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Le liste d'attesa, l'emergenza idrica e il mandato bis: i piani del presidente Schifani nella nostra intervista eslcusiva

Il Governatore a ruota libera anche sui rapporti con gli alleati e con il Parlamento

Mario Barresi

06 Gennaio 2025, 09:01

schif

Presidente Renato Schifani, ha cominciato il suo nuovo anno sotto l’Etna. Usiamo una battuta per scrollarci subito di dosso un tema che tutti si pongono: l’ha fatto per conquistare, da palermitano, la piazza catanese in vista di una sua ricandidatura?


«Ho fortemente voluto che la Sicilia potesse avere un palcoscenico internazionale, come per il concerto di Agrigento, e nazionale con il capodanno per cui abbiamo proceduto con la manifestazione di interesse, seguendone le regole di evidenza pubblica. Mediaset ha risposto e nel bando era previsto che fosse l’operatore a individuare la città: Catania è stata un’ottima scelta, ma ho voluto che in tv fossero trasmessi degli spot che promuovessero tutta la Sicilia».

Davvero non pensa al bis nel 2027?

«Questo continuo refrain non mi appassiona. Sto lavorando intensamente su fronti e iniziative di grande rilievo, su progetti di media-lunga gittata che richiedono continuità di impegno e di interessi. È evidente che sono concentrato su temi che vanno al di là del biennio e intendo fare in modo che possano avere una loro definizione, visto che stiamo facendo di tutto per risolvere le storiche emergenze della Sicilia: dalla gestione dei rifiuti alla siccità, che è un problema a cui ormai non possiamo sfuggire».

Ecco, partiamo dalle due emergenze. L’estate del 2025 sarà ancora drammaticamente senz’acqua?

«I cinque dissalatori che realizzeremo a Porto Empedocle, Gela , Trapani e Palermo sicuramente aiuteranno a risolvere la crisi dell’anno prossimo, ma serve una soluzione più strutturale attraverso l’utilizzo dell’acqua salmastra da desalinizzare con impianti modello Israele. Su questo ho iniziato un ragionamento di strategia con il governo nazionale: pensare di risolvere il problema solo con la ristrutturazione delle dighe è sbagliato. La prospettiva, con il cambiamento climatico, non potrà essere quella di prima».

La Sicilia ha un piano rifiuti. Ma quanto tempo ci vorrà per trasformare i pallini della mappa in impianti veri? Ha una prospettiva temporale per l’avvio dei termovalorizzatori?

«Abbiamo lavorato sul piano rifiuti perché alla Sicilia mancava: l’abbiamo fatto approvare seguendo tutte le procedure regolari, perché non mi sono voluto avvalere delle procedure speciali che mi dava il governo nazionale con la norma, anche per evitare eventuali ricorsi strumentali. E ora possiamo partire con i termovalorizzatori. A giorni firmeremo con Invitalia, società nazionale di grande affidabilità, a cui affideremo la gestione degli appalti dei due impianti pubblici Definiremo gli accordi e partiremo con i piani di fattibilità tecnica. Il mio obiettivo è vedere entro fine anno o inizio del 2026, avviati i lavori dei termovalorizzatori».

Gli indicatori sull’economia siciliana sono positivi, ma con i consumi fermi.

«Abbiamo previsto 45 milioni, gestiti dall’Irfis, per abbattere gli interessi passivi pagati dalle imprese. Il decreto attuativo prevedeva un’incidenza del 30% per un tetto di 10mila euro. Ma sono arrivate istanze per un valore di 13-14 milioni: quindi ho deciso di alzare l’abbattimento all’80% fino a 15mila euro. Sarà un modo concreto per spingere l’economia, come la misura sugli incentivi ai consumi, condivisa con l’onorevole Cracolici, con 15 milioni messi in finanziaria per favorire l’acquisto di beni durevoli da parte delle famiglie siciliane. Una misura sperimentale: se funziona, prevederemo più fondi».

Anche il reddito di povertà è un esperimento che potrà essere ripetuto?

«C’è il bando aperto: contiamo di erogare i primi contributi in primavera. È stata concepita come misura una tantum, ma vedremo».

Fra le prime uscite pubbliche del 2025 c’è stato il blitz all’ospedale Villa Sofia di Palermo. La sanità siciliana non gode di ottima salute: c’è chi chiede il commissariamento da Roma.

«Occorre un cambio di passo, anche nella sanità sono dell’idea che non si deve scrivere, ma si deve agire. Sto contrastando la diffusa tecnica del rimandare ad altri i problemi, scrivendo note che rimbalzano fra gli uffici. Esistono i telefoni, il mio è acceso 24 ore su 24. A Villa Sofia mi era stata segnalata l’assenza del personale infermieristico in sala operatoria, dopo questa mobilitazione sono arrivati gli infermieri e il primario ha potuto effettuare 14 interventi in pochi giorni. Detto questo, tra qualche mese ci sarà la verifica dei manager sulle liste d’attesa. Non farò sconti a nessuno, su anomalie gravi non guarderò in faccia nessuno, fino alla proposta di rimozione».

La sanità è uno dei punti più delicati dell’Autonomia differenziata. Lei, rispetto ad altri esponenti del suo partito, è sembrato fra i meno allarmati dalle conseguenze della riforma.

«Sull’autonomia differenziata sono sempre stato critico quando il progetto prevedeva che i livelli essenziali delle prestazioni potessero essere individuati da un’ intesa tra il governo regionale e quello nazionale perché non vi era garanzia di trasparenza e approfondimento di valutazioni. Nel momento in cui la Corte costituzionale ha reso il principio estremamente rigoroso, prevedendo che sia il parlamento a fissare i Lep, per me è già una garanzia, un grossissimo passo in avanti. Noi abbiamo già un’autonomia speciale, ma dobbiamo partecipare a questo processo. Vedremo se il 20 gennaio la Corte dichiarerà ammissibili i referendum».

Buttafuoco, con una provocatoria boutade, ha proposto Zaia come candidato governatore in Sicilia in quanto «campione dell’autonomia regionale».

«Non abbiamo alcun bisogno di ospiti stranieri per amministrare la nostra res publica».

De Luca in Campania s’è fatto una legge per il terzo mandato. Lei è favorevole al principio di allungare la vita amministrativa dei presidenti di Regione?

«Ho sempre condiviso la legittimità del terzo mandato per i sindaci dei piccoli comuni, perché lì può essere difficile anche trovare persone che possano candidarsi. Quindi se un amministratore ha fatto bene per due mandati non ho mai trovato strana la possibilità del terzo, che esiste già sotto i 15mila abitanti. La stessa cosa non posso condividerla per una regione con milioni di abitanti, dubito si possano riscontrare difficoltà a individuare una persona in grado di governare e va evitata ogni forma di occupazionismo delle poltrone».

Quest’anno i cittadini siciliani torneranno al voto per le Province?

«Io sono rimasto estremamente deluso quando sul voto finale per l’elezione diretta del presidente della Provincia, la maggioranza all’Ars col voto segreto è andata sotto di 10 voti, quindi con franchi tiratori che andavano al di là del singolo. C’è stata una fronda di chi temeva, così mi arriva all’orecchio, che l’arrivo del consigliere provinciale potesse insidiarli nella loro rielezione. Ma per questo non si può affossare una riforma che ritengo strategica. Poi mi sono fatto carico, secondo quanto previsto dalla legge Delrio, di indire per novembre-dicembre le elezioni di secondo livello, ma poi ho preso atto da un lato che il parlamento regionale ha deciso di spostare queste elezioni alla prossima primavera, nell’auspicio che questa norma non venga più impugnata dal governo nazionale, e dall’altro che la maggioranza ha voluto rinunciare, assumendosi la propria responsabilità, a un’iniziativa legislativa approvata in commissione. Alla ripresa ci sarà un vertice di maggioranza per calendarizzare il percorso, ma il governo ha già fatto ciò che doveva fare: quindi se non si dovesse arrivare all’elezione diretta, io sono sereno avendo già indetto le elezioni secondo la norma attuale».

A proposito: il voto segreto all’Ars è davvero un tabù inviolabile?

«È un sistema assurdo e anacronistico. Ho sentito recentemente il presidente Galvagno, condividendo l’idea di proporre la modifica del regolamento nella parte del voto segreto, rifacendoci al modello Camera, che lo contempla quando si tratta di voti personali e di coscienza. Sulla proposta l’aula sarà sovrana: noi la richiameremo al rispetto di questi principi, se vorrà bocciare questa proposta se ne assumerà la responsabilità».

La guerra al caro-voli è stato uno dei segni distintivi del suo governo. Non è maturo il tempo di un sistema strutturale di continuità territoriale stile Sardegna?

«La Sardegna è considerata isola a tutti gli effetti e quindi gode della possibilità da parte dell’Europa della continuità territoriale. La Sicilia non ha questi presupposti: ottenere la continuità territoriale è una questione normativa, non di volontà politica. Il governo regionale ha fatto il massimo affinché i siciliani paghino il meno possibile, con ingenti risorse che continueremo a mettere in campo. Abbiamo fatto due ricorsi all’Antitrust, che si è presa addirittura un anno di tempo. È facile protestare e lamentarsi, però poi vorrei capire cosa si intende con soluzioni di sistema. Una compagnia siciliana? Suvvia, ormai questi tempi sono passati, ognuno deve fare il proprio mestiere».

La recente sentenza che in Liguria ha rimesso in discussione il marchio del Festival di Sanremo dimostra che lei, sul caso della mostra di Cannes, aveva visto giusto revocando il finanziamento.

«La sentenza afferma un principio: occorre distinguere i due concetti, l’esclusività del marchio che può essere oggetto di trattativa diretta, dall’uso del format che invece va sul libero mercato e deve essere oggetto di gara tra i soggetti interessati. È la conferma di ciò che l’Ufficio legale della Regione aveva individuato sulla vicenda Cannes, attestato dal Tar Sicilia che aveva respinto il ricorso della società lussemburghese».

Il suo “monitoraggio” sulle spese del Turismo continua o si fida completamente dell’assessora Amata?

«L’assessore Amata è molto corretta, c’è fiducia, lavoreremo assieme a febbraio sul rapporto sulla destagionalizzazione. È una persona che lavora e che ho aiutato in occasione dell’ultima manovra quando in commissione c’era un problema sull’utilizzo di 3 milioni per manifestazioni culturali e promozionali. Con lei c’è stata grande collaborazione: ha dimostrato grande maturità nel recepire le integrazioni dell’opposizione e del sottoscritto».

Nel borsino dei suoi assessori ogni tanto c’è chi viene dato in uscita e inoltre ad aprile scade la sospensione di Sammartino. Sono previsti degli altri “ritocchini” alla giunta nel 2025?

«Non prevedo cambiamenti, ma è evidente che vedremo quando scadrà la sospensione di Luca Sammartino. Ho preso atto che l’ultimo provvedimento ha annullato con rinvio la sospensione, il che consentirebbe di riassumere direttamente le funzioni, per cui alla ripresa delle attività sentirò Sammartino. Non ho nominato un vicepresidente, sia perché mi sembrava doveroso, in un senso o nell’altro, acquisire la definitività dei provvedimenti, sia perché non posso negare in cuor mio di aver tifato perché la situazione si risolvesse positivamente sotto il profilo del diritto e sotto quello dell’efficienza e del contributo che dà Luca con la sua grande esperienza parlamentare, che per me è stata sempre un patrimonio».

Nel presentare il nuovo movimento, Lombardo, Lagalla e Miccichè hanno detto che non è una cosa contro Schifani. C’è da fidarsi?

«Mi fido di tutt’e tre. Ho contribuito alla candidatura di Lagalla a sindaco, ruolo in cui sta lavorando con serietà e competenza. Con Lombardo, fra i primi a schierarsi dopo la mia designazione nazionale a candidato, c’è un ottimo rapporto, politico e personale, che ci ha permesso di superare le incomprensioni. Con Miccichè c’è una vita assieme in Forza Italia e nelle istituzioni e sono felice di aver ripreso il rapporto umano, prima che quello politico. Non vedo perché non dovrebbero essere leali con me».

Cateno De Luca è stato arruolato nella maggioranza. Dopo Armao e Chinnici è il terzo suo sfidante alle Regionali che si “converte”. Cos’è cambiato da quando la definiva «un ologramma»?

«De Luca nel 2019 ha votato Forza Italia alle Europee, io ero presente alla chiusura della campagna elettorale con Miccichè, quindi tutto si può dire tranne che Cateno sia un uomo di sinistra. Poi ci possono essere tensioni in campagna elettorale, ma la sua, come ho notato anche durante questa legislatura, è una cultura del fare: è una persona che di amministrazione ne capisce. Ci siamo trovati su alcune proposte operative, perché io cerco di lavorare sulla fattibilità, anche con i partiti esterni alla maggioranza».

All’Ars il suo governo è riuscito a ottenere un clima talmente collaborativo che c’è chi accusa le opposizioni di essere inesistenti. Dopo il caso Auteri niente più contributi alle associazioni private, ma è rimasto in piedi il sistema delle “quote” ai singoli deputati per i territori. Lo spirito del maxi-emendamento non muore mai…

«Premesso che gli interventi territoriali, che io ho sempre difeso perché utili a migliorare la qualità di vita delle comunità, d’ora in poi saranno previsti solo una volta l’anno, in sede di manovra e non più dei vari assestamenti, ci siamo interrogati sul metodo. Nell’ultima finanziaria ho condiviso con il presidente Galvagno l’esigenza di avere come destinatari enti pubblici e fondazioni: ne hanno beneficiato 344 Comuni siciliani su 391. Nel testo c’è stato un errore su una realtà di Trapani che sarà corretto con la revoca del finanziamento. Per il futuro sto condividendo con Galvagno un salto di qualità: una procedura che si rifà al modello nazionale, in cui il governo individua una quota territoriale affidata al parlamento con il lavoro delle commissioni Bilancio. L’obiettivo è sganciare l’Ars da questi emendamenti e fare in modo che sia la commissione Bilancio, in piena autonomia, a stabilire gli interventi. Un modello che mi sembra più snello e sobrio».

Ha citato più volte Galvagno, col quale ha chiarito dopo le scintille notturne della manovra. Lo ritiene all’altezza di diventare, in futuro, presidente della Regione?

«Non sta a me fare previsioni. Il presidente Galvagno ha più volte dato per scontata la mia ricandidatura nel 2027. Gaetano, a cui mi lega un rapporto di stima e amicizia, è una persona perbene, dotata di autorevolezza e capacità di mediazione. Sul futuro non mi pronuncio: io sono stato chiamato a svolgere il mio ruolo dai leader nazionali e regionali del centrodestra e non perché dovevo venire a svernare in Sicilia. Il mio obiettivo è completare un ciclo di opere, la cui conclusione, verosimilmente, non avverrà prima della scadenza di questa legislatura».

Talvolta fra lei e il suo predecessore Musumeci emerge una sorta di tensione irrisolta. È un’impressione sbagliata?

«Non c’è dubbio che con altri ministri, per rapporti consolidati e per le materie che trattano, ho un rapporto più frequente e diretto. Con Musumeci vi è un rapporto di reciproca stima istituzionale».