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Crisi di governo, riparte il dialogo tra M5s e Pd: intesa sul programma, ma non sui nomi

Di Redazione

ROMA - Non c'è ancora l’accordo tra il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle per la formazione di un nuovo Governo, ma si è sbloccato lo stallo. Segnali di distensione sono arrivati nel pomeriggio da entrambe le parti. I grillini hanno accolto positivamente l’apertura arrivata da diversi esponenti dem sul ruolo di Giuseppe Conte - che nel frattempo ha incassato il pesante endorsement da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump -, ma si continua a discutere del ruolo di Di Maio. A questo proposito si rincorrono le voci sul dicastero che potrebbe avere nel prossimo esecutivo. Tolto dal tavolo il Viminale (che, assicurano i grillini, in realtà non sarebbe mai stato nel suo mirino) nel risiko degli incarichi Di Maio potrebbe mantenere uno dei ministeri attualmente ricoperti oppure traslocare alla Difesa. Sono solo rumors che non trovano conferme: dal M5S infatti mettono in chiaro: «Di Maio ancora non sta pensando al suo ruolo, non gli interessano poltrone».

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A gettare acqua sul fuoco era stato anche Palazzo Chigi che in una nota a firma del premier Conte aveva chiarito che «in presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, non è mai stata avanzata la richiesta del Viminale per Luigi Di Maio, nè dal Movimento 5 Stelle nè da Di Maio stesso».

Poco dopo è arrivata una nota distensiva del movimento. «Bene la chiarezza fatta dalla presidenza del Consiglio circa le false indiscrezioni trapelate nelle ultime ore - spiega il M5S -. Al contempo, accogliamo positivamente le parole di apertura di alcuni autorevoli esponenti del Partito Democratico sul ruolo del presidente Giuseppe Conte. Sì a un dialogo sul programma e sui temi. Il M5S vuole innanzitutto parlare di soluzioni per il Paese, in una fase che consideriamo delicatissima a seguito dell’apertura di una crisi che ci vede estranei a ogni responsabilità».

Secondo indiscrezioni, M5s e Pd hanno già raggiunto un consenso in molte aree politiche e le parti adesso sono probabilmente pronte anche a raggiungere un accordo sulle questioni in sospeso, come la nomina del premier. Alle 18 è cominciato un incontro tra i capigruppo del M5s alla Camera Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli - che poco prima si erano riuniti con Di Maio - e una delegazione del Pd. E' in pratica la ripresa ufficiale delle trattativa che dovrebbe portare alla nascita del governo giallo-rosso.

Nicola Zingaretti e i suoi tengono contatti aperti a tutti i livelli con la controparte, ma il tempo stringe - alle 16 è cominciato il secondo giro di consultazioni -, i due potenziali partner di governo sono in calendario domani pomeriggio. Il Quirinale attende e ulteriori richieste di tempo non sembrano convincere Sergio Mattarella.

Questione nodale è diventata dunque il ruolo di Di Maio. Il Pd stigmatizza «l'ambizione personale» del capo politico M5S, che sarebbe un ostacolo alla trattativa. E sottolinea che anche il ruolo di vicepremier non è gradito ai Dem, i quali confermano che il loro segretario non farà parte del nuovo esecutivo. Zingaretti ha comunque implicitamente accettato la conferma del premier uscente, condizione senza la quale i Cinque stelle non avrebbero accettato di proseguire la trattativa che ufficialmente è ripresa sul programma ma che inevitabilmente tornerà calda quando si parlerà di poltrone.

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