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Dirigenti Regione, un'altra fumata nera e la fronda dei "conservatori" spinge

Al presidente Schifani non basta la rotazione: 4-5 fuori. Ma c’è chi pensa a un rinvio di 6 mesi

Mario Barresi

12 Febbraio 2025, 15:40

Salvo Cocina e Renato Schifani

Salvo Cocina e Renato Schifani

Il toto-nomine, per le poltrone ancora da assegnare, impazza da giorni. E durerà ancora per un po’, visto che sui dirigenti regionali non c’è ancora la quadra. La seduta di giunta, ipotizzata per oggi, non si farà. Ufficialmente perché Renato Schifani, rientrato ieri dalla Bit di Milano, ha altre incombenze in agenda, in una giornata in cui, tra l’altro, all’Ars è prevista aula. E si dovrà ancora aspettare per conoscere i 17 vertici dei dipartimenti regionali in scadenza domani. L’ipotesi più plausibile, dunque, è che oggi s’intensifichino le trattative all’interno di una maggioranza spaccata (anche all’interno dei singoli partiti), per poter chiudere la partita nelle prossime 24 ore. Ma comincia a serpeggiare l’ipotesi di una proroga di sei mesi per tutti i super burocrati col contratto agli sgoccioli.

Ed è proprio questo il vero nodo dell’ultima giostra della burocrazia regionale. Da un lato c’è il governatore che non si accontenta di una semplice rotazione nei dipartimenti in cui il dirigente è in sella da oltre cinque anni. La linea di Schifani è che «non possono restare tutti, semplicemente spostandosi da un posto all’altro». Fatte le debite eccezioni (e Salvo Cocina alla Protezione civile è sicuramente una di queste), per il presidente della Regione c’è la necessità di «fare entrare forze nuove» mantenendo uno zoccolo duro di confermati, ma promuovendo l’ingresso di altri dirigenti generali di prima nomina. «Sarebbe un messaggio importante per tutta la burocrazia regionale», è la tesi, confermata anche a chi in questi giorni ha avuto modo di affrontare il tema col presidente nella sua trasferta alla Bit di Milano. Schifani, partendo dal presupposto che non tutti sono all’altezza del compito («alcuni certe volte non mi rispondono nemmeno al telefono quando ci sono delle emergenze»), è convinto che il semplice turn over non sia sufficiente. E che inserendo «nuova linfa» si otterrebbe un doppio effetto: stimolare chi resta, ma soprattutto far capire alle decine di dirigenti dei servizi, finora tagliati fuori dall’olimpo della burocrazia siciliana, che «chi lavora bene può avere l’opportunità di crescere». Il postulato del ragionamento è matematico: almeno quattro-cinque degli attuali vertici uscirebbero dal giro.

Ma si dà il caso che ogni dirigente (compresi quelli stimati dal presidente e dal suo cerchio magico) abbia uno sponsor fra le forze del centrodestra. E dunque la questione si sposta dalla (pur opinabile) questione di meritocrazia all’ennesimo scontro politico. I casi più emblematici sono almeno tre. Il primo è da giorni agli onori della cronaca: Carmelo Frittitta (Attività produttive), al centro di uno scontro fra il governatore e l’assessore Edy Tamajo: i rapporti fra i due sono ormai ai verbi difettivi. L’appello delle associazioni di categoria per una deroga alla direttiva Anac (rotazione di chi occupa lo stesso ruolo da oltre cinque anni) hanno avuto l’effetto opposto a quello sperato: Schifani, quasi certo che l’ispiratore del pressing sia il suo ex delfino forzista (con lo zampino di Totò Cardinale), non ne vuole sapere: Frittitta deve lasciare le Attività produttive. Lì a qualcuno piacerebbe la promozione di Roberto Rizzo, ma il favorito resta Dario Cartabellotta, a sua volta highlander dell’Agricoltura, dove andrà Fulvio Bellomo, lasciando lo Sviluppo rurale ad Alberto Pulizzi, che a sua volta farò spazio a una new entry alla Pesca. Niente deroga per gli altri “over 5” Carmen Madonia (Personale) e Calogero Beringhieri (Urbanistica).

Ma i due casi aperti riguardano posti che vengono difesi un’area di Fratelli d’Italia. E se Mario La Rocca (già braccio destro di Ruggero Razza prima e della moglie Elena Pagana poi) sembra spuntarla ai Beni culturali, nonostante rapporti non idilliaci con l’assessore Francesco Scarpinato, lo stesso non si direbbe per Giuseppe Battaglia, molto legato a un altro musumeciano di peso come Toto Cordaro. L’assessora Giusi Savarino ha accettato di buon grado la staffetta con Dorotea Di Trapani al Corpo forestale. E potrebbe (o vorrebbe) vedere azzerati tutti i suoi vertici; oltre a Beringhieri sembra in uscita Patrizia Valenti (Ambiente).
Pure Mimmo Turano s’è arreso al cambiamento: fuori sia Maurizio Pirillo (Formazione), sostituito dalla matricola Rossana Signorino, sia Giovanna Segreto (Istruzione). Per il resto il puzzle è composto dalle conferme. La Dc mantiene integro il blocco dei suoi assessorati: Silvio Cuffaro (Patrimonio), Salvo Taormina (Autonomie locali), Ettore Foti (Lavoro). Confermati anche Vincenzo Falgares (Programmazione) e Vitalba Vaccaro all’Arit. Ma nelle prossime 24 ore qualcosa può ancora cambiare. O magari tutto resterà com’è fino all’estate. Sarebbe la vittoria dei “conservatori”.