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Politica

Europee, Giarrusso l'ex Iena che ride con il record di consensi

Di Mario Barresi

Catania - Che fosse un candidato temuto lo si è capito dal momento in cui hanno provato a farlo fuori. Cioè sin dall’inizio. Il fuoco amico dei grillini siciliani è stata la cifra della campagna elettorale del catanese Dino Giarrusso, che vola a Bruxelles con 116mila preferenze, il cinquestelle più votato d’Italia. Battendo, seppur di poco più di un migliaio di voti, il super favorito Ignazio Corrao, eurodeputato uscente sostenuto da tutto il gotha pentastellato siciliano.

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«Ma lui è di Roma, che c’entra con la Sicilia», fu la prima reazione quando La Sicilia pubblicò l’indiscrezione della sua corsa alle Europarlamentarie. Un corsa piena di trabocchetti e di sotterfugi per delegittimarlo, a partire dalla segnalazione arrivata su Rousseau rispetto a una presunta incompatibilità (poi rivelatasi infondata) della sua candidatura con il ruolo di consulente del sottosegretario all’Istruzione, Lorenzo Fioramonti. Sempre criticato (dagli avversari interni) per il suo ruolo di “prezzemolino” in tv, Giarrusso deve superare anche il rimbrotto dei sui ex colleghi delle Iene: «Rimetti la divisa del nostro programma nell’armadio e non usarla per la campagna elettorale», gli rinfacciano, sottolineando anche l’uso dell’alias “detto Iena” nel manifesto elettorale. Lui replica e s’infervora, ma mai quanto per quella vecchia foto hard (lui con la camicia alzata e gli attributi coperti) postata su Facebook per un’ora con la didascalia “Ce l’avete tutti questa figurina, sì?”, o per il video di un incontro elettorale in cui parlava di posti nel suo futuro staff a Bruxelles. «Il primo punto del mio programma è mantenere vivo e costante il rapporto con il territorio e i cittadini», replicò annunciando querela.

E così, in effetti, ha fatto. Un lunghissimo tour in lungo e largo per la Sicilia, con qualche tappa strategica anche in Sardegna. Senza l’ansia di doversi fare conoscere, annacquata dalla sua notorietà televisiva. Lui, il grillino odiato dall’establishment siciliano, ha scaldato i cuori degli attivisti. Aiutato, contro la corazzata dei big nazionali e regionali, da ben pochi portavoce che ci hanno messo la faccia. Fra questi, nel concerto-comizio di chiusura della campagna elettorale, giovedì sera in piazza Teatro Massimo a Catania, c’erano l’altra candidata catanese, Matilde Montaudo, la senatrice Nunzia Catalfo, mamma del reddito di cittadinanza, i deputati nazionali Luciano Cantone, Laura Paxia e Santi Cappellani, e la deputata regionale Jose Marano.

Giarrusso, adesso, da Bruxelles si candida anche a rappresentare una sorta di “opposizione-ombra” al gruppo dirigente siciliano del quale Corrao, assieme a Giancarlo Cancelleri (che ieri non ha neanche nominato l’ex Iena nel video d’esultanza sui social) sono i vertici più vicini a Luigi Di Maio, messo all’angolo dal flop nazionale. Il giornalista catanese, per ora, tace. E gode. «Avevo lanciato la sfida e l’ho stravinta: in Sicilia e Sardegna ho ottenuto molte più preferenze di Berlusconi. È una vittoria personale immensa, ma anche corale», evocando una sfida persa su Facebook e poi vinta alle urne. «I voti reali delle persone hanno vinto su sondaggi falsati dai gruppi di troll forzisti», si sfoga adesso. Prima di un messaggio ecumenico: «Chi è convinto di poter manipolare gli elettori, oggi ha avuto la sua lezione. Adesso lavoriamo sodo per confermare in Europa ciò che di buono il M5S sta facendo a livello nazionale, e per recuperare i consensi perduti sopratutto al Nord». Una lunga dormita nella sua casa alle falde dell’Etna, centinaia di telefonate e di sms. E poi l’esultanza su Facebook: «Qualcuno mi scrive per dirmi che sono il candidato più votato nella storia del M5S». È così. Nessun comunicato ufficiale di congratulazioni al candidato “alieno”, ora eletto, da parte di parlamentari di Roma o di Palermo.

Ma la vendetta è un piatto che si consuma freddo. E Giarrusso, abituato anche a lunghissimi appostamenti notturni per stanare le sue prede (gli intervistati nei servizi televisivi) non demorde. Aspetta. Da vincitore. Avrà cinque anni di tempo, semmai cercasse una resa dei conti.

Twitter: @MarioBarresi

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