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Il M5s all'attacco: «Salvini e Arata...» E Matteo: «Ma l'ho visto una volta sola»

Di Redazione

CATANIA - Il M5s prova a mettere all'angolo Matteo Salvini sul caso Armando Siri, il sottosegretario leghista fino al centro di una indagine per tangenti in odor di mafia nell'eolico siciliano. Ma ora il movimento pentastellato mira direttamente al colpo grosso. Se fino a ieri il pressing grillino era finalizzato a spingere il leader leghista a chiedere le immediate dimissioni di Siri, ora il bersaglio diventa direttamente il ministro dell'Interno e i suoi rapporti con il faccendiere Paolo Arata.  «Salvini ha detto di non conoscere Arata e di averlo visto una sola volta nella vita, allora perché lo propose ai vertici di Arera? Perché gli lasciò redigere il programma energetico della Lega? Perché condivise sul suo profilo ufficiale Twitter le proposte di Arata considerandolo un uomo della sua squadra? Perché si avvalse dell’intermediazione del figlio Francesco per incontrare Steve Bannon? E perché l’altro figlio di Arata, Federico, recentemente è stato assunto da Giorgetti a Palazzo Chigi? Qualcosa non torna, non capiamo quali siano i reali rapporti tra Arata, Salvini e la Lega» affermano fonti del M5s.

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E da Motta Sant'Anastasia, dove il capo del Viminale si trova per un comizio elettorale a sostegno del sindaco leghista uscente Anastasio Carrà, ribadisce: «L'ho incontrato soltanto una volta, quante volte lo devo dire. Occupiamoci di altro, pensiamo a lavorare tutti...». E rispondendo a una domanda su Siri, che il premier Conte protrebbe presto invitare a dimettersi, ha detto: «Non commento quello che decideranno altri, parlo di vita reale». E a chi gli chideva se avesse sentito l'alleato Luigi Di Maio in queste ore ha detto: «Non ho sentito Di Maio in questi giorni perché sto lavorando, ma gli porterò tanti messaggi perché ho incontrato tanti lavoratori in crisi aziendali aperte ed è di competenza del suo ministero». Incalzato sui rapporti con l'altro vicepremier: «Di Maio su Instagram? Non l’ho mai seguito - ha aggiunto - se ci sono giornalisti che vanno a vedere queste cose vuol dire che han tempo da perdere. Seguo la Pellegrini, la polizia di Stato, l'Avis».

Ma il M5s non ha intenzione di mollare l'osso. Si susseguono i comunicati di esponenti grillini sulla vicenda. E Marco Pellegrini, senatore M5S, in una nota spiega: «Ci sono zone d’ombra e silenzi su cui Salvini deve dare spiegazioni al più presto. Per esempio, che rapporti ha con Paolo Arata, perché l'ha proposto alla guida di una Authority importante come Arera? E ancora, perché Arata ha presenziato ad un convegno della Lega che si è svolto a luglio 2017 a Piacenza, con tanto di dichiarazioni rilanciate sul profilo Twitter dello stesso Salvini, e perché ha contribuito a scrivere il programma energetico del partito?». Pellegrini dice che «la piena fiducia degli uni negli altri passa attraverso la risposta a queste poche e semplici domande e, come chiediamo ormai da giorni, un necessario e doveroso passo indietro di Siri. Siamo già fuori tempo massimo».

Salvini non risponde. Dalla Lega si è alzata finora solo la voce di Roberto Maroni, che in una intervista a La Stampa sostiene che «sia che Armando Siri rimanga o si dimetta, il governo non subirà veri contraccolpi» ma che «la vera crisi potrebbe arrivare per il coinvolgimento di un’altra persona in una vicenda di cui ben pochi parlano: il caso dell’assunzione del figlio di Francesco Arata da parte del sottosegretario Giorgetti». 

«Se fossi in Salvini, non farei certo dimettere Siri, perché sarebbe come far prevalere il principio di colpevolezza su quello di innocenza e alla fine ancora una volta sulla politica vincerebbe la logica delle procure», dichiara Maroni.

Quanto ad Arata, «se il padre era il male assoluto perché avrebbe avuto rapporti con la mafia, almeno stando alle accuse della Procura, e il figlio era suo complice, allora l’assunzione del figlio "del male assoluto" potrebbe essere devastante. Però non se ne parla, perché Di Maio sa bene che parlare di Giorgetti metterebbe davvero a rischio il governo. Detto questo - aggiunge - metterei la mano sul fuoco sull'onestà di Siri e Giorgetti».

In merito alla tenuta del governo, al momento è in atto «il gioco delle parti. Salvini e Di Maio hanno capito che rende bene dal punto di vista della comunicazione e della propaganda fare l'uno contro l’altro, fanno governo e opposizione al tempo stesso», osserva Maroni, secondo cui si andrà avanti così «fino al 26 maggio e poi si vedrà. Dal 27 si apre lo scenario che definisco dell’1-X-2. X sta per non vince nessuno, il governo va avanti così; 1, vince Salvini e decide lui come e quando andare alle politiche con la sconfitta di Berlusconi; 2, potrebbe essere lo stesso Berlusconi: se riesce ad avere un colpo di reni dei suoi e a superare il 10% alle europee, allora si apre uno scenario che può davvero mettere in seria crisi il governo».

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