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Il proconsole meloniano gela FdI: «Mancette Ars, il capitolo è chiuso»

L'uomo inviato dalla premier per rimettere in sesto il partito in Sicilia ha parlato ai deputati

13 Marzo 2025, 16:51

galva

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Come se non fosse successo niente. I Figli d’Ercole, per citare il nostro mitico Giovanni Ciancimino, sul tema delle mancette sono irremovibili. «Se ci tolgono anche la finanziaria, l’unica occasione dell’anno per dare risposte ai nostri territori, che ci stiamo a fare qui?», si chiede un deputato prima dell’inizio della seduta di ieri sui debiti fuori bilancio, approvati in un clima di surreale armonia.

Il pericolo Vietnam

I pesanti rilievi del ministero dell’Economia («osservazioni» su 30 articoli dell’ultima manovra, 22 dei quali contributi straordinari a enti pubblici per un valore di circa 50 milioni) hanno avuto l’effetto di ricompattare come non mai maggioranza e opposizione. «Giù le mani dalla nostra autonomia», è il mantra diffuso sotto i portici di Palazzo dei Normanni. E adesso tutti confidano nella controffensiva, affidata alla risposta che l’assessore all’Economia, Alessandro Dagnino, pur precisando che delle norme a rischio impugnativa «soltanto due sono del governo», sta per inviare a Roma. Anche in nome e per conto delle opposizioni, allineate e coperte in difesa delle norme messe in discussione dal governo nazionale.

Resta ufficialmente in silenzio Gaetano Galvagno, in partenza per una trasferta istituzionale. «Facciamo il punto la prossima settimana», la risposta del presidente dell’Ars a chi lo sollecita sul caso. Dal canto suo, però, anche Renato Schifani fa trapelare un certo distaccato “laicismo” sul tema. Entrambi, però, sono consapevoli che la prossima finanziaria, senza il budget milionario a disposizione di ogni singolo deputato, diventerebbe un incontrollabile Vietnam. Così qualcuno, fra i più acuti big del centrodestra, ripropone la sua idea per aggirare i paletti posti dal governo nazionale: «Non inserire più quelle norme dentro la finanziaria, ma accantonare una posta corrispondente per un ddl autonomo, una specie di omnibus, da approvare in separata sede. Come si fa alle Camere».

La scure del proconsole meloniano

Nulla di nuovo sotto il (pallido) sole palermitano. Se non fosse che, nel tardo pomeriggio, risuona la nuova linea dettata dal proconsole meloniano Luca Sbardella ai suoi: «Su questa storia delle norme-mancia e roba simile la posizione del partito è semplice e chiara: adesso basta, non ci devono riguardare più, sono un capitolo chiuso». Questo, in brusca sintesi, il discorso del neo-commissario regionale di FdI nella prima riunione con il gruppo all’Ars.

Sbardella è reduce dall’esordio al vertice di maggioranza, nel quale è stato accolto con fair play dagli altri alleati. Nessun accenno esplicito al tema delle mancette, anche se qualcuno (per non fare nomi: Raffaele Lombardo) gli ricorda subito «il valore della nostra autonomia». Come dire: le leggi, in Sicilia, ce le facciamo noi.

Messaggio in codice raccolto dal neo-commissario romano, ma subito dopo, nello “spogliatoio” dei meloniani dell’Ars, Sbardella, senza troppi convenevoli, va subito al punto, con un riferimento indiretto anche alle “spese allegre” del turismo. Pur precisando che «adesso bisognerà aspettare le risposte del Mef alle controdeduzioni della Regione», l’emissario della leader scandisce che «questo modo di fare, comunque, non ci appartiene: non sta nella nostra storia, nel nostro dna». E lo dice davanti a un gruppo composto per 9/11 da deputati con alle spalle storie forziste, centriste, autonomiste, se non addirittura dem. Quindi l’affondo necessario: niente più politica spicciola, bisogna allinearsi al passo del partito nazionale, «scegliamo due-tre temi, forti e identitari, e puntiamo su questi».

Sottinteso: perché è Giorgia Meloni a volerlo. La risposta degli attoniti interlocutori? Nessuna, almeno davanti a Sbardella. «Ha parlato solo lui, per una ventina di minuti. Poi - confessa amareggiato un deputato - se n’è dovuto andare: aveva l’aereo per Roma…».