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Politica

M5s-Pd: accordo su premier e programmi, incognite per Di Maio e il voto su Rousseau

Di Redazione

ROMA - «La direzione del Partito Democratico ha dato un mandato in pratica all’unanimità al segretario, stasera ci sarà il nome
del premier incaricato, poi c'è tanto lavoro da fare. La strada è ancora lunga». Partiamo da queste parole pronunciate da Graziano Delrio ai cronisti per capire a che punto sta la trattativa tra Pd e M5s per la nascita del governo giallo-rosso. Il premier incaricato dovrebbe essere ancora Giuseppe Conte, sebbene Zingaretti continui a invocare un governo si svolta. Ma in serata potrebbe essere pronto anche il documento programmatico comune al quale stanno lavorando le delegazioni di M5s e al Pd per  per consegnarlo all’eventuale premier incaricato. 

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L'accordo sembra quindi ormai cosa fatta, nonostante gli evidenti malumori di una parte della base del M5s e quelli dei Dem (vedi le dimissioni di Calenda dal partito). E' sui nomi invece che sembra esserci ancora qualche ostacolo. Al Pd, che considera in premier Conte come un espondente grillino, non va giù che il vicepremier sia Di Maio, cioè un altro pentastellato. Ma sul ruolo di Di Maio nel governo, in vista dei passaggi finali della trattativa con il Pd, il Movimento 5 Stelle fa quadrato attorno al capo politico. Da Riccardo Fraccaro ai capigruppo, da Anna Macina a Stefano Buffagni (finora rimasto in silenzio e descritto nei giorni scorsi tra i meno contenti all’alleanza con il Pd) in mattinata sono usciti diversi Twitter e dichiarazioni a favore di Di Maio. Con un messaggio univoco, diretto innanzitutto al Pd: attaccare il capo politico vuol dire attaccare tutto il Movimento. 

Schermaglie tutte comunque sormontabili, visto che anche la direzione del Pd ha approvato, votando la relazione di Nicola Zingaretti, il mandato «chiaro» al segretario a «esprimere oggi pomeriggio al presidente della Repubblica» Sergio Mattarella la disponibilità del Pd «a verificare con il presidente incaricato le condizioni politiche e programmatiche e contribuire a dare vita al nuovo governo».

Qualche perplessità invece resta sull'intenzione di Di Maio di sottoporre l'accordo al voto online sulla piattaforma Rousseau per tastare il polso della base del movimento.  La consultazione online si dovrebbe tenere dopo un eventuale incarico a Giuseppe Conte per formare il governo.  Ma per il vicesegretario del Pd Andrea Orlando «se il voto su Rousseau dovesse entrare in conflitto con la procedura prevista dalla Costituzione e incidere sulle decisioni del capo dello Stato sarebbe inaccettabile». Ma la decisione di mettere ai voti online l'accordo infuoca anche la base grillina e innesca un crescente malumore tra gli eletti del M5S.

In una sola notte il post sul blog delle Stelle che annuncia la votazione incassa oltre un migliaio di commenti, tra chi plaude alla scelta di dare la parola agli iscritti, tra chi si schiera contro l'abbraccio ai Dem e chi ribadisce, comunque la sua fiducia nei vertici 5 Stelle.

«Il popolo del M5S ha l’ultima parola? Voglio crederci, come ho creduto il 4 marzo 2018. Solo M5S; niente Pd. Niente Lega. Niente della politica sporca», scrive Giuseppe mentre Raffaele ammette: «Piena fiducia, ma un’alleanza con il Pd si manda giù a fatica. Meglio il voto». «Mi auguro fortemente che a votare siano soltanto i veri sostenitori del Movimento», avverte un altro militante mentre Franco mette per iscritto un dubbio che, fino a qualche ora fa, serpeggiava anche tra i parlamentari: «Stasera alle 19 Di Maio dirà a Mattarella che stà aspettando il risultato delle votazioni on-line... Secondo voi ci sfancula o ci aspetta?».

La risposta in questo caso arriva direttamente dal Quirinale dal quale trapela che il Colle si atterrà solo alle dichiarazioni dei gruppi parlamentari che sono consultati anche oggi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. 

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