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Dissesto Catania, finanze restano in rosso ed è corsa contro il tempo

Di Giuseppe Bonaccorsi

Catania - «Comprendiamo il forte disappunto dei contribuenti per l’aumento della Tari, ma deve essere chiaro che noi abbiamo soltanto applicato la legge che prevede l’intera copertura del costo del servizio a carico dei contribuenti, costo che era già aumentato nel 2018 quando ancora c’era in carica la precedente amministrazione Bianco e che non era stato inserito in Bilancio, trasformandosi poi in un debito fuori bilancio». Lo dice l’assessore alla Finanze e vicesindaco, Roberto Bonaccorsi in merito alla protesta di alcuni cittadini che hanno detto e scritto anche sul giornale (sul “Lo dico”) che non pagheranno l’aumento Tari, ma la stessa cifra che hanno pagato lo scorso anno. Se così dovesse essere allora l’ammanco per la tassa rifiuti sarà più consistente rispetto agli anni scorsi e la voragine continuerà ad aumentare. Ma bisogna anche capire la rabbia dei cittadini chiamati sempre a corrispondere più soldi perché in città c’è uno zoccolo duro di contribuenti che non paga pur avendone la possibilità e un Comune che non ha mai verificato. E a proposito di lotta all’evasione non sarebbero ancora state spedite le 900 lettere ai Commercialisti e le oltre duemila agli avvocati, con la richiesta di verifica sullo stato dei pagamenti, perché il Comune intende proporre nella lettera anche un ravvedimento operoso da certificare anche sul sito del Comune e che proprio in questi giorni sarebbe in corso di elaborazione.

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Ma i problemi che assillano gli uffici finanziari sono molteplici e l’amministrazione sta cercando di affrontarli per evitare di provocare forti frizioni che rischiano poi di sfociare in proteste di piazza. Risolto il problema dell’assistenza agli studenti portatori di handicap, ma sembra soltanto con la copertura finanziaria sino a giugno, il fronte caldo del Comune riguarda adesso l’anticipazione di cassa che al momento è al massimo della scopertura con 184 milioni. I fondi di tesoreria però non vengono ormai azzerati dalla dichiarazione di dissesto, secondo una legge del 2017, ma la cifra resta interamente a carico del Comune anche se questo ha dichiarato il fallimento. Ciò vuol dire che il Comune etneo ogni giorno deve fare i conti con questa enorme mole di denaro da dover corrispondere alla banca di riferimento, che impedisce di avere la liquidità necessaria per potere andare avanti. Per questo oltre 10 giorni fa il sindaco Pogliese e il vicesindaco Bonaccorsi hanno riunito la deputazione catanese per chiedere, ognuno per conto proprio, di fare la propria parte per premere sia sul governo regionale che su quello nazionale, per una modifica legislativa che consenta anche ai Comuni in dissesto di “liberarsi” dalle difficoltà di Tesoreria. Al momento nessun intervento è stato disposto. Si sa sa soltanto che il sindaco Pogliese, qualche giorno fa, ha sentito il sottosegretario alle Finanze, Barbara Castelli che avrebbe concordato col responsabile dell’amministrazione catanese un incontro da tenere forse entro la metà della prossima settimana, per fare il punto e vedere come venire incontro alla città di Catania che rischia di ritrovarsi, a partire da maggio, giugno con le casse vuote e quindi non nelle condizioni di pagare stipendi e servizi.

Sul fronte della Regione ieri in Comune si era sparsa la notizia che in serata l’assemblea regionale avrebbe avviato la discussione sulla legge pro fondi a Catania, ma alla fine della giornata l’assemblea è stata rinviata per mancanza del numero legale e di fondi per Catania nell’odg dei lavori non ce ne era l’ombra. In effetti ieri alla Regione si è esaminata la legge, ma in commissione Bilancio e l’emendamento per il fondo di garanzia regionale per enti locali in dissesto o pre dissesto, è stato approvato nel collegato alla finanzaria. La legge andrà in aula la prossima settimana e speriamo che i tempi non siano lunghi. Secondo quanto riportato dall’emendamento la ripartizione dovrebbe beneficiare soprattutto Catania che si attende di ottenere una anticipazione di una ventina di milioni che può salire sino a quaranta, rimborsabili in cinque anni.

Sulla legge ad hoc per Catania meno di una settimana fa si sono scontrati il deputato regionale Pd Luca Sammartino e il capogruppo di Fi, Milazzo e l’assessore alle Infrastrutture Marco Falcone. L’intervento del presidente Ars Micciché ha smorzato la polemica.

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