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Cancelleri, dopo "Giancà ce l'abbiamo fatta" parte la sfida del viceministro siciliano

Di Mario Barresi

Sant' Agata di Militello (Messina) - Non era a Roma. Quando ieri, di primissima mattina, è arrivata la telefonata di Luigi Di Maio: «Gianca’, ce l’abbiamo fatta». E mentre il leader grillino di Sicilia cominciava a capacitarsi di essere diventato viceministro dei Trasporti, nella casa di Sant’Agata di Militello, la sua compagna, Elena Catanzaro, non capiva se quelle che stava trattenendo fossero lacrime di gioia o di paura. Entrambe comprensibili. «È la sfida della mia vita», confessa Giancarlo Cancelleri. Che, nella lotteria delle nomine del Conte bis, a quel ministero aveva aspirato, nella prima tranche di trattative fra M5S e Pd, anche da successore di Danilo Toninelli, posto poi toccato alla dem Paola De Micheli.

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Giancarlo Cancelleri e la sua compagna Elena Catanzaro

La “pazza idea” anticipata dal nostro giornale è diventata realtà. Cancelleri entra nel governo giallorosso, su cui esprimeva «dubbi» («molte cose che ancora non mi convincono») anche dopo averlo approvato su Rousseau. «Sarà il “ministro” del movimento, non un semplice vice», è l’haka che da Roma fanno trapelare fonti vicine al capo politico. «Sarà il nostro mastino al Mit», il biglietto da visita per l’ormai ex vicepresidente dell’Ars. Sul quale Di Maio ha alzato la posta, anche a costo di cedere qualcosa alle altre anime pentastellate nella trattativa sui sottosegretari. «In quel ministero - è la spiegazione dell’entourage del ministro degli Esteri - ci serviva un mastino, uno che sapesse fare politica. Giancarlo ha seguito con Toninelli molti dossier sulle infrastrutture al Sud ma soprattutto sarà il nostro “cane da guardia” sul tema delle concessioni autostradali». E ride di gusto, Cancelleri, quando gli facciamo notare il -8% di Atlantia in Borsa nel giorno della nomina. «Non cominciate a darmi colpe, o meriti, che non ho...». Pur ammettendo che «l’imperativo è proseguire sul percorso tracciato dall’ex ministro Toninelli, ossia quello della revoca delle concessioni ai Benetton. Altra strada non c'è ».

Oltre a sfidare i potentati economici, sarà il plenipotenziario di Di Maio al Sud. «La Lega sta alla Lombardia come il Movimento sta alla Sicilia», è l’equazione del geometra di Caltanissetta. Che s’è sempre detto «orgoglioso» di aver lavorato, dal 2000 al 2007, come magazziniere in una ditta metalmeccanica, prima di essere promosso impiegato tecnico. E proprio 12 anni fa comincia anche l’impegno politico di Cancelleri, folgorato da «entusiasmo, coraggio, provocazioni e idee» di Beppe Grillo. Dopo i trascorsi da simpatizzante di sinistra, in parallelo con l’amore per la musica rock (memorabile una sua “Bella Ciao” in versione metal con la chitarra elettrica sul palco), diventa uno dei pionieri grillini di Sicilia. L’impegno per Sonia Alfano in lizza nel 2008, e poi la lenta (ma inesorabile, dice chi conosce la sua risolutezza) preparazione della candidatura a governatore nel 2012. Sconfitto da Rosario Crocetta, così come da Nello Musumeci cinque anni dopo. Due battaglie perse per una giusta causa: in due lustri il M5S è diventato il primo partito dell’Isola. E Cancelleri, nel bene e nel male, ne è l’incarnazione. Più potere (compreso quello di piazzare la sorella, Azzurra, alla Camera), ma anche più nemici. E a chi, nelle centinaia di telefonate di ieri, gli sussurra le critiche degli attivisti per il salto da Palermo a Roma, lui ricorda il mantra di questi giorni: «È una vittoria per tutto il movimento siciliano», oltre che per un gruppo dirigente (con l’eurodeputato Ignazio Corrao in prima linea) che «è cresciuto assieme, con decine di battaglie».

Adesso la partita si sposta a Roma. Non una fuga dalla Sicilia, a causa di una carriera politica a vicolo cieco, ma «un atto d’amore, l’ultima sfida, la più importante, per la nostra terra». Cancelleri, che non s’è mai offeso quando l’abbiamo definito «il più democristiano dei grillini», confessa che domani al giuramento «l’emozione sarà forse più di quella del primo giorno all’Ars». Accanto a lui ci sarà, come sempre, Elena. E Gigino, ça va sans dire. «Sono carico, non vedo l’ora di cominciare», confessa a tarda sera il neo-viceministro. Prima di un brindisi. Da amante del buon vino, si concede un tradimento con un cocktail. Giammai il mojito di salviniana memoria. Ma il suo preferito: il gin tonic. «Secondo uno studio inglese ha proprietà curative e dimagranti», dice agli amici. «Gianca’, però questa cosa a Conte non gliela dire...», gli consigliano.

Twitter: @MarioBarresi

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