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Conte bis, ora tocca ai sottosegretari: sono D'Uva e Sudano i siciliani “forti”

Di Mario Barresi

CATANIA - Un giovanissimo veterano delle trattative sulle nomine assicura che non sarà una cosa breve. «Bisogna far passare qualche giorno, magari una settimana, per smaltire le tossine sulla scelta dei ministri». E poi - nella nuova lotteria di consolazione dei sottosegretari - s’incroceranno, magari più annacquate, le delusioni degli aspiranti ministri trombati e le legittime pulsioni di chi vuole un posto in seconda fila nel «governo delle novità».

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E in effetti, formalmente, il dossier sottosegretari è rimasto dentro la carpetta di Giuseppe Conte. Ma le fibrillazioni e le aspirazioni sono già sul tavolo. Laddove - e per conoscenza anche a Luigi Di Maio - arriverà fra qualche ora la richiesta, garbata quanto ferma, dei portavoce siciliani del M5S comunque in festa per Nunzia Catalfo al Lavoro. «Abbiamo ceduto al Pd ministeri-chiave per il Sud (Mezzogiorno, Infrastrutture e Agricoltura, ndr) e adesso bisogna riequilibrare con i sottosegretari, pensando alla forza elettorale e alla qualità di noi siciliani», sarà - in brusca sintesi - il messaggio per il premier e per il capo politico. Un fronte comune, che nasconde qualche smagliatura nel movimento siciliano, enfatizzata dalla nomination di Giancarlo Cancelleri (dimaiano di ferro, suggestione del totoministri) mal digerita dal gruppo che si riconosce sempre più nell’eurodeputato catanese Dino Giarrusso, che sui social rivendica di essere «grande amico» del neo-ministro dell'Istruzione, Lorenzo Fioramonti (che domenica scorsa ha officiato il matrimonio con rito civile dell’ex Iena), esprimendo «enorme ammirazione» per la concittadina Catalfo.

 

Ma per le rese dei conti ci sarà tempo. Ora è il momento di giocarsi la partita dei sottosegretari. Nella quale avranno una wild card il messinese Francesco D’Uva, capogruppo alla Camera in scadenza, dopo aver subodorato la nomina a ministro dei Rapporti col parlamento, e la catanese Giulia Grillo, dopo aver perso al fotofinish la conferma alla Salute. E anche lo stesso Cancelleri, in questi giorni a Roma da membro del direttivo nazionale riunito per la crisi («Nessun viaggio della speranza», dice ai suoi) potrebbe trovarsi davanti a un’offerta, stavolta concreta e fattibile, di Di Maio. Dovendo decidere se restare vicepresidente dell’Ars o entrare nella compagine giallorossa.

 

Un altro nome spendibile, gradito anche a Roberto Fico, è quello di Luciano Cantone, ferrato nei Trasporti. Ma, assieme a quello del palermitano Giorgio Trizzino (con trascorsi giovanili mattarelliani nella Dc), il nome grillino più in voga a Roma è Laura Paxia: per la deputata catanese si sarebbe potuto profilare anche un ruolo di vertice nel neonato ministero all’Innovazione (fu proprio lei a lanciare a Di Maio l’idea, apprezzatissima da Conte, di creare il dicastero 4.0), e adesso si aprono scenari importanti. E secondo i rumors interni sarebbe in lizza anche un’altra catanese: Tiziana Drago. Non certo una grillina della prima ora, così come del resto Paxia, ma molto stimata al netto della gaffe sulla partecipazione al Family Day di Verona, un evento che strizzava l’occhio a idee catto-leghiste poco compatibili con i nuovi alleati di Pd e Leu.

 

A proposito. Anche nel Pd, seppur in apparenza con meno premura, si parla di sottosegretari. I nomi in lizza restano quelli già messi nero su bianco su La Sicilia, seppur con qualche modifica - dovuta anche agli equilibri di corrente dopo le scelte sui ministri - sull’ordine di partenza. In pole position c’è Valeria Sudano, che potrebbe andare alla Salute. Renziana d’acciaio, nel sodalizio con Luca Sammartino è la tenutaria del pacchetto di voti più consistente di Matteo Renzi (ma soprattutto del neo-ministro Lorenzo Guerini) in Sicilia. L’unica controdeduzione che si fa a Roma è legato al ruolo di senatrice e visto che i numeri giallorossi a Palazzo Madama sono ballerini, i renziani potrebbero puntare su un’altra scelta. Che non dovrebbe essere Davide Faraone, anch’esso senatore, ma soprattutto inviso agli ortodossi del M5S.

 

La soluzione? Magari un non parlamentare: Giacomo D’Arrigo, messinese, ex capo dell’Agenzia nazionale giovani, vicino a Graziano Delrio. Resta in pista Pietro Navarra: l’ex rettore di Messina ed ex renziano, ora su posizioni più zingarettiane, è molto attivo. Per AreaDem il nome resta quello di Teresa Piccione, spinta da Peppino Lupo, mentre la strada è più in salita per gli orlandiani, che hanno già incassato un bel bottino di ministri, uno dei quali (Peppe Provenzano) siciliano. E allora, per la ragione opposta, sono in netta risalita le quotazioni di un sottosegretario di area Orfini-Martina: l’identikit porta dritti al deputato Fausto Raciti, ex segretario siciliano del Pd. Stabili le quotazioni di Fabio Giambrone, apprezzato vice di Leoluca Orlando a Palermo, figura ideale per rappresentare le istanze delle autonomie locali.

 

Per Leu, infine, resta molto probabile l’ipotesi del palermitano Erasmo Palazzotto fra i due o tre sottosegretari pattuiti dalla sinistra, con gradimento già espresso per Esteri o Difesa.

Twitter: @MarioBarresi

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