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Dissesto e sanità, Giulia Grillo a Catania risponde a Candiani

Di Redazione

CATANIA - Il ministro alla Salute Giulia Grillo a Catania affronta diversi argomenti a cominciare dal dissesto del Comune.

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«Vorrei ricordare al sottosegretario Candiani che i sub-emendamenti non si discutono in consiglio dei Ministri. In teoria dovrebbe saperlo, ma evidentemente la smania di denigrare il lavoro altrui gli offusca la mente. Per quanto mi riguarda il mio impegno per Catania è scritto nero su bianco nelle decine di interventi che ho fatto da parlamentare di opposizione, così come è innegabile che il risultato di Catania sia stato portato avanti grazie al decisivo supporto del viceministro Castelli, insieme all’impegno mio e di tutta la nostra deputazione catanese».

Così il ministro della Salute Giulia Grillo in una nota risponde al sottosegretario Stefano Candiani che in un’intervista al quotidiano "La Sicilia" di Catania affermava, parlando della norma "salva-Catania" contenuto nel Decreto crescita di «non avere visto a Roma la ministra Grillo, catanese, sbracciarsi in consiglio dei ministri».  

Poi in tema di sanità: «I concorsi li apriamo perché il decreto Calabria è stato approvato e c'è già più che una boccata d’ossigeno. Chiaramente le Regioni si devono impegnare da questo punto di vista perché adesso tutta la palla passa a loro, quella della definizione del fabbisogno, dell’indizione dei concorsi in base alla definizione del fabbisogno e della stabilizzazione dei precari perché quest’ultima é extra tetto del personale, quindi la possono fare su tutti i livelli: medici infermieri, operatori socio-sanitari e tutto il personale precario che hanno». Il ministro ha partecipato ai lavori del Consiglio nazionale dell’Anaao-Assomed. «Quindi ora veramente non ci sono più scuse. Laddove hanno la possibilità di intervenire, devono farlo perché la sanità langue ed io ho dato gli strumenti per farlo - ha aggiunto -. Grazie al grande lavoro che abbiamo fatto in collaborazione con sindacati e le Regioni, adesso potranno essere assunti anche gli specializzandi all’ultimo anno delle specialità che durano quattro anni oppure al penultimo di quelle che durano cinque anni, con assoluta garanzia di tutela del percorso formativo che continua comunque ad essere seguito dagli universitari». 

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