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Politica

La galassia "renziana", tra devoti, attendisti e fuggitivi: ecco i Matteo-boys nell'Isola

Di Mario Barresi e Giuseppe Bianca

Renziani d’attesa più che da combattimento. Galassie maggiori e costellazioni minori. In mezzo tanta confusione. E soprattutto, sullo sfondo, il timore di un elettorato più confuso che persuaso. Ecco i Matteo-boys di Sicilia. Che si dividono tra interventisti e neutrali, fra devoti e attendisti. Ma in realtà, al netto dei tanti fuggitivi e di chi ha avuto guai con la giustizia, si aspetta di capire cosa farà Matteo Renzi.

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Il leader resta Davide Faraone. L’ex segretario ha lanciato la sua crociata contro gli «inciuci col M5S», che - a suo dire - gli sarebbero costati la cacciata. L’uomo più vicino al senatore (renziano tendenza Roberto Giacchetti) resta il deputato Carmelo Miceli, che guida una pattuglia di parlamentari nazionali selezionati in era di renzismo dominante. Dopo l’addio di Daniela Cardinale, figlia dell’ex ministro dc, Salvatore, in transito verso Forza Italia, resta nell’orbita dell’ex premier Pietro Navarra, ma col dovuto rispetto al new deal di Nicola Zingaretti, visto che il segretario messinese del partito, Paolo Starvaggi, fedelissimo dell’ex rettore, è stato descritto «molto collaborativo» nell’incontro che il leader del Nazareno ha tenuto con i segretari regionali (Sicilia “sede vacante”) e delle città metropolitane.

In questa galassia, fanno costellazione a sé il deputato regionale Luca Sammartino e la senatrice Valeria Sudano, renziani doc (e soprattutto tenutari della più ricca cassaforte di voti dell’area in Sicilia), fino a prova contraria. Lui aspetta e riflette, in silenzio anche dopo l’epurazione di Faraone. Fu di Sammartino l’endorsement da segretario dopo il fallimento della «pazza idea» di Mirello Crisafulli che voleva “Mr. 32mila preferenze” in Via Bentivegna. Lei, invece, più battagliera chiede a “Zinga” di «non soffocare il pluralismo». Entrambi, comunque, in costante contatto con Luca Lotti, ma soprattutto con Lorenzo Guerini.
Fra renziani praticanti e in crisi mistica, in mezzo ci sono il deputato nazionale ed ex segretario siciliano Fausto Raciti, il deputato regionale Giovanni Cafeo e il leader dei Partigiani Dem, Antonio Rubino (già vice di Faraone), alfieri di Matteo Orfini nell’Isola e quindi lealisti per definizione.

Ma in Sicilia, adesso, emerge un’altra categoria ibrida: gli zingarettiani “ma anche...” amici di Faraone, a sua volta nemico giurato del segretario nazionale, al quale ha polemicamente restituito la tessera. A lavorare sottotraccia a questa nuova corrente è Nello Dipasquale, ex forzista ed ex renziano, alle primarie ha trasformato la sua Ragusa in zingarettopoli di Sicilia, ma che era pure in marcia con l’amico Davide sulla Ragusa-Catania. Il deputato ibleo dell’Ars, a caldo, dopo la rottamazione di Faraone, aveva annunciato candidature riparatrici in prima persona. Ma ora il fatto nuovo è la nascita di una nuova area in Sicilia: con Dipasquale altri due deputati dell’Ars, Giuseppe Arancio e Michele Catanzaro con l’imprimatur di Lillo Speziale, pronti a distinguersi dagli zingarettiani ortodossi, lontani dal “senatore di Scandicci”, pur restando solidali con Faraone. Dovrebbero uscire allo scoperto, forse già domani, con un evento pubblico. Interessato l’ex deputato regionale, Giovanni Panepinto. Non è di questa partita, almeno al fischio d’inizio, Baldo Gucciardi, ex assessore renziano, ora deputato regionale zingarettiano, fra i (pochi) mediatori per evitare il caso Faraone.

E poi sindaci, in carica ed ex. Dopo che a Catania s’è defilato Enzo Bianco, già seguace di Matteo e ora zingarettiano via Paolo Gentiloni, resta da capire cosa farà Leoluca Orlando, accolto col tappeto rosso da Renzi e Faraone nel Pd, e ora una specie di sfinge, dopo il disimpegno ufficiale alle primarie. Curiosità anche per Francesco Italia (Siracusa), dapprima renziano per osmosi con il predecessore Giancarlo Garozzo, oggi “civico” come Giacomo Tranchida a Trapani.
Su questo pianeta, oggi pomeriggio, atterra Alberto Losacco, francheschiniano nominato dal segretario nazionale commissario siciliano. Ad accoglierlo la maggioranza (rumorosa) degli zingarettiani. «Ora cominceranno a litigare tra di loro», il vaticinio - interessato e malizioso - di Faraone. Ma loro, tutti (o quasi) ex renziani adoranti, si portano avanti col lavoro. E, a cena, si disegna col commissario pugliese il futuro del «nuovo Pd» in Sicilia. Con l’unità. Ma anche senza.

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