Termovalorizzatori e dissalatori in Sicilia: a Schifani più poteri speciali, ma gli impianti andranno a gara
Lo prevede un emendamento dei relatori al decreto Omnibus, che allinea i poteri del commissario straordinario per i rifiuti della Sicilia a quelli del Commissario per i rifiuti di Roma
Il governo Meloni ascolta le richieste del presidente della Regione Renato Schifani ed equipara i poteri del commissario straordinario dei rifiuti della Sicilia (ovvero il governatore) a quelli del Commissario per i rifiuti di Roma (il sindaco Gualtieri) per velocizzare gli iter e le procedure per la realizzazione di impianti come i termovalorizzatori o i dissalatori.
L'allineamento dei poteri è previsto da un emendamento dei relatori al decreto Omnibus che ha l'obiettivo di potenziare la realizzazione degli investimenti nel settore dei rifiuti ma anche considerando gli «ulteriori interventi necessari per affrontare la situazione connessa alla grave crisi da deficit idrico».
Insomma, i poteri già speciali del commissario straordinario dei rifiuti della Sicilia - che è proprio Schifani - diventano ancora più speciali grazie a un emendamento al decreto Omnibus presentato dai relatori Giorgio Salvitti (FdI) e Claudio Lotito (FI). La norma mira ad accelerare la realizzazione degli investimenti previsti dal Pnrr e dal Pnc nel settore rifiuti e assicurare celerità agli interventi per completare la rete impiantistica integrata dei rifiuti nella Regione Sicilia. Le modifiche, si precisa, hanno natura ordinamentale e non comportano oneri a carico della finanza pubblica.
Gli impianti tanto attesi in Sicilia per risolvere due emergenze ataviche come quella idrica e quella dei rifiuti potranno quindi cominciare più speditamente l'iter per la loro realizzazione. Ma questo non vuol dire - come appreso in un primo momento - che si potranno evitare le lunghe procedure delle gare di appalto. È stato infatti precisato che la costruzione dei due termovalorizzatori previsti in Sicilia passerà attraverso gare pubbliche. Secondo quanto si apprende, l’emendamento al Dl Omnibus che allinea i poteri del commissario siciliano per la gestione sul territorio di rifiuti e acqua a quelli del sindaco di Roma, pur prevedendo la possibilità di superare il ricorso a gare, non incide sulla normativa europea che non consente di evitare le procedure ad evidenza pubblica per appalti che superano una certa soglia. I termovalorizzatori siciliani in via di realizzazione, il cui costo è stimato nel complesso a 800 milioni di euro, è sopra questa soglia.
L’emendamento in particolare sopprime il riferimento al rispetto delle disposizioni del codice dei contratti pubblici per le ordinanze adottate dal commissario.
Solo pochi giorni fa Renato Schifani, intervistato da Bruno Vespa a Siracusa nell’ambito dell’apertura di DiviNazione Expo, aveva spiegato che in Sicilia le risorse ci sono e il problema quindi non sono i fondi ma «le procedure, pareri e contro pareri, regole del sistema sulle procedure». E aveva detto di aver chiesto al governo Meloni «che si potessero realizzare i dissalatori utilizzando il "modello Genova", cioè in deroga a procedure farraginose, così come ho chiesto la possibilità di realizzare i termovalorizzatori utilizzando in deroga il modello di Roma. Le deroghe servono per volare con i tempi».
Il rischio
L'emendamento presentato oggi preoccupa però il senatore dell’Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni, secondo il quale «rischia di essere un favore alla criminalità organizzata». «Dove si tolgono i controlli il rischio di infiltrazioni mafiose è altissimo», avverte.