell’azienda di Stato in Sicilia. Ci sono paurosi ritardi per le 22 opere finanziate con oltre 2,2 miliardi e sono bloccati altri lavori per 43 milioni. La situazione - dice chiaro e tondo - è ormai insostenibile. Tra l’altro proprio in queste ore abbiamo incassato l’approvazione al decreto per i lavori della frana di Letojanni sulla Ct-Me. La settimana prossima arriverà la notifica e il 15 marzo andrà in gara, con lavori per 20 milioni. E presto daremo il via anche alla ripavimentazione del tratto Giarre-Messina e di quello Messina-Furiano, interventi per 45 milioni. Noi la nostra parte la stiamo facendo e la faremo fino in fondo. Abbiamo le forze e abbiamo una straordinaria volontà».

Insomma dall’idea della fusione a caldo Regione-Cas-Anas, al grande freddo, arrivato anche perché l’Anas vive un periodo di transizione, di grossi dubbi sugli assetti dirigenziali nazionali e regionali. Insomma hanno altro a cui pensare e la Sicilia non può più aspettare.

«Cerchiamo di rispettare gli impegni che prendiamo - chiude Falcone - avevamo detto che a marzo sarebbero ripartiti i lavori sulla Siracusa-Gela. E ripartono».

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